Il sindacato dei medici di medicina generale si schiera contro il governo per il Recovery plan e anche per lo scarso coinvolgimento nella campagna di vaccinazione contro il Covid. Silvestro Scotti, segretario della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale), ne parla in un’intervista a Quotidiano Sanità, arrivando a ipotizzare anche la possibilità di uno sciopero generale. In particolare sulla campagna di vaccinazione Scotti lamenta uno scarso coinvolgimento dei medici di famiglia e annuncia un possibile stato di agitazione: “Si è pensato di puntare di più sugli Hub per un meccanismo di consenso politico e di valorizzazione dipendenza con gli straordinari e che tra l’altro costa molto di più”. “Prima ci coinvolgono e poi ci mettono in tribuna facendoci passare come quelli che non vogliono fare nulla. Ma ora diciamo basta”, è la protesta dei medici.

Scotti spiega da cosa dipende il problema sulle vaccinazioni: “La questione è che non si rispettano le forniture e non ci consentono di fare programmazione. Se mi vengono date 10 dosi oggi e poi non so quando me ne consegneranno altre come posso creare un’agenda? Me lo faccia dire: hanno nascosto la carenza di vaccini con l’eccesso di vaccinatori. Ad oggi sono 400mila gli operatori che potrebbero vaccinare. Se ad ognuno dessimo 10 dosi potremmo fare 4 milioni di vaccinazioni al giorno per assurdo. E poi c’è la questione che ogni regione decide quale categoria professionale arruolare così si crea una specie di lotta tra le varie lobbies per accaparrarsi le dosi. Insomma si sta facendo prevenzione con la politica”.

Da qui la possibilità di azioni di protesta: “Tra qualche giorno si riunirà il Consiglio nazionale e valuteremo se proclamare lo stato di agitazione di tutta la medicina generale. Abbiamo firmato un protocollo ma siamo con le mani in mano. Schiacciati tra i pazienti che vogliono vaccinarsi con noi e le Regioni che non ci danno i vaccini”. Inoltre, altro pericolo si potrebbe prospettare “se in estate come tutti ci auguriamo l’epidemia calerà: credo che molti decideranno di non vaccinarsi”. Motivo per cui servirebbe il rapporto fiduciario tra medico e paziente.

Sul Recovery, per Scotti, “c’è grande delusione”: “Invece di avvicinare la sanità ai cittadini rischiamo di allontanarla, siamo delusi”. In particolare sulle Case della comunità “la nostra posizione è che l’idea che si continui a investire in strutture rispetto ai micro team non sia quella giusta e non capiamo come questo progetto si allinei con le parole del presidente Draghi e del ministro Speranza sulla prossimità delle cure. Qui invece di avvicinare la sanità ai cittadini rischiamo di allontanarla”. Inoltre “non è chiarito il ruolo dei medici negli ospedali di comunità che sembrano essere a gestione infermieristica. Ma se c’è problema di area medica come si fa? Ci dovrà essere un medico reperibile o disponibile e su questo il Recovery non fa menzione”. Scotti arriva a dire che “lo spettro più serio è che scompaia il Ssn per come lo abbiamo conosciuto”. Secondo il sindacato, quindi, “con questo sistema si aprono le porte al privato accreditato che subentrerà nella gestione del territorio, accentrando l’assistenza, molto probabilmente sotto pagando i professionisti, come già del resto accade, e subordinando il tutto alla logica dei tetti di spesa”.