Il messaggio del ministro Giorgetti alle banche per la Manovra 2027: “Chi può contribuire lo farà”

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A cura di Luca Pons
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Il ministro dell’Economia Giorgetti è intervenuto in Parlamento, davanti alle commissioni Bilancio, in audizione sul DPFP. Dopo, ha lanciato un messaggio rivolto alle banche: nella manovra 2027, “tutti quelli che hanno la possibilità di contribuire, contribuiranno”.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha lanciato un messaggio indiretto ma piuttosto chiaro alla propria maggioranza: la priorità del governo – almeno per quanto lo riguarda – sarà l'attenzione ai conti pubblici, per mantenere la "credibilità" nei confronti dei "mercati internazionali" che l'Italia si è guadagnata in questi anni seguendo le regole europee e mantenendo i bilanci in ordine. Si cercherà, insomma, di mettere un argine alle richieste dei partiti, visto che, come lo stesso ministro ha ammesso, "normalmente l'anno prima delle elezioni si spende e si spande".

Nel corso dell'audizione, il ministro ha fatto un riferimento più o meno velato anche alle banche, e al loro eventuale contributo alla prossima legge di bilancio. All'uscita, intercettato dai cronisti, ha ribadito che "tutti quelli che hanno la possibilità di contribuire" saranno chiamati a farlo. A conferma della linea dell'esecutivo, alla ricerca di un aiuto per scrivere la manovra.

"Contributo delle banche in Manovra? Tutti quelli che possono contribuiranno"

Giorgetti durante l'audizione ha fatto alcuni accenni indiretti alla manovra 2027, dicendo che spera che "il sistema bancario si renda conto dello sforzo che ha fatto lo Stato per assicurare la normale dinamica del credito". L'argomento in questione era il Fondo piccole e medie imprese, non direttamente collegato alla legge di bilancio, ma il sottotono è stato chiaro. Tanto più che, all'uscita dall'aula, i giornalisti hanno fermato Giorgetti e a una domanda esplicita sul contributo da parte di banche, assicurazioni ed eventualmente società energetiche, il ministro ha risposto, dopo qualche secondo di riflessione: "Tutti quelli che hanno la possibilità di contribuire in questo momento, contribuiranno".

L'intenzione, insomma, è abbastanza delineata. Negli scorsi giorni si è parlato di un aumento temporaneo di IRES o IRAP, per presentare la misura come un contributo volontario delle banche. Nonostante il ministro Salvini avesse chiesto di ottenere "almeno cinque miliardi", le stime più realistiche parlano di 2-3 miliardi. La forma precisa per stilare il contributo deve essere ancora decisa, e lo sarà tramite contrattazioni dirette con il settore. Il governo in teoria dovrebbe inviare al Parlamento il testo della legge di bilancio entro il 20 ottobre, ma Giorgetti ha annunciato che potrebbe slittare di qualche giorno – non per il contributo delle banche, ma per la contrattazione in corso in Europa.

Il messaggio al Cdx: niente spese folli pre-elezioni, "la cosa più importante è la credibilità"

La valutazione di Giorgetti è in parte positiva: "Nella prima parte del 2026 l'economia mondiale ha registrato un andamento migliore delle attese", e lo stesso ha fatto quella italiana. Le entrate per lo Stato sono cresciute, anche a causa del fiscal drag, che il ministro ha confermato valere circa 3,4 miliardi (una stima molto vicina a quella che Fanpage.it aveva anticipato). Il problema principale resta "il prezzo dell'energia", che farà sentire i suoi effetti "per il prossimo biennio". L'anno prossimo ci saranno "effetti sul potere d'acquisto delle famiglie". Nel 2028 e 2029, poi, ci dovrebbe essere "un recupero dei consumi" da parte dei cittadini. Ma questo dipenderà anche molto dalle evoluzioni dei prossimi mesi e anni.

Nel frattempo, i tassi d'interesse salgono e così l'Italia nei prossimi anni dovrà pagare di più, ai creditori, per gli interessi sul debito pubblico. Da questo è partito l'appello di Giorgetti: "È ancora più importante mantenere la credibilità del percorso di finanza pubblica" e riportare "il rapporto debito/Pil su un sentiero discendente". In altre parole, non c'è margine per sgarrare (almeno, non troppo) nella legge di bilancio 2027, perché bisogna restare nei binari che prevedono di ridurre, a partire dal 2028, l'enorme mole di debito pubblico.

