Legge Calderoli penalizza i comuni montani delle Isole, sindaci contro nuova classificazione: “Noi esclusi”

Una nuova classificazione dei comuni montani. Molto problematica. La legge 131 del 2025, cosiddetta Legge Calderoli (dal nome del senatore della Lega che l’ha proposta), ridisegna la geografia dell’Italia, imponendo una stretta alla definizione di “montanità”. Così i comuni montani passano da oltre 4.000 a poco più di 3.700, con una diminuzione di 346 rispetto all’elenco precedente, stando ai calcoli del Servizio Studi del Dipartimento Bilancio della Camera risalenti a marzo. La modifica comporta un notevole risparmio, ma anche gravi ingiustizie, perché alcuni centri abitati evidentemente montuosi vengono esclusi dalla lista. La nuova classificazione è infatti cucita su misura per i piccoli paesi alpini e dimentica la specificità dei territori degli Appennini, del Sud Italia e delle Isole.
Uno degli esclusi: Dorgali, in Sardegna
Dorgali è un comune della Sardegna che ha parte del proprio territorio sulla costa. Ha una superficie di 226,54 km² ed è, perciò, l'ottavo comune dell’isola per estensione. Lì si staglia anche la catena del Supramonte (la più alta della regione) e il territorio comunale arriva a toccare quota 1086 m con il Monte Oddeu. Nonostante questa “indiscutibile caratteristica montana”, spiega a Fanpage.it la sindaca, Angela Testone, “il comune risulta escluso dalla nuova classificazione”.
“Dorgali è un comune tra montagna e costa, però siamo sicuramente un comune montano perché facciamo parte del Supramonte”, prosegue la prima cittadina del paese, la cui popolazione si aggira attorno agli 8mila abitanti. “I criteri della legge Calderoli sono totalmente sbagliati, rigidi e ingiusti. L’Italia è uno stivale che ha realtà territoriali totalmente differenti da una parte all’altra, e quella legge si adatta ai comuni dell’arco alpino”.
Per definire un comune montano, la legge prevede principalmente criteri geomorfologici, come la superficie del territorio comunale al di sopra di determinati metri e la pendenza del territorio superiore a una certa percentuale. Ma si tratta di caratteristiche soddisfatte quasi esclusivamente dai paesi del Nord Italia. “Quei comuni hanno territori molto ridotti, mentre, quando si va nell’Appennino o nel Meridione, i comuni hanno un’estensione molto più vasta, quindi è difficile che rientrino in quei criteri”, chiarisce Testone.
“Riteniamo questo particolarmente dannoso e ingiusto”, continua Testone, che nelle scorse settimane ha partecipato a un sit-in organizzato davanti a Montecitorio dal sindaco di Urbino. “Siamo andati a Roma con un po’ di sindaci, fra cui quelli sardi di Arbus, Ruinas e Teulada. Sono comuni in cui la distanza dai servizi essenziali è davvero onerosa e punisce tutte le aziende presenti in tali territori. Avendo caratteristiche di isolamento e di distanza dagli ospedali (banalmente, non c’è la ferrovia), la loro esclusione secondo questi criteri rigidi è veramente ingiusta e ci stiamo battendo per cambiare tutto ciò”.
Le conseguenze per i comuni non montani
La nuova classificazione non incide solo sui fondi destinati ai comuni montani, ma anche su molti altri aspetti, come chiarisce Testone. “Il fatto che la regione possa supplire ai fondi FOSMIT [Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane, destinato nello specifico ai comuni montani, ndr], non è il punto più interessante per i comuni che sono stati esclusi”, illustra la sindaca, che elenca una serie di conseguenze in vari ambiti della vita collettiva.
“Se non si è comuni montani, nelle scuole dell’infanzia bisogna formare le classi con un numero minimo di alunni piuttosto elevato. Questo significa che i comuni esclusi perderanno alcune classi e chiuderanno alcuni plessi scolastici.”
“Nella sanità abbiamo già problemi per quanto riguarda la medicina di base, perché, essendo i nostri comuni impegnativi dal punto di vista del raggiungimento, i medici vengono incoraggiati anche da un punteggio di permanenza nei comuni, che è maggiore per i comuni montani”.
