Manovra 2027

Il governo Meloni verso la retromarcia sul taglio dell’Irpef, ma Tajani insiste: “Va fatto”

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L’esecutivo è pronto a fare marcia indietro sull’idea di ridurre lo scaglione Irpef dal 35 al 33 percento, per i redditi tra i 50 e i 60mila euro. Nella maggioranza si fa spazio l’idea di usare le scarse risorse disponibili in legge di bilancio per misure che garantiscano un impatto più immediato sulla popolazione (possibilmente prima delle elezioni). Il leader di Forza Italia Tajani però si oppone. I nodi sulla manovra si scioglieranno probabilmente solo dopo la conclusione della trattativa del governo in Europa sulle spese da finanziare con l’extra-deficit per l’energia.

L'extra-deficit da spendere in energia e difesa c'è, ma per capire come usarlo il governo dovrà aspettare ancora. Dopo il via libera del parlamento, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti è atteso da altre settimane di trattative con l'Europa, con l'obiettivo di definire quali misure sarà possibile finanziare con i 7 miliardi di deficit aggiuntivo previsto dalla clausola europea per le spese in campo energetico. All'esito di questo confronto è legato anche il varo della legge di bilancio, che infatti al momento non è ancora stata messa in calendario. Per  le norme che rimarranno fuori dalla clausola europea, bisognerà eventualmente trovare risorse nel bilancio dello Stato.

I margini della legge di bilancio d'altronde rimangono strettissimi: in parlamento, Giorgetti ha spiegato che ritiene un imperativo rimanere sotto il 3 per cento del rapporto deficit/pil. Una condizione necessaria non solo per uscire in primavera dalla procedura d'infrazione europea, ma anche per tenere sotto controllo la spesa per gli interessi dei Btp, in un momento in cui i rendimenti di titoli di Stato salgono in tutto il mondo.  I confini così stringati rischiano di fare una vittima eccellente. Come anticipato da Repubblica e Il Sole 24 Ore, infatti, nel corso di una riunione tra il governo e i responsabili economici dei partiti di maggioranza, il Mef avrebbe prospettato la concreta possibilità di rinunciare al taglio dell'aliquota Irpef dal 35 al 33 percento per i redditi tra 50 e 60mila euro.

I motivi del dietrofront sull'Irpef

Sarebbe una retromarcia clamorosa. Il nuovo taglio dell'Irpef era considerato fino a pochi giorni fa la pietra angolare della prossima manovra del governo, anche se ora fonti dell'esecutivo si affrettano a precisare che Giorgia Meloni aveva parlato più genericamente di "riduzione del carico fiscale per il ceto medio". Il riferimento alla rimodulazione dello scaglione Irpef però era sembrato evidente a tutti, tanto che nelle scorse settimane diversi esponenti della maggioranza avevano dato per quasi certo l'inserimento nella legge di bilancio.Tra questi, il viceministro dell'Economia Maurizio Leo, che ora – interpellato da Fanpage.it, a margine della discussione sullo scostamento alla Camera – dice: "Stiamo lavorando, nessuna decisione è stata presa".

Più voci della maggioranza e del governo però confermano al nostro giornale che una riflessione sul punto è in corso e la bilancia pende al momento decisamente verso la scelta di accantonare il taglio dell'Irpef. "La coperta è quella,  anche se la tiri non la puoi allungare", riferiscono fonti del Mef. Con le poche risorse a disposizione, è il ragionamento di un'esponente della destra a conoscenza del dossier, la scelta sarebbe quella di concentrarsi su interventi dall'impatto più rapido, mentre la riduzione dello scaglione dell'Irpef avrebbe un effetto molto diluito nei mesi e posticipato nel tempo. La motivazione ufficiale è che con l'inflazione che morde, servono sostegni immediati alla popolazione. Quella ufficiosa è la necessità di mettere in manovra norme i cui effetti possano essere evidenti, prima delle prossime elezioni.

Il niet di Tajani e le alternative al taglio

Quest'idea al momento trova l'opposizione del segretario di Forza Italia Antonio Tajani, che per primo ha proposto l'abbassamento dello scaglione Irpef per i redditi fino a 60mila euro. Un'ipotesi tramontata? Chiede Fanpage.it a Tajani mentre lascia Montecitorio. Risposta: "Assolutamente no, noi riteniamo che si debba assolutamente procedere per il taglio dell'Irpef, come riteniamo che si debbano fare degli interventi per i giovani". Anche dentro FI però c'è chi ipotizza le possibili monete di scambio, per ammainare la bandiera. In prima fila c'è l'estensione dell'abolizione del bollo auto, così da comprendere quasi  tutte le vetture in circolazione. Più complicato, l'innalzamento delle pensioni minime fino a 800 euro, su cui ci sarebbe lo sbarramento del Mef.

Dalle parti di Fratelli d'Italia invece spiegano che rinunciare alla riduzione dell'Irpef servirebbe a blindare la flat tax sugli aumenti contrattuali dei giovani lavoratori (per il 2026, però, la tassazione ridotta al 5 percento sull'incremento degli stipendi è stata garantita a tutti, senza soglie di età). E permetterebbe di detassare le tredicesime. Anche quest'ultima norma però avrebbe un impatto solo alla fine del prossimo anno. Così, non si esclude la possibilità di tirare fuori dal cilindro qualche bonus dal sapore elettorale: tra questi, un sostegno economico una tantum alle partite Iva sotto una certa soglia. Sull'estensione della flat tax fino a 100mila euro invece serve l'ok dell'Europa, considerato improbabile.

La vera trattativa con Bruxelles riguarda altre partite. Prima tra tutte, quella sulle misure da comprendere nell'extra-deficit per l'energia (mentre sulla difesa l'accordo dovrebbe essere più semplice). I paletti imposti dall'Unione europea sono piuttosto rigidi: no a sussidi a pioggia, ma aiuti e investimenti mirati, per agevolare la transizione verde. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti punta ad allargare il perimetro, per comprendere sostegni diretti a famiglie e imprese contro il caro bollette. L'Italia chiede anche di considerare il peso dell'inflazione nella valutazione sul rispetto del vincolo europeo di spesa. Non si tratta di nuova flessibilità, precisano dal Mef, perché i saldi di bilancio rimarrebbero gli stessi. Si tratterebbe invece di adattare le regole Ue al peggioramento del quadro internazionale. Le prossime settimane diranno se Meloni e Giorgetti riusciranno a convincere i vertici comunitari e i falchi del Nord Europa. Altrimenti anche gli interventi immediati contro il caro energia dovranno eventualmente trovare spazio nel bilancio nazionale. A quel punto, la coperta corta diventerebbe una trapuntina.

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