Ancora una volta il Vaticano, è entrato a gamba tesa nel dibattito sulla legge sul fine vita, e lo ha fatto con un testo in cui condanna senza mezzi termini l'eutanasia. Il documento, dal titolo ‘Samaritanus bonus', redatto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, tratta il tema della cura delle persone nella fase terminale della vita. Si legge nel testo un passaggio chiarissimo sul punto: "La Chiesa ritiene di dover ribadire come insegnamento definitivo che l’eutanasia è un crimine contro la vita umana perché, con tale atto, l’uomo sceglie di causare direttamente la morte di un altro essere umano innocente".

Nella lettera viene inoltre espressamente vietato ai cappellani di assistere all'atto: "Non è ammissibile da parte di coloro che assistono spiritualmente questi infermi alcun gesto esteriore che possa essere interpretato come un'approvazione dell’azione eutanasica, come ad esempio il rimanere presenti nell’istante della sua realizzazione. Tale presenza non può che interpretarsi come complicità. Questo principio riguarda in particolar modo, ma non solo, i cappellani delle strutture sanitarie ove può essere praticata l’eutanasia, che non devono dare scandalo mostrandosi in qualsiasi modo complici della soppressione della vita umana".

Il documento della Santa Sede è firmato dal cardinal prefetto Luis Ladária e dal segretario mons. Morandi, con data 14 luglio 2020, dopo l'approvazione del Papa ricevuta il 25 giugno. Anche se, si specifica in una nota, il documento era stato programmato durante la plenaria della ‘Congregazione Regina' che si era tenuta il 29 gennaio 2020. Nel frattempo però è successo un fatto importante, e cioè l'assoluzione, lo scorso 27 luglio di Marco Cappato e Mina Welby, attivisti dell'Associazione Luca Coscioni, da parte della Corte di Assise di Massa. Per loro l'accusa era di istigazione e aiuto al suicidio per la morte di Davide Trentini, barista di 53 anni di Massa Carrara malato di sclerosi multipla dal 1993, morto in una clinica a Basilea, in Svizzera il 13 aprile del 2017. Per la Corte di Assise di Massa il fatto non costituisce reato per l'aiuto al suicidio e non sussiste per l'istigazione. Qui le motivazione della sentenza.

Un verdetto che si pone in piena continuità con la sentenza della Corte Costituzionale intervenuta a dicembre 2019 sul caso Dj Fabo: il tesoriere dell'associazione era stato assolto per lo stesso reato, per aver aiutato a morire il quarantenne tetraplegico Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo. La Consulta ha stabilito in quell'occasione che in Italia l'assistenza al suicidio non è punibile e che la pratica di assistenza al suicidio non può essere equiparata all’istigazione al suicidio. Secondo i giudici si può aiutare una persona a morire, se questa persona ha una patologia irreversibile, se la patologia irreversibile provoca sofferenze fisiche o anche solamente psicologiche per lei intollerabili, se la persona è pienamente capace di decidere liberamente sulla propria vita, e se è tenuta in vita da trattamenti sanitari necessari alla sopravvivenza. È utile ricordare che la Corte costituzionale ha espressamente sollecitato per due volte il Parlamento, affinché intervenga con una legge per normare la materia. Ma fino ad ora la discussione sul ‘Fine vita' non è mai partita.

Il commento di Welby e Cappato

Sulla lettera, notificata due giorni fa, il 22 settembre 2020, è intervenuta anche Mina Welby: "È veramente sconcertante sentir dire certe cose – ha dichiarato la co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni – La Chiesa parla di salvezza, di aiuto, di comprensione, però parlare con questo tono di una legge che potrebbe dare alla persona alla fine della propria vita una dignità, mi sembra veramente fuori luogo. Discutere e approvare una legge sul fine vita e sull'eutanasia, per un Paese vuol dire aver raggiunto la maturità di un coscienzioso accompagnamento di ogni cittadino che ha gravi e ormai insopportabili problemi di salute. Vorrebbe dire aiutare ad evitare suicidi privati fatti non solo per malattia, ma anche per altri motivi. Vorrei che questa legge si chiamasse ‘aiuto a morire', come in Germania".

