La ministra Cartabia davanti alla commissione crimini d’odio: “Sanzioni non bastano, serve educare”

Contro i crimini d'odio non basta la repressione, serve più educazione. Lo ha detto la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, di fronte alla Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, presieduta da Liliana Segre, senatrice a vita sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti. "Contro i discorsi d'odio non si può puntare solo sulla repressione", serve anche "educare, prevenire e riparare". Nonostante l'ordinamento italiano, agli articolo 604 bis e ter del codice penale, preveda precise disposizioni contro le discriminazioni, comunque non si vede a pieno assolta "l'auspicata funzione di deterrenza", ha sottolineato la Guardasigilli. Insomma, il fatto che nel codice penale siano stati introdotti precisi articoli contro l'odio razziale, etnico o religioso, non significa che siano diminuiti i crimini di questo tipo.
Anzi, al contrario. Negli ultimi anni si è registrato un "aumento esponenziale dei discorsi d'odio, a fronte invece di un esiguo numero di procedimenti giudiziari", ha proseguito la ministra, dati alla mano. Tra il 2016 e il 2012 i procedimenti iscritti non superano le 300 unità, di cui l'80% conclusesi in archiviazione. E nel caso in cui si arriva in effetti a un rinvio a giudizio, nel 60% dei casi si arriva a un'assoluzione o a una sentenza di non doversi a procedere. Cartabia, guardando a questi dati, ha commentato:
"Sono numeri davvero esigui che suggeriscono due riflessioni: la prima è che il livello di denunce è davvero molto basso. In secondo luogo, guardando agli esiti dei procedimenti, è significativo rilevare che i casi di archiviazione costituiscono la maggior parte. Questo evidenzia quanto sia difficile per il giudice stabilire che una data espressione configura tra propaganda/istigazione all'odio e ravvisare un nesso di causalità tra la parola e la Commissione di atti di discriminazione o violenti. Questi dati confermano che il diritto penale serve, perché stigmatizza determinati comportamenti, ma non basta. Per contenere questo tipo di fenomeni, oltre al diritto penale serve educare, prevenire, riparare. E anche la giustizia penale può dare un contributo innovativo, più incisivo, più costruttivo della semplice repressione detentiva.
Insomma, le sanzioni penali sono necessarie, ma non bastano. "La giustizia riparativa serve a ricucire rapporti, come l'odio frantuma i rapporti credo che sia la strada più promettente. È lo strumento più pertinente che stiamo implementando con la l'attuazione della riforma penale per contrastare questo fenomeno", ha aggiunto la ministra.
Parlando nello specifico dell'odio online, Cartabia ha proseguito: "La sanzione penale è utile a stigmatizzare un determinato comportamento, ma se noi vogliamo strumenti veramente efficaci contro i discorsi di odio non possiamo basarci solo sulla sanzione penale. Dobbiamo aggredire questo problema da più parti. Decisive sono le forme di educazione, la sensibilizzazione degli utenti, sul lato della domanda, ma si deve lavorare sul tema dell'offerta, con la responsabilizzazione delle piattaforme che fanno business, con codici di autocondotta, perché la parola d'odio attira tanto". Per poi concludere sottolineando la necessità di "collaborare con le piattaforme (come Google o Facebook, ndr), perché online il tema dei discorsi di odio tende a esasperarsi".