La Camera dei deputati è impegnata in queste ore nella conversione in legge del decreto del 10 ottobre 2013 che riguarda la "proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, le iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e la partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione". Il decreto si articola come sempre in tre capi, uno con le disposizioni relative alle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, il secondo riguarda le iniziative di cooperazione e sviluppo ed il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, il terzo infine le cosiddette "disposizioni finali", con le coperture finanziarie e l'entrata in vigore del provvedimento.

Il decreto innanzitutto prevede la copertura di spesa per ciascuna missione, a cominciare dalla proroga della partecipazione italiana in Afghanistan, con la missione ISAF che ha il compito "di assistere il Governo afgano nel mantenimento della sicurezza a Kabul e in tutto l’Afghanistan, favorire lo sviluppo delle strutture di Governo, estendere il controllo del Governo su tutto il Paese, supportare gli sforzi umanitari, di risanamento  e di ricostruzione dell'Afghanistan contribuendo ad assicurare il necessario quadro di sicurezza agli aiuti civili", ma anche con la proroga di EUPOL che in sostanza vede i nostri militari impegnati in funzioni di controllo, guida, consulenza e formazione delle forze di polizia afghane. Stesso discorso per l'operazione in Libano, rifinanziata così come quella nei Balcani (partita nel 1991 e sempre prorogata) e come quella in Bosnia Erzegovina (ALTHEA). Viene inoltre disposto il rifinanziamento delle missioni Active Endeavour (contro la pirateria nel Mediterraneo orientale), TIPH2 in Palestina (la forza di interposizione nella striscia di Gaza), EUBAM nei pressi di Rafah (un supporto all'Anp per il mantenimento dell'ordine pubblico), UNAMID in Darfur (protezione della popolazione civile e la prosecuzione delle attività di assistenza umanitaria), UNFICYP a Cipro (per prevenire possibili scontri tra le etnie greche e turche), Atalanta e Ocean Shield contro la pirateria in Somalia, EUTM ed EUCAP sempre in Somalia (come contributo al rafforzamento del Governo federale di transizione somalo), EUBAM in Libia, per la formazione delle forze di polizia nel controllo delle frontiere e per la "consulenza strategica" nel processo di transizione democratica, EUMM in Georgia per il rispetto degli accordi fra Mosca e Tbilisi, UNMISS nel Sud Sudan per il "consolidamento della pace e la creazione delle condizioni di sviluppo", MINUSMA ed EUTM in Mali per preservare la stabilità dell'area e realizzare azioni a sostegno della giustizia nazionale ed internazionale per il perseguimento dei crimini di guerra e contro l'umanità (nonché per la formazione delle forze armate maliane), EULEX ed UNMIK in Kosovo per coordinare aiuti umanitari nella regione, EUPOL COPPS in Palestina per contribuire all'istituzione di un dispositivo di polizia duraturo e assistere la polizia civile palestinese.

Gli articoli successivi disciplinano poi la parte economica relativamente al coinvolgimento dei singoli Corpi che partecipano alle missioni internazionali. Il capo II invece parla espressamente delle iniziative di cooperazione e sostegno ai processi di ricostruzione, autorizzando (con l'articolo 5), "la spesa per iniziative di cooperazione volte ad assicurare il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e il sostegno alla ricostruzione civile in favore di Iraq, Libia, Mali, Myanmar, Pakistan, Siria, Somalia, Sudan, Sud Sudan". Capitolo a parte per l'Afghanistan: secondo il Governo "L’attuale fase di transizione e la successiva fase di trasformazione richiedono infatti il mantenimento dell’impegno finanziario della comunità internazionale per sostenere l’autorità del Governo; per questo motivo è importante sostenere tale investimento sia in termini finanziari (principalmente attraverso i programmi nazionali afghani, l’ARTF e i programmi di governance) che in termini di assistenza tecnica e monitoraggio". Attenzione anche alle disposizioni derogatorie, che determineranno ("alla luce delle difficoltà riscontrate") il conferimento di incarichi di consulenza a enti e organismi specializzati, nonché a personale estraneo alla pubblica amministrazione in possesso di specifiche professionalità".

Le spese –  Il totale degli "effetti finanziari negativi" ammonta a 265 milioni di euro, di cui poco meno della metà investiti nella sola missione in Afghanistan. Le missioni ISAF ed EUPOL infatti costano allo Stato 124.536.000, seguite a ruota dalla missione in Libano (40 milioni di euro) e dai 22 per il Kosovo. Ecco nel dettaglio:

In Aula la maggioranza ha fatto sapere di voler votare compatta il testo presentato, con la relazione del viceministro Pistelli che ha confermato l'impegno del Governo sulle questioni in discussione. Molto dura la risposta del Movimento 5 Stelle, che ha avviato la pratica ostruzionistica dopo la chiusura della maggioranza ad accettare "almeno" dodici punti caratterizzanti la loro controproposta. A nulla sono servite le trattative in "comitati più o meno ufficiali" per cercare di comporre la frattura ed evitare che l'ostruzionismo allunghi (e di molto, dal momento che non ci sono tempi contingentati e ogni deputato può parlare fino a 30 minuti) i tempi di attuazione del provvedimento. Spiega Manlio Di Stefano: "Il M5S ha sempre espresso la sua contrarietà a gran parte delle missioni in cui l’Italia è impegnata, specialmente l’Afghanistan, e ha sempre cercato di portare in Parlamento la sua visione di politica estera basata su pacifismo, cooperazione e autodeterminazione dei popoli. Così con un mese di ritardo è arrivato in aula il decreto missioni e insieme ai ragazzi di difesa ed esteri (di cui sono capogruppo) abbiamo deciso di iniziare una durissima battaglia per ottenere degli emendamenti fondamentali per avvicinarci alla nostra visione politica. Abbiamo presentato al Governo una lista di 12 punti cardine minacciando ostruzionismo ad libitum dato che si tratta di un provvedimento non contingentato. Tra questi punti puntiamo in particolare al ritiro del 10% delle truppe in Afghanistan entro il 31 dicembre e a correggere finalmente il vulnus normativo che permise il verificarsi dell’incidente dei marò". Una pratica che ha avuto un primo successo, con il voto che è slittato alla prossima settimana per decisione della capigruppo.