"Non c'è tempo per pensare alla Turchia che sta per attaccare, ora scusate, dobbiamo ballare". E' il senso del video, immagini serali con un fuoco vicino, rubate ieri sera con un cellulare da qualcuno che partecipava alla festa, dove si vedono decine di persone che ballano in strada a Kobane. La verità è che i curdi si stanno preparando anche alla battaglia contro i turchi, non ballano e basta, però la difesa senza ballo avrebbe qualcosa in meno da difendere.
Si stanno preparando alla difesa, i curdi, l'ennesima, della loro libertà; che alla fine è un po' la libertà di tutti, pure di me che scrivo o di voi che leggete ora queste parole scritte con il sottofondo di musica curda. Perché "si è liberi e felici solo se lo sono anche gli altri", cantava Giorgio il nazionale, a proposito di canti, di balli e di libertà.

I curdi sono un popolo che ama e che lotta, e questo è fastidioso, addirittura inconcepibile per chi non è abituato all'amore espanso, ai diritti condivisi, e risulta insopportabile ai più anche quando delle lotte curde – ad esempio aver sconfitto i terroristi dell'Isis – ne ha giovato tutto il mondo e forse l'Occidente e l'America ne hanno giovato un po' più degli altri. Dopo aver – sicuramente un po' più degli altri, gli Stati Uniti d'America – contribuito a crearlo il terrorismo dell'Isis.

L'immagine del ballo a Kobane non è quella dei suonatori del Titanic prima che affondasse, obbligati dai contratti e dalla forza del padrone che aveva investito soldi in quella crociera. L'immagine del ballo a Kobane non è neanche la festa della sera prima dell'inizio del militare, il giro ubriachi fra i bordelli della città, e non è neanche il bicchiere di vino ai soldati il giorno prima di essere mandati a morire e ad ammazzare. L'immagine del ballo a Kobane non è sfruttamento, ha i
L'immagine del ballo a Kobane non è neanche un ballo di coppia, un rapporto di passi e d'amore a due, c'è infatti qualcosa di collettivo nelle immagini da Kobane.
L'immagine del ballo a Kobane non è neanche solo l'immagine del ballo a Kobane, perché non tutti ballano, perché qualcuno si abbraccia e basta, qualcuno muove la testa, un'altra sposta il piede, qualcuno zompetta abbracciato agli altri, sembrano in un grande cerchio con i bambini nel mezzo, mentre guardano gli adulti che fanno i bambini, qualcuno mette legna sul fuoco, qualcun altro suona la musica, più che metterla.
A Kobane, i curdi, stanno già rispondendo agli attacchi della Turchia. "Noi ci siamo", sembrano dire con quei balli in piazza, all'aperto. "Forse moriremo o forse no", sembrano raccontarci, "in ogni caso continueremo a pensare insieme, a muoverci insieme, a difenderci e a ballare insieme".

Mi sembra di sentirli, mentre dicono: "Vuole favorire un ballo, signora libertà?"