L’audio in cui Matteo Richetti esprime la sua rabbia per come sono state costruite le liste in vista delle primarie del Pd circola ormai da ore in rete. Ma per il senatore del Pd “non cambia nulla” e il suo sostegno a Maurizio Martina, candidato alla segreteria dem, rimane invariato. Richetti spiega in un’intervista a Fanpage.it le motivazioni che lo hanno portato allo sfogo contro Martina e la sua mozione: “Se in tante regioni, soprattutto al Mezzogiorno, i giovani non vengono coinvolti, io sbotto. Se vengo tradito nelle idee mi incazzo”. La posizione di Richetti è chiara, ma non è un attacco personale a Martina, quanto a tutto il Pd: “Non accetto lezioni da nessuno, soprattutto da chi ripropone il Pds in stile anni ’80”. Il senatore del Pd fa riferimento a quelli che chiama “manipolatori di tessere e di voti” e sottolinea invece l’apprezzamento per lo sforzo fatto da Martina nella direzione da lui invocata. Ma, sottolinea ancora riferendosi al partito, “al finto rinnovamento non ci gioco”.

Una della frasi dell’audio finite sotto accusa è: “La mozione è finita”. Ciò a cui si riferiva Richetti è “lo spirito della mozione, perché c’era in mezzo il cambiamento. Ma se in tante regioni, soprattutto al Mezzogiorno, i giovani non vengono coinvolti, io sbotto”. In ogni caso il suo impegno per la mozione Martina – ricordiamo che Richetti si era candidato alla segreteria del Pd, salvo poi rinunciare per sostenere proprio l’ex ministro – va avanti: “Sono una persona seria”. Nonostante il rammarico per la diffusione di quell’audio: “Sarebbe anche reato pubblicare le conversazioni private, ma non sono Di Maio e va bene così”, afferma ancora a Fanpage.it. Sottolineando anche che non si può “vivere per il posto in lista”. Non mancano le considerazioni sulle altre candidature alle primarie: “Mi fanno sorridere quelli delle mozioni amiche, ci sono quelli che candidano Emiliano e Genitloni”, dice riferendosi alle diverse posizioni sull’Ilva.

Lo sfogo di Richetti dipende soprattutto da quanto avvenuto a livello territoriale, dove esistono “singoli potentati”. I riferimenti sono a regioni come “la Sicilia, la Calabria, la Sardegna”. Con particolare riferimento a “tre collegi di Salerno”. Il problema, secondo il senatore dem, non riguarda comunque Martina, quanto “tutto il Pd: la verità è che si fa fatica e questo mi fa incazzare”. Ma “di cosa ci si stupisce? – si chiede anche Richetti – che uno queste cose le dica? C’è anche un video di qualche giorno fa in cui queste cose le dico pubblicamente”. Da parte sua, Richetti spiega che non avrebbe “mai consentito di apparentare cose che non sono nel nostro impianto” e sottolinea che a lui non interessa “l’attacco personale, non deve passare in secondo piano il punto principale, ovvero la questione dei giovani. Il mio obiettivo non è attaccare De Luca”. Non mancano, comunque, in questa campagna per le primarie, i lati positivi: “In alcuni ambiti ci sono stati inserimenti importanti, come in Lombardia ed Emilia Romagna. Ma al Sud meno, la questione è più problematica”.

Gli attacchi al Pd

Richetti sottolinea che la questione che sta ponendo lui è il “problema del rinnovamento della classe dirigente del Pd: e mi incazzo quando il partito risponde così”. Per uscire da questa situazione, la soluzione è vincere e “provare a cambiare il partito da dentro”. Però, la strada è in salita: “C’è un gruppo dirigente che non dice neanche che farà alle primarie, non dice chi vota”. Il Pd, secondo Richetti, deve essere reso “più inclusivo. Ci sono feudi territoriali perché hanno le tessere. Io vorrei dire che ora le tessere non si comprano più con un assegno. Io immagino un partito che sappia rompere i vizi che ha”.

Il rapporto con Martina

Richetti sa bene che questa situazione, che tanto lo ha fatto arrabbiare, “non è successa ovunque” nella costituzione delle liste: “Io credo che Martina la pensi come me”. In ogni caso, i due della questione ne avevano già parlato, così come ne hanno parlato oggi: “Ci parliamo tutti i minuti. Secondo voi non mi sono arrabbiato prima con Martina? Riconosco il suo sforzo, a volte è riuscito e a volte no”. Ma c’è un punto fermo per quanto riguarda i rapporti nel partito, secondo il senatore dem: “Io non sono abituato a parlare di liti del Pd”. Infine, una spiegazione linguistica su un’altra frase dell’audio che ha fatto discutere: “Tra noi modenesi ci si manda a cagare perché si fa del male a se stessi, lo fai quando una persona a cui vuoi bene sta commettendo un errore”.