Le esigenze secondo il ministro dell'Economia sono due: la prima è il "consolidamento dei conti", per "preservare la fiducia dei mercati"; la seconda è "l'utilizzo degli spazi disponibili", cioè dei soldi che restano, "per sostenere, con interventi selettivi, gli investimenti, la competitività e le esigenze concrete di famiglie, lavoratori e imprese". Per farlo serve "sì prudenza, ma soprattutto capacità di individuare con chiarezza le priorità". Questo perché "la sostenibilità della finanza pubblica" serve per permettere "allo Stato" di "intervenire e perseguire le proprie priorità".

Per Giorgetti non è una novità fare appello alla prudenza contabile, ma è un avviso che suona particolarmente significativo mentre il governo Meloni si prepara a scrivere la sua ultima legge di bilancio prima delle elezioni. È certo che da tutti i partiti – inclusa la Lega dello stesso Giorgetti – arriveranno richieste costose. E lo stesso succederà dall'interno del governo: Matteo Salvini dichiarato nelle scorse settimane che servirà "una manovra coraggiosa" e che "non puoi andare al risparmio adesso". Il ministro, invece, ha chiarito: bisogna scegliere bene quali sono le (poche) priorità e concentrarsi su quelle, altrimenti saltano i conti.

Il ministro ha anche fatto più di un riferimento al centrodestra. Ad esempio, sostenendo che per la scelta del governo di mantenersi conservativo nelle stime sulla crescita "anche stavolta, in un anno pre-elettorale", "dovrei essere rimproverato dalla maggioranza, e giustamente mi diranno che sono un fesso, ma questo profilo di serietà per cui abbiamo maturato credibilità internazionale io continuo a difenderlo". Successivamente, ha scherzato con il suo collega di partito Claudio Borghi: "Giustamente la maggioranza potrebbe dirmi, il senatore Borghi tra tutti, ma bravi fessi…normalmente l'anno prima delle elezioni si spende e si spande".

La marcia indietro sui fondi per la difesa: "Li abbiamo chiesti per avere quelli per l'energia"

Il governo Meloni ha chiesto all'Europa la possibilità di indebitarsi più del previsto, per circa 29 miliardi di euro nell'arco del 2027 e 2028. Si tratta dello scostamento di bilancio che il Parlamento dovrà approvare domani, e che sarà diviso in due parti uguali: 14,4 miliardi di euro per la difesa, e la stessa somma per il caro energia. Per quanto riguarda la prima componente, il governo ha cercato di evitare problemi interni e attacchi dall'opposizione riducendo la quota dedicata alla spesa militare: avrebbe dovuto essere di circa 22 miliardi. Oggi il ministro Giorgetti ha fatto un passo in più. Anche se ha rivendicato che la difesa è "una parte costituente per uno Stato che vuole rimanere tale", ha anche sostenuto che il governo Meloni abbia chiesto quei fondi solo perché era l'unico modo di ottenere quelli per l'energia.

"Se non si chiede la difesa, non viene riconosciuta l'energia. Qualcuno osserverà che è una regola stupida ma non me la sono data io, è stata decisa in sede europea. Prendiamo l'energia, e prendiamo la difesa perché vogliamo prendere l'energia". Va detto che, comunque, le regole europee non obbligavano a chiedere lo stesso importo per entrambe le questioni. E che, come lo stesso Giorgetti ha ammesso, inizialmente il piano era di chiedere un somma decisamente più alta per la difesa.

In ogni caso, il ministro si è poi concentrato sull'energia. Il motivo per cui non si sa ancora cosa esattamente il governo voglia fare con quei soldi è che "è in corso una trattativa con gli uffici della Commissione europea". La richiesta del governo Meloni sarebbe di "usare la clausola anche per andare temporaneamente incontro alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock" su bollette e inflazione. "Se in Europa dicono no, le famiglie sopportino, secondo me è una scelta sbagliata".

Il nuovo appello alla flessibilità Ue

Giorgetti ha anche ribadito la richiesta di flessibilità già fatta all'Europa, e finora ricevuta con una certa freddezza. La richiesta è di ammorbidire alcuni dei vincoli europei decisi nel 2024 (con il consenso anche del governo Meloni) per tenere conto del fatto che l'inflazione sta aumentando molto a causa di "sviluppi non prevedibili".

Il ministro ha parlato di "nodi irrisolti della nuova governance economica, che solo con la sua concreta applicazione potevano emergere", dicendo che adesso serve una "interpretazione delle regole che tenga conto di questi elementi". Poi ha insistito: "Un'interpretazione più realistica e più sensata sarebbe dovuta". Altrimenti, "l'inflazione importata per effetto dello shock dell'energia genererebbe un duplice effetto": da una parte una "politica fiscale restrittiva" per affrontare i costi, e dall'altra "una politica monetaria restrittiva da parte della BCE" per combattere l'inflazione.

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