Il governo di Mario Draghi è pienamente operativo: ha infatti incassato la fiducia sia alla Camera che al Senato ed è ora nel pieno delle sue funzioni. E lo è con una maggioranza allargata, che va dal Movimento Cinque Stelle, Partito democratico e Leu, a gran parte del gruppo Misto, Italia Viva, +Europa e Azione, fino alla Lega e Forza Italia. Ma gli ultimi giorni non sono comunque stati privi di scontri e fuoriuscite dai partiti. Ricapitoliamo quali sono i numeri su cui l'ex governatore della Bce potrà contare per governare e che cosa è successo nei giorni tra la formazione del governo e la fiducia, ultimo passaggio che mancava all'esecutivo per insediarsi a tutti gli effetti.

Partiamo dai dati. Dopo aver presentato la squadra di governo al termine delle consultazioni, il nuovo esecutivo ha giurato al Quirinale. Già da quel momento si erano iniziati a far sentire dei malumori, specialmente tra i Cinque Stelle che, pur essendo la prima forza in Parlamento non avevano trovato nel governo una rappresentanza più alta rispetto ad altre forze. Ma non solo. Ad ogni modo la fiducia in Senato è stata incassata con una maggioranza ampissima: 262 i voti favorevoli (la maggioranza assoluta è fissata a quota 161) e 40 i contrari. Tra questi però non c'erano solo quelli annunciati da Fratelli d'Italia, unico partito all'opposizione fin dal principio: c'erano anche 15 senatore del M5s che hanno votato in dissenso al proprio gruppo (decisione che ha portato all'espulsione, come da regolamento). Stessa formula alla Camera: il governo Draghi ha ricevuto facilmente il via libera a Montecitorio con 535 voti a favore, 56 contro e 5 astensioni. Anche in questo caso i voti contro la fiducia non sono stati solo quelli che erano già stati annunciati dal partito di Giorgia Meloni: si sono sommati anche 16 deputati Cinque Stelle.

In altre parole, l'esito del voto di fiducia sia a Palazzo Madama che a Montecitorio era ampiamente scontato, ma ha aperto un fronte di scontro interno ai partiti. Già, perché il M5s non è l'unica forza politica che ha subito una spaccatura o delle fuoriuscite. C'è anche il caso di Liberi e Uguali: Sinistra Italiana, una volta di dominio pubblico la composizione del governo, si era detta molto delusa e allo stesso tempo aveva sottolineato che fosse impossibile lavorare così strettamente a fianco con la destra. Ragion per cui aveva deciso di votare No alla fiducia. Ma non tutti erano d'accordo: il deputato Erasmo Palazzotto ha infatti deciso di lasciare SI per dare il suo appoggio al governo Draghi e sostenere l'alleanza tra Leu, Pd e M5s.

Ma anche nel centrodestra non è mancato qualche dissenso. Tre esponenti della Lega hanno infatti lasciato il partito di Matteo Salvini per passare a Fratelli d'Italia, non condividendo la scelta di far parte del nuovo governo. Si tratta dell'eurodeputato Vincenzo Sofo, del capogruppo del Carroccio nel Consiglio regionale della Basilicata Tommaso Coviello e infine di Gianluca Vinci, che ha alle spalle un lungo percorso con la Lega, venendo eletto per la prima volta in Consiglio comunale a Reggio Emilia nel 2009.

Sabato scorso, il 13 febbraio, il nuovo esecutivo si è riunito nel primo Consiglio dei ministri. Sede in cui Draghi ha ribadito l'impronta che intende dare ai prossimi mesi, se non anni: la lotta alla pandemia, il piano vaccinale, la crisi economica, l'ambiente, l'Europa. Oggi invece il neo presidente del Consiglio farà il suo debutto sullo scenario internazionale, con il suo primo G7. Un incontro che si concentrerà sulla questione vaccini anti-Covid e che vedrà per la prima volta a un summit internazionale anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden.