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Crisi di governo 2019

Ora Zingaretti e Di Maio la smettano con le strategie e dicano se vogliono trovare un accordo

Zingaretti e Di Maio (e anche Renzi che al solito si è inserito a gamba tesa) hanno il dovere di portare avanti la trattativa a carte coperte senza inutili balletti che servono solo a rendere più digeribili le loro azioni. La gente qui fuori sa bene quali siano gli interessi personali in gioco. Non c’è bisogno di essere analisti politici.
A cura di Giulio Cavalli
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Il retrogusto amaro in fondo è sempre lo stesso: la sensazione, sgradevolissima, che le decisioni siano già prese (o prese altrove) mentre ci viene offerta una rappresentazione plastica di ciò che vorrebbero farci credere, una narrazione gentile utile a indorare la pillola, qualcosa che lascia sempre come sottofondo il senso di essere presi in giro mentre fingono di giocare a carte scoperte.

Sia chiaro: la trattativa tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle è una normale dinamica politica in una democrazia parlamentare come la nostra, perfino auspicabile se si pensa a cosa ci siamo dovuti sorbire in questi mesi di governo gialloverde che è stato l'altare della propaganda salvinista fatta di niente e mischiata con la bile. Nonostante qualcuno insista nel convincerci che il potere è del popolo le elezioni hanno stabilito i pesi del Parlamento e su quello si costruiscono i governi e si fanno cadere: Salvini stesso (benché se ne sia furbescamente dimenticato) è stato eletto con una coalizione di centrodestra che ha mollato un secondo dopo le elezioni per prendersi qualche ministero e per accaparrarsi il Viminale.

C'è però qualcosa di sfuggente che sembra essere un pessimo antipasto di quello che verrà: Di Maio, Zingaretti e Renzi (che come al solito vuole essere della partita: l'abbandono della politica più presenzialista degli ultimi anni) stanno giocando una partita che inevitabilmente contiene oneri e onori personali assolutamente visibili e chiari qui fuori.

Si sa che Di Maio dovrà convincere i suoi che tutti gli sputi contro il PD sono stati solo una tattica e quindi dovrà confessare di avere tenuto una posa utile alla retorica: bene, lo riconosca, lo faccia. E non sarebbe nemmeno un problema se ci dicesse che andare alle elezioni ora significherebbe regalare voti erosi al Movimento dalla campagna elettorale permanente del Capitano leghista suo ex alleato.

Si sa anche che Zingaretti è un segretario di partito che non ha nessun controllo sui parlamentari, in gran parte renziani, che gli rendono difficile la vita più di quanto già lo sia essere segretario del PD. Non finga di non dircelo, per favore, non serve essere geni della politica, davvero. Se finge di voler trovare un accordo per farlo saltare e per andare a nuove elezioni con un PD ancora più perdente ma più facilmente controllabile ne pagherà le conseguenze senza dubbio: è l'interesse personale anteposto all'interesse generale. Se quest'alleanza è per il bene del Paese non può essere Conte lo scoglio.

Allo stesso modo Renzi dovrebbe essere meno guastatore e trovare le parole giuste per dare una spiegazione (ma leale, eh) sull'improvvisa potabilità di quelli che prima erano considerati inavvicinabili e impensabili come alleati: la posizione del gne gne contro il suo segretario è davvero poca cosa e se il capovolgimento delle condizioni per un'alleanza con il M5S rispetto a quattordici mesi fa è dovuto a Salvini allora c'è in giro una certa miopia di cui prendere atto.

Giocare a carte coperte, ma sul serio, senza bisogno di ridicoli streaming: altrimenti qui fuori la crisi di governo sembra solo un inutile e goffo balletto. Dai, su.

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Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Collaboro dal 2013 con Fanpage.it, curando le rubriche "Le uova nel paniere" e "L'eroe del giorno" e realizzando il format video "RadioMafiopoli". Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.
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