Pensione a 64 anni in Manovra, lasciare il lavoro in anticipo costa fino a 5mila euro l’anno: la simulazione
Andare in pensione a 64 anni, senza aspettare di raggiungere l'età prevista per la pensione di vecchiaia, potrebbe avere un prezzo piuttosto alto. Chi sceglie di lasciare il lavoro in anticipo, infatti, rischia di ritrovarsi con un assegno più basso anche di quasi 5mila euro lordi all'anno. È quanto emerge da una simulazione realizzata dalla Uil, che ha messo a confronto due possibilità: andare in pensione a 64 anni accettando il ricalcolo dell'intero assegno con il sistema contributivo oppure continuare a lavorare fino a 67 anni e mezzo, beneficiando del calcolo misto.
Il tema è tornato al centro del confronto politico in vista della manovra 2027, con la Lega che spinge per introdurre nuove possibilità di uscita anticipata. Ma la maggiore libertà di scelta potrebbe tradursi in un sacrificio economico importante, soprattutto per chi non dispone di altri redditi o risparmi.
Quanto si perde andando in pensione a 64 anni: l'esempio della Uil
La Uil ha elaborato una simulazione prendendo come riferimento il caso di una lavoratrice di 64 anni, con 36 anni di contributi versati e un'ultima retribuzione annua lorda di 35mila euro.
Con l'uscita anticipata e il ricalcolo interamente contributivo, la pensione sarebbe di circa 1.960 euro lordi al mese, per un totale di 25.477 euro lordi all'anno. Proseguendo invece l'attività lavorativa fino a 67 anni e sei mesi, l'importo salirebbe a 2.344 euro lordi mensili, pari a 30.466 euro all'anno. La differenza è di 383,77 euro al mese, cioè 4.989 euro lordi in meno nell'arco di un anno. In termini percentuali, l'assegno anticipato risulterebbe più basso del 16,38%.
Va precisato che non si tratta di una perdita uguale per tutti i futuri pensionati. La simulazione riguarda un profilo specifico e mette a confronto due condizioni diverse: da una parte il pensionamento a 64 anni con il calcolo contributivo, dall'altra tre anni e mezzo di lavoro in più e il mantenimento del sistema misto. Il risultato può quindi cambiare in base alla storia lavorativa, agli stipendi percepiti e agli anni di contributi accumulati.
Perché il ricalcolo contributivo può abbassare la pensione
A incidere sull'importo finale non è soltanto la scelta di smettere di lavorare prima. C'è soprattutto il modo in cui viene calcolata la pensione. Chi rientra nel sistema misto ha una parte dell'assegno calcolata secondo le vecchie regole retributive e una parte con il metodo contributivo. Il primo criterio tiene conto degli stipendi percepiti durante la carriera, mentre il secondo considera i contributi effettivamente versati.
Con il ricalcolo interamente contributivo, invece, tutta la pensione viene determinata sulla base dei contributi accumulati. Per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 e ha maturato una parte della propria pensione con il sistema retributivo, il cambiamento può essere particolarmente penalizzante. A questo si aggiunge un altro elemento. Anticipando il pensionamento si interrompono prima i versamenti previdenziali e si accede all'assegno a un'età più giovane. Sono quindi diversi i fattori che possono contribuire a ridurre l'importo mensile.
Pensione a 64 anni, la proposta della Lega per la Manovra 2027
La possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni è uno dei temi su cui la Lega sta insistendo maggiormente durante il confronto sulla legge di Bilancio 2027. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon è una delle figure che promuove di più l'ipotesi di estendere la possibilità di andare in pensione a 64 anni anche ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996 e che oggi rientrano nel sistema misto. Idea che nei lavori parlamentari sulla manovra potrebbe prendere la forma di una nuova Quota 100, con la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni avendo maturato 36 anni di contributi, sempre con assegno ricalcolato al ribasso.
Nella manovra 2027 è stato previsto un fondo da 850 milioni di euro all'anno per il triennio 2027-2029, destinato a finanziare interventi di sostegno per l'uscita dal mercato del lavoro. La somma, tuttavia, non è stata assegnata direttamente alla nuova pensione a 64 anni. Il testo prevede infatti che le misure vengano definite attraverso un successivo provvedimento legislativo. La destinazione effettiva dei finanziamenti, quindi, dovrà essere stabilita nei prossimi passaggi politici.
Lo stesso Durigon ha ammesso che le risorse potrebbero non essere sufficienti. Nella giornata del 5 novembre, intervenendo all'Urania Policy & Business Forum, ha spiegato che sarà il Parlamento a dover decidere come utilizzare il fondo e se sarà possibile aumentare gli stanziamenti. Il sottosegretario ha anche ipotizzato una platea compresa tra 50mila e 80mila lavoratori interessati alla nuova possibilità di uscita.
Chi può già andare in pensione a 64 anni con le regole attuali
La pensione anticipata a 64 anni esiste già, ma non è accessibile a tutti. Attualmente riguarda soprattutto i cosiddetti contributivi puri, cioè i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 e non hanno anzianità contributiva precedente. Nel 2026 servono almeno 64 anni di età e 20 anni di contributi effettivi. Non basta però aver raggiunto questi due requisiti: l'importo della prima rata di pensione deve essere pari ad almeno tre volte l'assegno sociale.
Considerando che nel 2026 l'assegno sociale è di 546,24 euro al mese, la pensione deve raggiungere almeno 1.638,72 euro lordi mensili. Per le donne la soglia è più bassa: scende a 1.529,47 euro per chi ha un figlio e a 1.420,22 euro per chi ne ha almeno due. Dal 2027, inoltre, i requisiti sono destinati ad aumentare per effetto dell'adeguamento alla speranza di vita, serviranno 64 anni e un mese di età e 20 anni e un mese di contributi effettivi. È proprio questa possibilità, oggi riservata a una platea specifica, che la Lega vorrebbe estendere anche a chi ha una storia contributiva precedente al 1996.