Un’espulsione annunciata da tempo. Che era stata più volte rimandata anche a causa dei numeri del Senato, dove la maggioranza è sempre in bilico. Ma alla fine il Movimento 5 Stelle ha deciso di espellere il senatore Mario Michele Giarrusso. E insieme a lui anche il deputato Nicola Acunzo, un attore prestato alla politica. Entrambi allontanati dal Movimento a causa delle mancate restituzioni di parte dello stipendio mensile. L’uno – Giarrusso – ha spiegato che non avrebbe più effettuato restituzioni per coprire le sue spese legali. L’altro – Acunzo – ha definito la sua decisione come dovuta a una “questione politica”. In entrambi i casi, quindi, le procedure per l’espulsione erano state avviate proprio per la mancata rendicontazione dei rimborsi.

L'espulsione di Giarrusso dal M5s

L’espulsione di Giarrusso era annunciata anche per le critiche più volte espresse dal senatore al Movimento 5 Stelle in questi due anni di governo. Giarrusso aveva spesso preso di mira l’azione dei pentastellati a Palazzo Chigi, come avvenuto anche di recente con le lamentale che hanno seguito la conferma di Claudio Descalzi come ad di Eni. L’espulsione è stata più volte rinviata, forse anche a causa dei numeri traballanti della maggioranza in Senato. Ma oggi, secondo quanto confermano fonti parlamentari, l’espulsione è stata certificata. La motivazione è legata, però, solamente alle mancate restituzioni.

Perché Giarrusso e Acunzo non effettuavano le restituzioni

Giarrusso ha più volte detto che la sua decisione di non restituire parte dell’indennità da parlamentare – come previsto per tutti i parlamentari pentastellati – era dovuta alla necessità di pagare le cause legali pendenti, non offrendo il M5s, da questo punto di vista, alcuna garanzia. Per Giarrusso mancano le restituzioni di circa un anno. Per Acunzo si è trattato di una sorta di protesta politica, lamentando infatti un cambiamento in corso delle regole. Le espulsioni di Giarrusso e Acunzo si aggiungono a un’altra arrivata negli scorsi giorni, ma per motivi diversi, legati al dissenso espresso e ad alcune iniziative personali prese da Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio.