Venerdì prossimo a Torino, nella prima iniziativa nazionale di Italia Viva, Matteo Renzi proporrà delle misure shock per l'economia. In un'intervista a La Stampa, l'ex presidente del Consiglio, avverte: "Come sanno gli economisti, le previsioni segnano burrasca in arrivo. E dobbiamo essere capaci di rilanciare subito". E il lavoro fatto fino ad ora sulla manovra non basta. "La Legge di Bilancio ha evitato l’aumento dell’Iva. E dunque è un passo in avanti. Considero poi positive le misure su sanità e famiglia. Ancora c’è da lavorare per evitare qualche microbalzello che sembra più una impuntatura ideologica che non una reale necessità".

Per quanto riguarda le coperture necessarie a realizzare il piano di Renzi, il leader di IV commenta: "Può sembrare un paradosso ma per questo piano shock l’Italia non ha un problema di soldi. Nei prossimi anni ci saranno enormi flussi finanziari per investimenti e infrastrutture, a maggior ragione in tempi come questo di rendimento negativo. Per la parte pubblica i soldi sono già stanziati e anche la disponibilità finanziaria privata non manca". Per il senatore c'è solo una questione di mezzo: "Il problema è sempre quello: i progetti non partono, sono bloccati".

Il libro dei sogni del leader di Italia Viva

Tuttavia, Renzi si mostra fiducioso nei confronti del suo piano economico: "Abbiamo lavorato duro e abbiamo predisposto un piano più ambizioso di quello tedesco: 120 miliardi nel prossimo triennio. Dissesto idrogeologico, edilizia scolastica, energia, treni, strade, porti, aeroporti, piano casa, periferie: sblocchiamo tutto. Semplifichiamo le regole in via straordinaria, con il controllo dell’Anac come abbiamo fatto per l’Expo a Milano. Questo serve all’Italia, non la tassa sulle auto aziendali", afferma il leader di Italia Viva, mettendo sul tavolo una questione su cui si è scontrata la maggioranza nelle scorse settimane.

E continua ad avvisare: "Siamo in emergenza. E i danni si misureranno in crisi aziendali, in posti di lavoro, in fuga dei capitali. Siamo ancora in tempo per intervenire, ma va fatto subito, nei primi mesi del 2020. Dopo sarà troppo tardi". Renzi sta quindi calcolando un raggio di azione che arrivi fino al 2023. Questo mentre la maggioranza giallorossa continua a subire scossoni che non fanno presagire un futuro roseo. Ma Renzi non sembra preoccuparsene e continua a mostrarsi positivo verso quel piano economico, che a sua detta, troverà l'unità di tutte le forze politiche: "Un grande progetto di rilancio infrastrutturale può essere un elemento unificante per il governo e può incontrare anche il sostegno dell’opposizione. Perché questo è l’unico modo per evitare la recessione. Voglio vedere chi ha il coraggio di opporsi".

La questione dell'Ilva

Il tutto mentre la questione dell'ex Ilva di Taranto continua ad essere un forte punto di scontro nella maggioranza. Ma ancora una volta, sembra non esserci nulla in grado di fermare l'ex presidente del Consiglio: "Se credi nella politica c’è sempre un modo per uscirne", afferma Renzi. Il leader di IV, però, non è inconsapevole delle critiche che ogni giorno vengono rivolte al suo partito sul tema, che lo accusano di lavorare contro il governo e non dalla sua parte: "Se devo star dietro alle polemiche è un disastro: nei primi giorni siamo stati accusati di non aver rimesso l’immunità al Senato. Poi di volerla rimettere. Qualsiasi cosa facciamo c’è chi si diverte ad attaccare Italia Viva. Evidentemente hanno paura di noi".

Riguardo alle controversie con il suo ex partito, il Pd, Renzi afferma: "Quanto al nervosismo di alcuni ex colleghi di partito è comprensibile: noi abbiamo un obiettivo che è quello di fare ai dem ciò che Macron ha fatto ai socialisti. Assorbirne il consenso per allargare al centro e alla destra moderata. Il disegno è dichiarato. E io penso che nei prossimi tre anni si realizzerà. Ovvio che i dem ci attacchino. Trovo tuttavia che sarebbe più produttivo se attaccassero Salvini anziché attaccare me. Questo vizio di colpire il Matteo sbagliato non è stato positivo in passato".