"Con la lettera ‘Samaritanus bonus' la Congregazione Vaticana per la dottrina della fede fornisce, con l'approvazione del Papa, un contributo alla violazione delle leggi dello Stato italiano e alla negazione del diritto all'autodeterminazione dei malati – ha detto Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – La S.Sede afferma che l'eutanasia è un crimine contro la vita umana, ed arriva a definire ‘complici' non solo coloro che aiutano i malati a interrompere la propria vita, ma anche i Parlamentari che approvano leggi sull'eutanasia e il suicidio assistito. Con il consenso del Papa, l'ex Sant'Uffizio arriva a spaventare i malati terminali, sostenendo che ‘una persona che si sia registrata in un'associazione per ricevere l'eutanasia deve mostrare il proposito di annullare tale iscrizione prima di ricevere i sacramenti'.

"La lettera "Samaritanus bonus" – continua Cappato – rappresenta un atto di sfida esplicito e frontale contro le sentenze della Corte costituzionale che hanno legalizzato in Italia il suicidio assistito in determinate condizioni e che hanno per due volte richiamato il Parlamento a intervenire per legiferare. Con le loro parole, la Congregazione e il Papa, favoriscono l'aggravarsi delle azioni -quelle sì criminali- che sono concretamente perpetrate ai danni di malati terminali costretti a scegliere tra la violenza di una condizione di sofferenza nella quale non vorrebbero vivere e i rischi dell'eutanasia clandestina. Contro tale crimine, con Mina Welby e Gustavo Fraticelli continuiamo l'azione di disobbedienza civile, come abbiamo fatto con le oltre 1.000 persone -cattolici e non- che si sono rivolte a noi finora per ottenere aiuto a morire. Il XVII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni, che si apre online venerdì 25 settembre, discuterà le nuove iniziative da assumere per aiutare i cittadini italiani ad accedere all'aiuto alla morte volontaria seguendo le indicazioni della Corte costituzionale e per richiamare il Parlamento alle proprie responsabilità".

A che punto è la legge sull'eutanasia

Giovedì 10 settembre il deputato del Gruppo Misto, ex M5s, Andrea Cecconi ha chiesto in Commissione Giustizia la calendarizzazione della sua proposta di legge ‘Modifiche alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di trattamenti sanitari e di eutanasia', dopo la sospensione dei lavori dovuti alla pandemia di coronavirus. Attraverso questa legge, presentata prima della sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato/dj Fabo e prima della decisione della Corte di Assise di Massa sul caso Trentini, si chiede il ricorso alla "dolce morte" se una persona ha patologie incurabili ed è in fase terminale. Nel secondo articolo della legge si esplicita anche che gli articoli del codice penale sull'omicidio (575 e 579), sull'istigazione al suicidio (580) e sull'omissione di soccorso (593) "non si applicano al personale sanitario che ha praticato trattamenti eutanasici, secondo modalità definite". Non si tratta però dell'unico tentativo di fornire un solido quadro legislativo di riferimento, nel mosaico sempre di norme e sentenze sul tema del fine vita: l'Associazione Luca Coscioni insieme ai Radicali italiani avevano precedentemente presentato un'altra proposta di legge, di iniziativa popolare, depositata alla Camera dei deputati il 13 settembre 2013.

Cosa prevede la legge in Italia

In Italia è stata approvata il 22 dicembre 2017, la legge sul testamento biologico, che si intitola “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”, in vigore da gennaio 2018. La legge stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso "libero e informato" del malato, che può dunque rifiutarsi anche preventivamente, anche se la sospensione di nutrizione e idratazione artificiali dovesse provocargli la morte. Nel nostro Paese sono invece vietati la somministrazione del farmaco necessario a morire da parte dei medici, il suicidio assistito e l’aiuto al suicidio. L'eutanasia è però da anni una realtà nel nostro Paese. Chi può, chi ha la disponibilità economica per farlo, intraprende un viaggio che può durare anche parecchie ore, per ricorrere al suicidio assistito in Svizzera, dove la pratica è legale.