Il ministro Urso dice che la Spagna cresce più dell’Italia grazie all’immigrazione

L'economia spagnola va meglio di quella italiana perché hanno più immigrazione. A dirlo non è stato un parlamentare dell'opposizione, ma il ministro delle Imprese e del Made in Italy italiano Adolfo Urso. Lo ha fatto nel suo intervento davanti ai giovani di Confindustria, una platea che l'ha accolto in modo decisamente freddo.
Intervistato dal conduttore David Parenzo, Urso è stato subito chiamato a rispondere sul perché la crescita del Pil italiano sia così bassa. Le stime più recenti per il 2026 la piazzano tra lo 0,5% e lo 0,7% per quest'anno, mentre Francia e Germania faranno meglio (di poco) e la Spagna molto meglio (oltre il 2%).
Inizialmente il ministro ha aggirato la domanda, concentrandosi sui dati positivi per l'Italia: "Siamo l'unico Paese europeo che cresce in maniera significativa nelle esportazioni, e che oggi contende la quarta posizione globale a due giganti asiatici come Corea del Sud e Giappone". Tornando al tema della crescita economica, ha detto: "Perché la Spagna è in crescita demografica e l'Italia invece è in decrescita demografica".
E non è una questione di fare più figli, ha chiarito Urso: "Non solo si fanno più bambini. Hanno programmato da tempo un'immigrazione che proviene dall'America Latina". L'immigrazione, insomma, come uno strumento per fermare il calo della popolazione e contribuire anche alla crescita economica. Anche se il ministro ha subito specificato che si tratta di un'immigrazione "compatibile con la lingua, con la storia e la cultura spagnola". Come a suggerire che in Italia non si potrebbe realizzare un'operazione di questo tipo.
"La differenza sostanziale tra l'Italia e la Spagna", ha riassunto, "è sulla crescita demografica, di lungo periodo, e sul costo dell'energia, che si determina nei lunghi periodi". Va detto che entrambi sono ambiti su cui il governo Meloni, in carica da quattro anni, avrebbe potuto intervenire in modo molto più deciso. Oggi invece l'Italia si trova a pagare gli effetti della crisi energetica in modo ben più radicale – senza considerare che il calo della produzione industriale italiana, il principale settore di competenza di Urso, è proseguito ininterrotto per anni in questa legislatura.
"Per il resto, noi stiamo di gran lunga meglio della Spagna", ha insistito il ministro. E ha lanciato una apparente ‘frecciatina' all'esecutivo di Pedro Sanchez e ai casi giudiziari che riguardano alcune persone vicine al premier: "Abbiamo un governo credibile, anche sul piano morale". Un'affermazione strana, considerando che solo pochi mesi fa sono arrivate le dimissioni di una ministra (Daniela Santanchè) e di un sottosegretario (Andrea Delmastro), entrambi per motivazioni legate a casi giudiziari che li riguardano. E che nel 2024 da questo stesso governo ha rassegnato le dimissioni un altro ministro (Gennaro Sangiuliano) finito al centro di uno scandalo amoroso e politico. Senza considerare altre dimissioni, come quelle dei sottosegretari Vittorio Sgarbi e Augusta Montaruli, arrivate in precedenza e sempre legate a indagini o condanne.
Urso ha concluso il suo discorso parlando del nucleare con tono nostalgico: "L'Italia del boom economico era l'Italia del nucleare. Eravamo, fino al malaugurato referendum, il primo Paese in Europa a produrre energia nucleare, dietro soltanto agli Stati Uniti e l'Unione sovietica, avevamo un mix energetico di idroelettrico e nucleare che garantiva alle imprese, alle famiglie, ai cittadini e alla nazione una competitività indiscutibile". Ora "siamo tornati al nucleare". Perché, ha detto, "li altri governi pensavano al presente, presentismo. Noi siamo futuristi, stiamo costruendo il nucleare perché serva domani".