Dall’ex ministro Lorenzo Fioramonti all’ultima deputata ribelle Elisa Siragusa, dal comandante Gregorio De Falco allo scrittore Giovanni Marilotti: esponenti noti e volti meno conosciuti continuano a lasciare il Movimento 5 Stelle. Alla spicciolata, infatti, l’emorragia prosegue incessante. Per due motivi, sfiducia verso la gestione del Movimento o espulsione dei probiviri. Il bilancio è pesante: da marzo 2018, quando è iniziata la legislatura, 42 parlamentari hanno lasciato i gruppi del M5S; nel dettaglio sono 26 deputati e 16 senatori. In teoria, se i fuoriusciti si mettessero insieme, potrebbero costituire un gruppo autonomo a Montecitorio (per cui bastano 20 deputati) e avere un peso specifico a Palazzo Madama (dove il regolamento impedisce la creazione di gruppi ex novo). Ma ci vorrebbe un’intesa, che al momento manca tra i singoli. Colpisce, poi, un altro elemento: il soggetto politico più forte, e comunque ancora più rappresentato nelle Aule parlamentari, non ha aggiunto nemmeno un deputato o un senatore nel corso di questa legislatura. Ha soltanto perso pezzi. Il 2020 è stato un annus horribilis: il passivo è di 29 parlamentari che hanno lasciato il Movimento. E i rumors indicano che la tendenza non è destinata a interrompersi. Anzi, il numero potrebbe ancora crescere.

Del resto l’anno era cominciato con il botto sul capitolo fuoriusciti: Fioramonti, ex ministro dell’Istruzione ed esponente di spicco del M5S, ha lasciato il gruppo grillino a Montecitorio qualche settimana dopo le dimissioni dall’incarico di governo. Appena qualche giorno prima di lui, il deputato Nunzio Angiola aveva aperto le danze con fuga dai pentastellati. Pure Paolo Lattanzio, deputato pugliese molto attivo in commissione Cultura, ha optato per l’abbandono del gruppo. Ma i ribelli della prima sono i senatori Gregorio De Falco (ufficialmente espulso a fine dicembre 2018, in dissenso verso il governo Conte gialloverde) ed Elena Fattori (uscita a novembre 2019, prima della pronuncia dei probiviri nei suoi confronti): due capofila di un trend sempre più inarrestabile. La lista dei fuoriusciti si completa infatti con i deputati Piera Aiello, Fabiola Bologna, Rosalba De Giorgi, Rina Di Lorenzo, Matteo Dall’Osso, Alessandra Ermellino, Davide Galantino, Gianluca Rospi, Elisa Siragusa Rachele Silvestri, Antonio Zennaro, e i senatori Luigi Di Marzio, Tiziana Drago, Gelsomina Vono, Giovanni Marilotti, Ugo Grassi, Stefano Lucidi, Francesco Urraro e Alessandra Riccardi. Chi per un motivo, chi per un altro hanno salutato i 5 Stelle.

Ma non ci sono solo i malpancisti fuoriusciti: esiste anche la lista degli espulsi, per vari motivi. Il simbolo è senza dubbio il giornalista Gianluigi Paragone, allontanato per i voti difformi rispetto al gruppo. Ora è nel Misto al Senato, ma a capo del movimento Italexit, nel ruolo di tenace oppositore del governo. Tra i nomi più mediatici c’è Sara Cunial, cacciata per le posizioni no-vax. Di recente è assurta, di nuovo, agli “onori” per la partecipazione alle proteste di piazza dei negazionisti del Covid-19, al fianco dei No Mask. Tra gli espulsi figura inoltre Marco Rizzone, deputato ligure, allontanato perché era tra i parlamentari che hanno chiesto il bonus di 600 euro per l’emergenza Coronavirus. Un altro sanzionato con cartellino rosso è Raffaele Trano, reo di non essersi dimesso, a marzo 2020, dopo l’elezione a presidente della commissione Finanze a Montecitorio, grazie ai voti della Lega. Non passa inosservato il vulcanico senatore Mario Michele Giarrusso, espulso per le mancate restituzioni, insieme al deputato Nicola Acunzo. Tra i primi espulsi c’è il senatore Saverio De Bonis, nel suo caso la decisione è maturata perché aveva manifestato dissenso durante il primo esecutivo Conte. Stessa sorte è toccata ad Alfonso Ciampolillo, qualche mese dopo. L’elenco degli espulsi include, poi, i deputati Nadia Aprile, Santi Cappellani, Massimiliano De Toma, Flora Frate, Veronica Giannone, Gloria Vizzini, Michele Nitti, Paolo Nicolò Romano, e le senatrici Paola Nugnes e Marinella Pacifico.

