Strappo tra governo e Regioni sul Natale. I governatori esprimono "stupore e rammarico" per le modalità con cui da Roma si è approvato il decreto che stabilisce le regole anti-coronavirus in vigore durante il periodo delle feste, tra cui è incluso anche il divieto degli spostamenti tra Regioni. La Conferenza delle Regioni rimarca che le "forti limitazioni" imposte proprio agli spostamenti e relazioni sociali" dal prossimo 21 dicembre fino al 6 gennaio rendono "di fatto pleonastico il pronunciamento su parti essenziali del Dpcm". Le autorità locali accusano il governo di non averle coinvolte nel processo decisionale, parlando di un "mancato confronto istituzionale" e ribadendo come nei provvedimenti inseriti nel nuovo decreto non si faccia "riferimento alcuno" ai ristori promessi dall'esecutivo per le attività penalizzate da restrizioni e chiusure.

Le accuse dei governatori delle Regioni

Già nelle ultime ore dalle Regioni era arrivato l'avvertimento. "Se quello che sento sul Dpcm è vero, prevedo una notte e mattinata davvero difficili. Chiudere gli spostamenti tra Regioni e Comuni e tenere aperti alberghi e ristoranti di montagna non ha alcun senso, non avranno clienti. Con i Comuni chiusi non si può fare nulla", aveva detto il presidente della Liguria, Giovanni Toti, intervenendo a ‘Stasera Italia'.

Dichiarazioni a cui si era aggiunto anche il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ospite alla stessa trasmissione, chiedendo al governo più chiarezza per le misure in vigore "in un periodo di vitale importanza". Emiliano aveva quindi aggiunto: "Il governo fa a modo suo, ma le regioni hanno esigenze diverse. C'è il serio rischio di fare cosa sbagliate durante il Natale".

La replica del ministro Boccia

A rispondere alle accuse dei governatori è il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. Che commenta:

Mi stupisce il vostro stupore. Le norme inserite nel decreto legge le conoscevate bene e sono state discusse in due riunioni nell’ultima settimana durate complessivamente 7 ore. Una norma riguarda la necessità di far durare il Dpcm più di 30 giorni e sapevate tutti che partendo il 4 dicembre era necessario andare oltre l’Epifania. Per far questo era necessaria una norma ordinaria perché la precedente consentiva Dpcm al massimo di 30 giorni. La seconda norma inserita nel decreto è a tutela di tutti. Riguarda la limitazione della circolazione su tutto il territorio nazionale e non solo nelle Regioni appartenenti ad una fascia arancione o rossa ed è a tutela di tutti gli italiani e della stessa Costituzione. È corretto pertanto lo strumento del decreto legge. Risulta incomprensibile il vostro stupore per l’utilizzo del decreto anziché del Dpcm su questioni abbondantemente conosciute. Nello stesso tempo abbiamo come sempre e con il massimo spirito di leale collaborazione accolto tutte le osservazioni e i suggerimenti arrivati dalle Regioni che hanno rafforzato l’impianto del provvedimento. Certo, il provvedimento ha un’impostazione chiara del governo, condivisa anche dagli enti locali, che poggia su due pilastri che abbiamo approfondito e discusso insieme a lungo: la sicurezza sanitaria basata sulla limitazione massima di contatti e assembramenti anche famigliari. Sicurezza che è stata costruita con la limitazione oraria alle 22 e con la limitazione della mobilità tra Regioni. Fin dalla prima riunione fatta tra governo, Regioni, Comuni e Province di preparazione alla stesura di questo Dpcm vi abbiamo sempre detto con chiarezza che quei due punti per noi erano inamovibili. Siamo arrivati fin qui evitando nella seconda ondata il lockdown nazionale grazie a un eccezionale lavoro comune e allo spirito di sacrificio degli italiani. Abbiamo insieme il dovere di evitare la terza ondata e di ripartire a gennaio incrociando la campagna di distribuzione dei vaccini con il paese in assoluta sicurezza sanitaria.

Le norme anti-Covid per il Natale

Il nuovo decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri che entrerà in vigore per il periodo natalizio, dal 21 dicembre fino al prossimo 6 gennaio, prevede appunto il divieto di spostarsi tra le Regioni, anche in zona gialla. Una misura scelta dal governo per scongiurare che si ripeta una situazione come quella di quest'estate, quando il via libera generale alla mobilità comportò un nuovo aumento dei casi di Covid-19, che portò poi alla seconda ondata che sta vivendo il Paese.

In questo periodo si potrà quindi uscire dalla Regioni in cui ci si trova solamente per ragioni di lavoro, salute o necessità. Inoltre, per le giornate del 25 e 26 dicembre e del 1° gennaio sarà anche vietato lasciare il proprio Comune. In questo modo non ci saranno pranzi di Natale allargati a molti amici e parenti o veglioni di Capodanno che, in questo momento, sarebbero particolarmente rischiosi.