"La domanda che le faccio, Presidente Draghi, è: davvero pensate che sia giusto e normale che il Parlamento della Repubblica voti un documento di tale portata, il più importante nella storia repubblicana, senza aver avuto il tempo necessario a leggere questo Piano? Pensate che sia normale votarlo a scatola chiusa?", ha detto Giorgia Meloni, parlando del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La leader di Fratelli d'Italia ha poi parlato "il pessimo Piano di Giuseppe Conte", accusando Draghi di aver buttato anche tutte le proposte su cui aveva lavorato il Parlamento. "Il ruolo dei parlamentari non è quella di fare il pubblico pagato alle sue comunicazioni. Noi non siamo nella condizione di giudicare in coscienza un documento di oltre 300 pagine che comporta una spesa di centinaia di miliardi di euro in sole ventiquattro ore", ha aggiunto Meloni.

L'attacco alle altre forze politiche

Per poi puntare il dito contro Matteo Renzi, che aveva duramente criticato l'ex presidente del Consiglio, arrivando a far cadere il governo e ora, secondo Meloni, è pronto ad approvare il Piano senza averlo letto. "È questa la famosa unità nazionale che ci avete tanto decantato? Tutti uniti a non contare assolutamente nulla. La Commissione ha sempre indicato la data del 30 aprile, quindi si poteva dare almeno una settimana al Parlamento per lavorare bene e consegnare il Piano nei tempi. Noi di questo Pnrr non abbiamo visto nulla. Ma intanto c'è il disco verde della Commissione europea, perché loro il documento lo hanno potuto leggere".

Meloni annuncia l'astensione sul voto

E ancora: "Io non sono in grado di dire se sono d'accordo con un Piano se non vedo quali sono le misure. Ci sono troppe risposte drammaticamente inevase. Un partito serio non vota un documento importante senza queste risposte. E non accetta un metodo di un Piano tenuto nascosto nel cassetto e presentato in Parlamento con la formula del prendere o lasciare", ha concluso annunciando l'astensione al voto sul Pnrr.

La replica della Lega

Alle accuse di Meloni ha risposto Riccardo Molinari, prendendo la parola per la Lega durante le dichiarazioni di voto: "Non voglio eludere il tema posto da Fratelli d’Italia sul tempo che abbiamo avuto per visionare il Piano. È vero, anche noi avremmo preferito averne di più ma voglio sottolineare la serietà del presidente Draghi che vuole portare il Piano entro il 30 aprile a Bruxelles. Il cambio di passo si denota anche dalla serietà che questo governo sta dimostrando essendo entrato a opera in corso nella stesura del Piano. Voglio anche ricordare che noi abbiamo già votato il mandato al governo per presentare il piano all’Ue, qualche settimana fa in quest’Aula. Se oggi il governo è qui è proprio grazie alla risoluzione scritta dalla maggioranza che impone al governo di aggiornarci passo a passo. Aggiungo anche che vista la situazione di grande difficoltà che sta vivendo il Paese tutti noi siamo molto ben pagati per fare lo sforzo per leggere un centinaio di pagine scritte in grande, con l’interlinea e le figure, in qualche ora per poter poi dibattere sul futuro del Paese. Anche perché leggendo il testo lo si capirebbe meglio e si eviterebbe di dire cose sbagliate. E si coglierebbe la differenza tra questo testo e quello che avevamo in mano qualche mese fa. Non è vero che il Parlamento è escluso. Una parte in cui sono già allocate le risorse e una in cui si demanda al Parlamento di attuare le riforme che dovremo fare".