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La Lega rilancia il permesso di soggiorno a punti per gli stranieri: chi perde crediti rischia l’espulsione

Tra gli emendamenti al dl su giustizia e migrazione all’esame delle commissioni in Senato spunta la proposta della Lega di un “permesso di soggiorno a punti” per gli stranieri con più di 14 anni. Chi non raggiunge un numero di crediti adeguato rischia la perdita del permesso di soggiorno, il mancato ottenimento della cittadinanza italiana, o addirittura l’espulsione. Ecco cosa prevede.
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La Lega ci riprova. Tra gli emendamenti al decreto legge su giustizia e migrazione all'esame delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato spunta la proposta di un "permesso di soggiorno a punti" per gli stranieri con più di 14 anni. Per chi non raggiunge un numero di crediti adeguato i rischi sono molteplici: dalla perdita del permesso di soggiorno, al mancato ottenimento della cittadinanza italiano, fino addirittura all'espulsione.

La proposta era già stata avanzata da Matteo Salvini nei mesi passati e rilanciata a seguito di episodi di cronaca come quelli avvenuti a Modena lo scorso maggio. Una vecchia idea che il Carroccio ha riproposto sotto forma di emendamento, fissando i principali paletti. "Ad ogni ingresso nel territorio nazionale, allo straniero sono fornite informazioni sui doveri e sui diritti ad esso conferiti con il permesso di soggiorno, al fine di garantire ed avviare un processo di integrazione finalizzato a promuovere la convivenza dei cittadini italiani e di quelli stranieri e l'impegno a partecipare alla vita economica, sociale e culturale della società nel rispetto dei valori sanciti dalla Costituzione italiana", si legge.

Nel testo leghista si parla di un accordo di integrazione che il cittadino straniero dovrebbe firmare per il rilascio del permesso. "A tal fine, ogni straniero di età superiore ai 14 anni, al momento della presentazione della domanda di rilascio del permesso di soggiorno sottoscrive un Accordo di integrazione, articolato per crediti. La stipula dell'Accordo di integrazione rappresenta condizione necessaria per il rilascio del permesso di soggiorno. Contestualmente lo straniero sottoscrive e si impegna a rispettare i valori della Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione per tutto il periodo della permanenza sul territorio nazionale", prosegue la proposta.

L'accordo "ha la medesima durata del permesso di soggiorno ed è articolato per crediti, con l'impegno a sottoscrivere e raggiungere specifici crediti e obiettivi di integrazione, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno medesimo". Il sistema di punti teorizzato dalla Lega si basa sul raggiungimento di una serie di obiettivi "di integrazione": dalla conoscenza dell'italiano, allo studio della Costituzione fino alle regole della "vita civile" in Italia. "Con l'Accordo di integrazione lo straniero si impegna ad acquisire una adeguata conoscenza della lingua italiana e dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica e dell'organizzazione e funzionamento delle istituzioni pubbliche, nonché della vita civile in Italia. A tal fine lo straniero si impegna a frequentare una sessione di formazione civica e linguistica entro tre mesi dalla sottoscrizione dell'Accordo", si legge ancora.

Per raggiungere i crediti quindi, sarà necessario iscriversi a specifici corsi di formazione. Ogni anno, al cittadino straniero, sarà richiesto di sottoporsi a un controllo in prefettura per verificare quanti punti ha guadagnato o, eventualmente, perso. "La verifica dei crediti – si sottolinea – avviene con cadenza annuale, mediante la produzione di idonea documentazione e della certificazione di partecipazione alla sessione di formazione civica e di conoscenza della lingua italiana, che lo straniero consegna allo sportello unico per l'immigrazione presso la prefettura-ufficio territoriale del Governo, e con modalità di interoperabilità".

Chi perde punti rischia il mancato rinnovo del permesso e di non vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana una volta maturati i requisiti previsti dalla legge. "La produzione da parte dello straniero della documentazione per il riconoscimento dei crediti e la verifica del raggiungimento della soglia dei crediti finali costituisce adempimento necessario per poter procedere al rinnovo o alla conversione del permesso di soggiorno nonché per l'acquisto o concessione della cittadinanza italiana".

Fino allo scenario più grave: l'espulsione. In tali casi "il mancato raggiungimento dei crediti richiesti costituisce causa ostativa per l'ottenimento o conversione del permesso di soggiorno e per l'acquisto o concessione della cittadinanza italiana". E dunque "la perdita integrale dei crediti determina la revoca del permesso di soggiorno e l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, eseguita dal questore". L'emendamento rimanda a un decreto ministeriale del ministero dell’Interno, da adottare entro 60 giorni, la definizione delle modalità di sottoscrizione dell'accordo "con l'indicazione della soglia dei crediti e obiettivi da raggiungere a seconda della tipologia e della durata del permesso di soggiorno".

La proposta attende di essere esaminata nelle Commissioni di Palazzo Madama, dove è probabile che venga fermata. Come vi avevamo spiegato diverse settimane fa, l'idea di un permesso di soggiorno a punti si scontrerebbe con una serie di norme del diritto internazionale. A partire dal principio di "non-refoulement", cioè di non respingimento di persone verso Paesi in cui la loro vita o la loro libertà sarebbero minacciate, o dove rischierebbero torture e trattamenti inumani.

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