Matteo Salvini è indagato per diffamazione nei confronti della capitana della Sea Watch 3 Carola Rackete. Gli atti sono per competenza in mano alla procura di Milano, dopo che la Procura di Roma aveva aperto il fascicolo in seguito alla denuncia di Rackete. La capitana della nave della ONG, al centro di una vicenda che la vede a sua volta indagata, aveva preparato un dossier in cui erano riportata 22 offese da parte dell’ex ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio, tra tweet, dirette Facebook e dichiarazioni pubbliche.

Nel documento presentato dai suoi legali si sottolineava come l’esponente della Lega l’avesse pubblicamente e ripetutamente definita “sbruffoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, una che ha provato a uccidere dei finanzieri e ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, che ha deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati”. Tali comportamenti, avevano spiegato i suoi legali, costituivano una chiara lesione all’onore della Rackete.

Al momento dell’annuncio della querela, Salvini non aveva fatto autocritica, anzi aveva rilanciato, parlando della “comunista tedesca che ha speronato la motovedetta della Guardia di Finanza” e non arretrando rispetto alla sua linea. E infatti:

Ricordiamo anche che, proprio in piena crisi di governo, l’attività sui social del leader del Carroccio era finita nel mirino dei giudici del Tribunale Regionale di Francoforte, in merito alla violazione di copyright ai danni di un membro dell’equipaggio della ONG Mission Lifeline, per una serie di post in cui si insinuavano dubbi sull'attività di salvataggio posta in essere nel canale di Sicilia.