Piantedosi cancella il certificato medico per inviare migranti nei CPR: “Governo difende buco nero dei diritti”
La certificazione di idoneità, necessaria per inviare una persona straniera priva di documenti ai CPR, doveva escludere che vi fossero malattie infettive e segni di malattia mentale. Un atto introdotto dall'ex Ministra dell'Interno Lamorgese, durante il governo Conte II, e che l'attuale Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha cancellato con un'altra direttiva il 3 novembre scorso. Si tratta dei certificati per i quali la Procura di Ravenna aveva ordinato la perquisizione a 23 medici accusandoli di false certificazioni ed indagando Nicola Cocco, infettivologo della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm).
Proprio la recente inchiesta di Fanpage.it, "CPR: orrore di Stato", aveva mostrato l'abuso di psicofarmaci che si consuma all'interno dei centri per il rimpatrio e le condizioni inumane in cui vengono trattenute le persone. L'incongruenza tra l'assenza di diagnosi di disagio mentale e l'utilizzo massiccio di psicofarmaci è uno degli aspetti che sta caratterizzando la gestione del CPR da parte del governo Meloni. Cancellando l'obbligo del certificato di idoneità, Piantedosi "elimina" il problema, abbassando ancora di più gli standard sanitari per le persone trattenute nei CPR.
"Per colpire i medici, colpiscono i migranti"
Il provvedimento del Ministro dell'Interno cancella la necessità di accertare la compatibilità con il regime dei CPR in materia di salute per i migranti, una visita di controllo che veniva svolta dal personale delle ASL territoriali. I CPR, pur essendo luoghi dello Stato, sono gestiti da privati, che assumono in pianta organica dei medici come liberi professionisti. Eliminando quindi la visita di idoneità dalla procedura per l'ingresso nei CPR, si elimina anche l'unico passaggio che veniva svolto da un'autorità statale. Ora nei CPR le persone saranno completamente nelle mani di soggetti privati.
Negli ultimi 8 anni sono 19 le persone che sono morte all'interno dei CPR, molti di questi per suicidio. Come nel caso di Moussa Balde, morto nel CPR di Torino, per la cui morte è stata condannata ad 1 anno e 4 mesi la ex direttrice del CPR. Altre morti sono state causate da un mix di psicofarmaci, o addirittura per overdose da metadone in soggetti non tossicodipendenti, come il caso di Simo Said, morto nel CPR di Bari. Tutta la tutela sanitaria sarà ora nelle mani di soggetti privati.
"Per colpire i medici che hanno osato fare le valutazioni di non idoneità nei CPR, andando ad intaccare la propaganda sui CPR, sono andati a togliere una tutela di salute" commenta a Fanpage.it, Nicola Cocco, medico ed esponente della Rete No Cpr di Milano. "La cosa più grave del provvedimento è che non viene più presa in considerazione la condizione clinica del paziente inserita nel contesto del CPR. Vengono poi cancellati i quadri patologici da analizzare, come i disturbi psichiatrici o le malattie contagiose. Faccio un esempio banale: se si fa un certificato medico per idoneità sportiva, si indica se la persona può o non può fare quella specifica attività sportiva, e ci si prende una responsabilità. Invece per i CPR il deus ex machina sarà il medico del CPR, che è un dipendente del gestore del CPR. Siamo alla pura propaganda e non c'è alcuna attenzione alla salute delle persone. C'è poi l'elefante nella stanza, la patogenicità dei CPR, che abbiamo bene davanti agli occhi. Nessuno dovrebbe essere dichiarato idoneo ai CPR, con o senza certificato" conclude Cocco.
Proprio l'inchiesta di Fanpage.it ha evidenziato come all'interno dei centri si sviluppino sia patologie legate alla diffusione di malattie e disturbi, sia un peggioramento delle condizioni psichiche delle persone trattenute, aggravate dallo sviluppo progressivo della dipendenza da psicofarmaci.

Il consiglio di Stato aveva ordinato di adeguare gli standard sanitari
Sulle condizioni di salute delle persone all'interno dei CPR si era già espresso il Consiglio di Stato, ordinando al Ministero dell'Interno, in concerto con il Ministero della Salute, di adeguare gli standard sanitari dei centri entro febbraio 2026. È il frutto di una sentenza arrivata dopo il ricorso presentato dall'ASGI, associazione studi giuridici sull'immigrazione, e Cittadinanza Attiva, che puntava aveva portato ai magistrati una serie di casi documentati di gravi carenze nella tutela della salute delle persone all'interno dei centri per il rimpatrio.
"Il consiglio di Stato si è già pronunciato ben due volte sulla tutela della salute nei CPR" spiega a Fanpage.it, l'avvocata Lucia Esposito dell'ASGI. "Con la sentenza n. 7839 del 2025 ha annullato il capitolato di gestione, perché non garantiva le tutele sanitarie previste dalla direttiva del 2022. A luglio ha ordinato al Ministero dell'Interno di verificare entro sei mesi, con il Ministero della Salute e il Garante nazionale, l'assistenza sanitaria e psicologica nei centri. Invece di adeguarsi, il Ministero cambia le regole: modifica proprio la direttiva che i giudici avevano usato come parametro e toglie al medico la possibilità di dichiarare una persona incompatibile con il trattenimento" sottolinea l'avvocata.
In buona sostanza Piantedosi, cancellando la visita di idoneità, si è anche preparato il terreno per possibili future sentenze avverse, sebbene il provvedimento sarà senza dubbio chiamato alla prova dei ricorsi in giudizio. "È l'opposto di quanto chiesto dal Consiglio di Stato – ci dice Esposito – una direttiva non può svuotare una sentenza, e la salute delle persone trattenute non può diventare un ostacolo da rimuovere per accelerare i rimpatri".
La deputata Scarpa: "Per il governo i migranti sono persone di serie B"
Dall'opposizione annunciano battaglia, ed a farlo è Rachele Scarpa del Pd che, insieme a Marco Grimaldi e Ilaria Cucchi di AVS, svolge periodicamente ispezioni all'interno dei CPR sia in Italia che in Albania. Proprio Scarpa aveva sollevato il caso della morte di Simo Said nel CPR di Bari per overdose di psicofarmaci e metadone. "Il Viminale cerca di affermare definitivamente che il migrante è persona di serie B, e che quindi a lui si applica un diritto di serie B – commenta la deputata – nella nuova direttiva sui CPR si toglie alle ASL il ruolo di tutela della salute delle persone migranti, eliminando la visita di idoneità, in un sistema già completamente privatizzato".
Scarpa punta il dito proprio sullo smantellamento dell'idoneità medica come forma di garanzia di controllo del pubblico sul sistema dei CPR: "La valutazione medica che sancisce l’ingresso in CPR può essere fatta dopo 24 ore dall’inizio del trattenimento e passa al medico assunto dall’ente gestore, appaltatore della Prefettura, dunque senza i necessari requisiti di imparzialità e indipendenza. Tutto questo in aperta contravvenzione con la giurisprudenza: la Cassazione nel 2017 ha qualificato l’accertamento di compatibilità sanitaria come condizione ineludibile di validità del trattenimento, da verificare prima della convalida". La deputata del Pd ha annunciato che presenterà una interrogazione parlamentare proprio sulla incompatibilità della nuova direttiva di Piantedosi con i recenti orientamenti della giurisprudenza. "Il governo è disposto a tutto pur di continuare a colpi di propaganda la sua crociata in difesa di un sistema CPR che fa acqua da tutte le parti e che rimane un buco nero dei diritti nel nostro paese", conclude Scarpa.