Il governo Conte bis si appresta a presentarsi alle Camere per la prima questione di fiducia, il via libera necessario affinché la nuova squadra che affiancherà Giuseppe Conte a Palazzo Chigi possa cominciare a lavorare, chiudendo così definitivamente la crisi di governo aperta da Matteo Salvini in pieno agosto. Dopo la chiusura del programma di governo e la quadra sui nomi, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle (con il supporto di Liberi e Uguali), verificheranno lunedì 9 settembre alla Camera dei deputati e martedì 10 settembre al Senato della Repubblica quanti parlamentari hanno sposato il progetto di sostenere nuovamente Giuseppe Conte e di continuare la legislatura.

I numeri, almeno in teoria, dovrebbero essere rassicuranti. Alla Camera il Movimento 5 Stelle conta 215 deputati, il PD 111, il gruppo LeU 14: il totale è di 340, più che sufficiente per superare il quorum posto a quota 316. Inoltre, sono 7 i deputati del gruppo Misto che voteranno certamente la fiducia al Conte bis, portando a 347 i sì potenziali alla fiducia: un margine di sicurezza molto ampio, che dovrebbe consentire di superare agilmente anche gli ostacoli sui primi provvedimenti urgenti del nuovo esecutivo.

Al Senato la situazione è diversa, ma il dato finale non sembra essere in discussione. Il Movimento 5 Stelle conta su 107 senatori, il Partito Democratico ne ha 51, Liberi e Uguali 4. Il totale sarebbe dunque di 162, uno in più del quorum, fissato a quota 161. Bisogna però considerare che altri tre senatori del Misto e tre del gruppo Autonomie voteranno certamente la fiducia, portando il computo totale a quota 168. Se poi a questi si aggiungessero, come sembra molto probabile, i voti dei 3 senatori della Svp e quello della dissidente M5s Paola Nugnes, il totale salirebbe a 172 e il margine sarebbe ampio anche se Matteo Richetti (PD) e Gianluigi Paragone (M5s) decidessero di confermare il loro no alla fiducia. Ancora in dubbio, per giunta, vi sono i due voti del gruppo Maie, la cui scelta potrebbe essere formalizzata nelle prossime ore.

I senatori a vita voteranno la fiducia al governo Conte?

Bisogna poi considerare il ruolo che potrebbero avere i sei senatori a vita, non solo e non tanto per quel che riguarda il voto di martedì. Non è ancora chiarissimo quanti di loro parteciperanno alla seduta e che orientamento avranno sulla fiducia, certamente un loro eventuale appoggio al governo potrebbe ampliare il margine con il quale Conte si ripresenterà agli italiani. Alcuni di loro, Cattaneo, Napolitano, Segre, nella scorsa legislatura non hanno lesinato critiche alla maggioranza M5s – Lega, mentre altri, a cominciare da Monti (che non ha mai votato le questioni di fiducia), hanno avuto un atteggiamento più prudente. Probabilmente, attenderanno le dichiarazioni di Conte e decideranno come comportarsi.

In definitiva, sulla carta la maggioranza appare solida e Conte sembrerebbe poter superare agilmente la prova della fiducia e i primi delicatissimi passaggi parlamentari. Per onor di cronaca, vanno però riportati i tanti mal di pancia filtrati in queste ore, con fonti leghiste che parlano di un drappello di 10 senatori grillini pronti a votare contro la fiducia. A parere di chi scrive, però, anche se i numeri fossero questi e il dissenso così ampio, proprio il margine di cui gode la maggioranza al Senato potrebbe far desistere i "ribelli" e convincerli a non esporsi prima del tempo.

Discorso diverso va fatto invece sulla reale solidità del consenso nei confronti di questo esecutivo. È ormai noto che all'interno di PD e M5s esistano diverse correnti, più o meno strutturate e numerose, che rendono arduo pensare a una gestione davvero unitaria dei gruppi alla Camera e al Senato. Al momento, è interesse comune che la legislatura prosegua e che il governo cominci a lavorare, ma le cose potrebbero cambiare in presenza di questioni "impreviste" o nel caso di snodi parlamentari particolarmente delicati. E in situazioni di emergenza non controllare completamente i gruppi parlamentari potrebbe essere un grosso problema per PD e M5s…