Certo l’esperienza passata non consiglia la fuoriuscita dal Movimento 5 Stelle: chi lo ha fatto nella scorsa legislatura è quasi sempre sparito dai radar. Sono pochi ad aver trovato un nuovo tetto politico. È il caso di Walter Rizzetto, uno dei primi ribelli, che oggi siede tra i banchi alla Camera di Fratelli d’Italia con cui è stato rieletto. Un percorso simile lo ha fatto in Forza Italia Vincenza Labriola: dopo aver traslocato sotto le insegne berlusconiane, ha conquistato il seggio a Montecitorio alle ultime Politiche. Un’altra ex M5S che se l’è cavata è Mara Mucci, sebbene sia senza incarichi istituzionali: è stata candidata, per il partito Azione di Carlo Calenda, alle ultime Regionali in Emilia-Romagna. È stata la prima non eletta. Potrebbe entrare, però, se l’assessore Mauro Felicori lasciasse il posto in consiglio, rinunciando al doppio ruolo di assessore-consigliere. Seppure fuori dalle dinamiche parlamentari, va menzionato Federico Pizzarotti, uno dei primi a sfidare Beppe Grillo a viso aperto: il sindaco di Parma ha fondato Italia in Comune, reduce da un risultato non proprio stellare alle Europee del 2019. Per il resto chi ha scelto la fuga è finito nell'oblio.

Attualmente il grosso dei grillini espulsi o fuoriusciti in questa legislatura è nel calderone del Misto della Camera e del Senato. Tuttavia, c’è chi ha provveduto a ricollocarsi: il primo è stato Dall’Osso, che ha traslocato con Forza Italia nel dicembre 2018. Galantino, suo collega a Montecitorio, ha aderito nell’estate 2019 al gruppo di Fratelli d’Italia. Più di recente Cappellani è diventato esponente del Partito democratico, mentre a ottobre Rina Di Lorenzo è passata con Leu. Lo stesso percorso, oltre un anno fa, è stato fatto dalla senatrice Nugnes: a Palazzo Madama siede adesso tra i banchi di Liberi e uguali. Al Senato colpisce maggiormente la migrazione degli ex grillini verso la Lega: nel dicembre 2019, il partito di Matteo Salvini ha sfilato il tris Grassi, Lucidi e Urraro agli ex alleati. Qualche mese dopo Riccardi ha seguito il loro esempio, aderendo al gruppo leghista. Simbolico anche il passaggio di Vono con Italia viva: da Grillo a Matteo Renzi, il salto è stato audace. Da segnalare il recente trasloco del senatore Marilotti con il gruppo Autonomie e della deputata Giannone nella componente Noi con l’Italia, che fa riferimento all’ex ministro Maurizio Lupi. Infine, Rospi è nella componente alla Camera denominata Popolo protagonista. Inizialmente altri due ex pentastellati, Nitti e Zennaro, lo avevano seguito in questa esperienza, prima di tornare semplicemente nel Misto.

A questo gruppone, vanno aggiunti “gli eletti fantasmi” del Movimento: quei candidati, come i deputati Silva Benedetti, Andrea Cecconi, e i senatori Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, che erano stati espulsi durante la campagna elettorale per la questione dei mancati rimborsi. Ciononostante hanno proseguito la corsa elettorale e hanno comunque ottenuto il seggio alle Politiche del 2018. Una situazione simile l’hanno vissuta, i deputati Salvatore Caiata e Antonio Tasso, che però sono stati allontanati dai vertici pentastellati per aver omesso questioni giudiziarie (Caiata era sotto inchiesta al momento della candidatura, Tasso ha accettato la prescrizione in un vecchio procedimento), insieme al deputato Catello Vitiello, “colpevole” per i vertici grillini di essere un massone in sonno. Tutti loro non sono mai entrati, nemmeno per un giorno, nei gruppi del M5S.

E ora che fanno? Non stanno certo fermi. La Benedetti, dopo aver aderito alla componente parlamentare del partito di Giovanni Toti, Cambiamo!, è tornata al gruppo Misto. Cecconi, invece, è insieme Tasso nella componente del Movimento associativo italiani all’estero (Maie). Caiata è stato nel Maie per poi uscirne ed entrare in Fratelli d’Italia. Vitiello ha optato per l’ingresso in Italia Viva. Al Senato, infine, Martelli ha sposato il progetto Vox Italia di Diego Fusaro, raggiungendo un altro ex grillino, Ivan Della Valle, anche lui espulso per la vicenda dei rimborsi mancati. A differenza di Martelli, però, Della Valle non è tornato in Parlamento. Come potrebbe accadere, al prossimo giro, per molti dei fuggitivi a 5 Stelle.