Alla fine è accaduto quello che qualcuno fingeva di non volere vedere. Matteo Salvini è riuscito nella mirabile impresa di fingere di governare mentre ha usato il suo ruolo istituzionale e i pochi mesi del governo Conte per instaurare una campagna elettorale (per di più istituzionale) permanente che è riuscita a metterlo sulla bocca di tutti, a dettare l'agenda politica, a svuotare gli alleati che l'hanno colpevolmente portato al governo e a tenere all'angolo le opposizione e gli amici scomodi. È il delitto perfetto la sua mozione di sfiducia a Giuseppe Conte e non valgono le motivazioni addotte semplicemente per simulare una narrazione: il governo gialloverde cade con la scusa della mozione sulla TAV ma, se ci pensate, Salvini negli ultimi giorni ha infilato una serie di successi (dal Decreto Sicurezza bis fino all'Alta Velocità) che rendono chiaro che servisse solo un appiglio qualsiasi per mettere in pratica una strategia. La TAV no, non c'entra. 

Salvini ha capito che l'ottobre che verrà sarà un bagno di sangue con tutti quei miliardi da trovare per coprire le manovre di governo che hanno lisciato gli elettori in questi mesi, sa benissimo che la sua popolarità è al massimo delle possibilità, si ritrova ad avere svuotato il Movimento 5 Stelle con i suoi atteggiamenti sprezzanti (li ha trattati da bambini capricciosi fin dall'inizio e loro non sono mai riusciti ad averne coscienza) e approfitta della debolezza del decadente Berlusconi. A questo aggiungeteci un Partito Democratico mellifluo e perso nei suoi soliti mille rivoli e avrete il contesto perfetto perché il Capitano leghista ceda alla tentazione di capitalizzare la serie di fortunati eventi.

Fare cadere il governo ora significa, ancora una volta, gestire l'agenda politica (e viene facile fare apparire i grillini come quelli che invece sono attaccati alla poltrona), disinnescare Di Maio e i suoi (che infatti già oggi appaiono piuttosto goffi mentre dicono della Lega ciò che si scriveva da mesi), continuare a giocarsi tutto sulla propaganda (che è la cosa che Salvini sa fare meglio) e instillare nella gente l'idea di poter essere l'uomo della provvidenza che è stato bloccato da alleati non all'altezza.

Il delitto perfetto di Salvini sta tutto nell'essere stato ministro senza occuparsi mai del suo ministero, impegnato a costruire il proprio personaggio sulla pelle dei suoi compagni di governo senza essere mai messo di fronte alle sue responsabilità di governo per il timore che reagisse in malo modo. Ha condotto la campagna elettorale più lunga della storia repubblicana nella posizione più comoda con la complicità di chi ha cercato di convincerci che un contratto di governo potesse essere una garanzia. E ora è già pronto (a differenza di tutti gli altri) per una campagna d'agosto che prende in contropiede tutti gli altri partiti (escluso Fratelli d'Italia che a Salvini è rimasto in scia).

Così, alla fine, verrebbe voglia di scrivere che in fondo in molti l'avevamo detto. Ma anche questo, ora, non conta più.