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Caso Almasri, la Cedu apre un fascicolo contro l’Italia: presentati due ricorsi da due vittime di torture in Libia

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha aperto un procedimento prioritario contro l’Italia per il mancato arresto e il rapido rimpatrio di Almasri, l’ex capo della polizia libica ricercato dalla Cpi per crimini contro l’umanità; la decisione accoglie il ricorso di due ex detenuti vittime di torture e riaccende lo scontro politico a Roma, con le opposizioni che accusano il governo di aver protetto un torturatore.
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La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha notificato ufficialmente al governo italiano i ricorsi presentati contro l'Italia da due cittadini stranieri, un uomo sudanese e una donna ivoriana, in merito al caso di Osama Njeem Almasri, l'ex capo della polizia paramilitare libica accusato di crimini contro l'umanità. Strasburgo ha deciso di concedere la massima priorità all'esame dei fascicoli, depositati tra il 2025 e l'inizio del 2026, chiedendo a Roma di rispondere a precise domande sulla gestione della vicenda.

Il cuore del ricorso: dalle carceri libiche al rimpatrio dall'Italia

La controversia nasce attorno alla mancata esecuzione, da parte delle autorità italiane, di un mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi) nei confronti di Almasri. Quest'ultimo, responsabile di un sistematico regime di violenze nei centri di detenzione in Libia, era stato fermato in Italia nel gennaio del 2025, ma è stato successivamente rilasciato e rimpatriato in Libia in tempi brevissimi.

I due ricorrenti sono infatti vittime dirette di torture, abusi e violenze all'interno delle strutture carcerarie poste sotto la diretta responsabilità di Almasri. Davanti ai giudici di Strasburgo, le vittime denunciano lo Stato italiano per la violazione di articoli fondamentali della Convenzione europea dei diritti dell'uomo: il diritto alla vita (Articolo 2) e il divieto assoluto di tortura (Articolo 3). La cittadina ivoriana contesta inoltre la violazione del divieto di schiavitù e lavoro forzato (Articolo 4) e la negazione del diritto di accesso alla giustizia (Articolo 6), accusando l'Italia di aver impedito l'accertamento della verità e la punizione dei colpevoli attraverso il blocco dei procedimenti penali.

Le reazioni politiche: l'attacco di Avs all'esecutivo

La mossa della Cedu ha immediatamente riacceso lo scontro politico a Roma, innescando la dura reazione delle opposizioni. Il co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, ha espresso parole durissime nei confronti dei vertici dell'esecutivo. "La decisione di Strasburgo è una pesante smentita per Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi", ha dichiarato il parlamentare, sottolineando come la Corte stia chiedendo spiegazioni su una decisione che ha "indignato il mondo". Come sottolinea l'esponente di Avs, Almasri rappresenta il vertice di un "sistema di orrore" fatto di omicidi, stupri e violenze sistematiche contro migranti e rifugiati, inclusi donne e minori. Bonelli ha poi concluso accusando la maggioranza di incoerenza sul tema della legalità: "Di fronte ad accuse così drammatiche, l’Italia ha preferito la strada del rimpatrio rispetto a quella della giustizia internazionale, permettendo a un presunto torturatore di sottrarsi al processo. Ora i ministri competenti e la premier devono riferire la verità in Parlamento".

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