Pietro Grasso ieri ha convocato per il prossimo 26 maggio a Roma l'assemblea nazionale di Liberi e Uguali. L'appuntamento servirà per capire come si muoveranno le varie componenti confluite nel cartello elettorale cioè Articolo 1-Mdp, Possibile, Sinistra italiana. Lo annuncia in una nota il leader di LeU Pietro Grasso. Dopo la debacle del 4 marzo una riflessione è d'obbligo: 3,39% dei voti a Montecitorio e 3,28% a Palazzo Madama, per un totale di 18 parlamentari eletti con Liberi e Uguali.

Finora è mancata un'analisi della sconfitta, e le ipotesi che si aprono adesso non sono affatto scontate. La possibilità che si torni presto alle urne, (dopo l'estate o dopo dicembre, in primavera) dipenderà certo dalla nascita o meno di un governo giallo-verde, e quindi concretamente è legata a filo doppio all'accordo di governo tra Lega e M5S. Ma in ogni caso all'ordine del giorno il 26 maggio ci sarà una domanda fondamentale: quale sarà il destino di Liberi e Uguali?

Roberto Speranza, di Articolo 1-Mdp, ha voluto richiamare l'attenzione sull'apertura di una fase nuova nel processo di ricostituzione della Sinistra: "Serve un partito vero e proprio", con l'idea di intraprendere un percorso congressuale. E questa posizione sembra essere condivisa anche da Bersani. Ma l'intento di trasformare LeU in un partito unico non convince Possibile e Sinistra italiana, che hanno individuato proprio nel momento di composizione delle liste per le passate elezioni politiche l'errore che ha portato alla sconfitta: una spinta verticistica e accentratrice che ha di fatto penalizzato entrambi. La preoccupazione, palpabile tra i membri dei due partiti dell'universo a sinistra del Pd, è che alla fine Articolo 1-Mdp possa finire per fagocitarli, per poi, alla prima occasione, provare a cercare una sponda proprio nel Partito democratico, soprattutto in caso di elezioni anticipate. Un partito unico, con un maggiore peso, potrebbe infatti avere più chance in sede di contrattazione di un'alleanza con il Pd. Ma in Possibile e Sinistra italiana sono in molti a ritenere che a riproporre lo stesso schema del 4 marzo non ci si guadagnerebbe molto, e vedono come un'accelerazione improvvisa e una "forzatura" un'assemblea fondativa di Liberi e Uguali. Vogliono prima avere insomma l'assicurazione che da parte dei gruppi dirigenti ci sia l'intenzione di fare questa volta un discorso quanto più possibile inclusivo, coinvolgendo maggiormente i movimenti, magari fissando anche nero su bianco regolamenti stringenti per la scelta dei candidati e per discutere insieme gli incarichi.

Da parte di Possibile, la soluzione potrebbe essere quella di impostare un percorso di federazione, piuttosto che l'ennesima fusione organizzata in laboratorio. La neoeletta segretaria Beatrice Brignone ha chiesto che in assemblea "la discussione sia aperta e libera e non predeterminata a tavolino". Tradotto: non sia dettata dall'alto la linea di LeU.

E poi, ma solo in un secondo momento, ci si dovrà interrogare sulla figura di Pietro Grasso come leader. L'ex presidente del Senato sarà ancora il volto di LeU? O magari verrà ridiscusso anche il suo ruolo politico, che potrebbe essere assimilato più a una sorta di "padre nobile", passando il testimone a qualcuno che provenga questa volta dalla stessa costellazione della sinistra, e non dall'esterno? I tempi però non sono ancora maturi per ragionare di leadership. Prima bisognerà valutare quale sarà lo scenario: se si costituirà effettivamente un partito di Liberi e Uguali in primo luogo; se si consumerà o meno una rottura, in caso si torni presto al voto; se prevarrà la posizione del dialogo con il Pd, e se a quel punto un pezzo della formazione si staccherà per andare alle prossime elezioni con una lista aperta alla società civile. Ma una cosa è certa: all'assemblea del 26, nonostante Grasso cercherà di galvanizzare i militanti, il rischio corto circuito sarà altissimo.