La Camera dei deputati ha dato la fiducia al governo Draghi con 535 voti favorevoli, 56 contrari e 5 astenuti. Dopo il voto di ieri al Senato, con quello di oggi a Montecitorio il governo guidato da Mario Draghi è ora in carica a tutti gli effetti. Largo il consenso del nuovo esecutivo: a sostenere il presidente del Consiglio, Mario Draghi, quasi tutti i gruppi parlamentari: Movimento 5 Stelle, Lega, Pd, Forza Italia, Italia Viva, Leu e gran parte del Gruppo Misto, con i deputati di +Europa e Azione. Alla Camera la discussione generale è iniziata in mattinata ed è proseguita fino a poco dopo le 16. I lavori sono ripresi con la replica di Draghi e le dichiarazioni di voto, dopo la sanificazione dell’Aula di Montecitorio. Il voto si è svolto per appello nominale.

La fiducia al Senato del governo Draghi

Ieri il governo Draghi aveva incassato la fiducia del Senato con un’ampissima maggioranza: i voti favorevoli erano stati 262, i contrari 40 e 2 gli astenuti. Ma con il voto di Palazzo Madama si era aperto il primo caso nel Movimento 5 Stelle: 15 senatori hanno votato in dissenso dal gruppo, non dando la fiducia al governo Draghi. Da questa decisione è scaturita la conseguente espulsione – prevista dal regolamento pentastellato – degli stessi parlamentari. Stessa sorte rischiano coloro i quali oggi, alla Camera, hanno deciso di votare in dissenso dal gruppo del Movimento. Al Senato a opporsi erano stati solamente gli esponenti di Fratelli d’Italia, i dissidenti M5s e pochi esponenti del gruppo Misto.

Il record di voti per la fiducia resta di Monti

Se sulla fiducia al governo non c’erano dubbi già da giorni, diverso è il discorso per il record di voti che poteva ottenere l’esecutivo guidato da Mario Draghi. Al Senato l’impresa è naufragata e il record resta quello di Monti: per lui i sì alla fiducia furono 281, contro i 262 ottenuti ieri dal nuovo governo. Alla Camera il record è detenuto dallo stesso Monti: a Montecitorio ottenne la sua prima fiducia, nel 2011, con 556 voti a favore, 61 contrari e nessuna astensione. Cifre più alte, dunque, di quelle ottenute oggi da Draghi. In passato già altri governi tecnici hanno avuto un’ampia fiducia parlamentare, anche se non trasformata poi in voti positivi, con tanti astenuti come nei casi degli esecutivi di Carlo Azeglio Ciampi e di Lamberto Dini.