“In molti progetti europei che riguardano le imprese, i comuni montani hanno delle agevolazioni, gli altri non ce le hanno. I giovani che vogliono innovare nell’agricoltura, soprattutto nell’ambito dell’energia verde, non possono beneficiare delle agevolazioni previste per i comuni montani. C’è poi tutta la partita dell’IMU nelle campagne, che un comune montano può evitare di applicare. Anche questo significa che, per le nostre aziende agricole, c’è una sommatoria di danni che ricadono sulla nostra comunità e sulla nostra economia”.
“Dopo il nostro sit-in, l’Anci nazionale ha riaperto la contrattazione: siamo convinti di andare avanti e di non fermarci”, conclude Testone. L'11 giugno si terrà un nuovo incontro della Conferenza Stato-Regioni e la discussione sulla legge sui comuni montani è all’ordine del giorno.
Senatore Meloni (Pd): "Legge Calderoli danneggia Regioni del Sud"
“I territori italiani sono diversi l’uno dall’altro e così anche i comuni montani, che possono essere definiti tali per diversi aspetti”, spiega a Fanpage.it il senatore sardo Marco Meloni, che ha seguito da vicino la questione. “Oltre ai criteri geomorfologici e quantitativi, ci sono altri aspetti riconoscibili come l’isolamento, lo spopolamento, le difficoltà di accesso e, quindi, fattori di natura socio-economica e demografica che rappresentano allo stesso modo le condizioni che vivono i comuni cosiddetti montani”.
“Il fatto che le regioni del Nord, come, ad esempio, quella da cui proviene Calderoli, la Lombardia, non perdano comuni montani, mentre le regioni del Sud e le isole siano toccate in modo importante, non credo sia un caso”, prosegue Meloni. “Il punto è che questo governo, per ridurre le risorse da 200 a 73 milioni (e quindi risparmiare), ancora una volta riequilibra al contrario: dà in proporzione più risorse a chi ne ha meno bisogno, a chi sta meglio dal punto di vista socio-economico”.
“In Sardegna è evidente. Noi perdiamo 75 comuni su poco più di 200 che rientravano nella vecchia classificazione. Così si perdono tutti quegli incentivi necessari a bilanciare le difficoltà di un territorio connotato dalla “montanità”. Il punto è che, in alcuni casi, i comuni non alpini hanno montagne che in altre località sarebbero colline, ma che definiscono aree con un livello di infrastrutturazione, di isolamento, di spopolamento e di difficoltà socio-economiche del tutto comparabile a quello di territori che hanno montagne molto più alte”.
“Non è un caso che l’assessore regionale della Sardegna Francesco Spanedda abbia negato l’intesa, in Conferenza delle Regioni, al piano di riparto delle risorse per le aree montane. Credo sia una decisione giusta e che corrisponda al fatto che c’è un danno rilevantissimo relativo al FOSMIT e che bisognerebbe essere equilibrati nella ripartizione territoriale delle risorse”.
“Noi dobbiamo far passare l’idea che non siamo solo una regione a statuto speciale (come il Trentino-Alto Adige, che è una regione ricca e iperconnessa). Noi siamo una delle due regioni insulari: questo deve tradursi in fondi specifici. Le isole dovrebbero avere maggiore competenza nel definire quali sono i loro comuni montani.”
“L’auspicio è che i comuni sardi facciano fronte comune per sostenere un percorso che porti in Sardegna maggiori risorse e una più ampia autonomia nella definizione dei territori e dei comuni montani, preservando i riconoscimenti già esistenti e aprendo la porta a nuove inclusioni”, continua Meloni. “Anche questa è un’attuazione del principio di insularità. L’assessore Spanedda sta svolgendo un lavoro eccellente in seno alla Conferenza Stato-Regioni, perché ci sono anche altre regioni danneggiate. La loro è una politica che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Il ministro Calderoli ha confermato di essere un esponente della Lega Nord che non conosce il Sud e le Isole, e che comunque ne colpisce gli interessi”.