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Il Movimento 5 Stelle avrebbe falsificato le firme relative alla presentazione delle candidature alle elezioni comunali di Palermo del 2012 per coprire un precedente errore che avrebbe potuto pregiudicare la presentazione delle liste necessaria per partecipare alla competizione elettorale. La storia è molto vecchia, risale a ben 4 anni fa, ma è tornata recentemente alla ribalta a causa di un servizio della Iena Filippo Roma che pochi giorni fa, ricevendo una segnalazione del caso già archiviato a suo tempo a seguito di un'indagine condotta nel 2013 dalla Digos, ha deciso di indagare sulla vicenda, andando a Palermo a contattare i protagonisti di questa vicenda, gli ex attivisti pentastellati che denunciarono la procedura illegittima e le persone accusate.

Filippo Roma ha spiegato che Le Iene sono tornate nuovamente sulla questione perché, nonostante l'archiviazione, in redazione sarebbero pervenuti dei documenti inediti inviati da una fonte anonima – che ha provveduto a consegnarli anche alla Procura e al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio – documenti mai venuti alla luce e che sarebbero in grado di fornire ulteriori prove materiali utili alle indagini. "Ben cinque fogli con decine e decine di firme, che però, nella parte dedicata all’autenticazione non sono compilati, cioè senza timbro né firma del pubblico ufficiale che avrebbe dovuto provvedere all’autenticazione. Perché questi moduli non sono stati consegnati e a quattro anni di distanza circolano ancora?", si domanda Filippo Roma.

Nei documenti ricevuti dalla redazione del programma televisivo di Italia 1 sarebbero presenti le vere firme raccolte dagli attivisti del Movimento 5 Stelle a sostegno della candidatura a sindaco di Riccardo Nuti, firme mai presentate a causa di un errore presente nelle liste elettorali: nei fogli da sottoporre ai sostenitori della lista, infatti, vanno indicati i nomi di tutti i candidati al consiglio comunale, oltre a luogo e data di nascita. Uno di questi candidati, però, tal Giuseppe Ippolito, si scoprì non essere nato nella città di Palermo, ma a Corleone. Un errore formale che, a raccolta firme pressoché ultimata, avrebbe potuto invalidare tutte le sottoscrizioni e far dunque decadere la candidatura del sindaco Cinque Stelle. A scoperchiare il caso sono stati due ex attivisti del Movimento 5 Stelle, che a suo tempo denunciarono l'operazione illegittima e presentarono relativo esposto: secondo uno di loro, Vincenzo Pintagro, le responsabili materiali della falsificazione dei documenti sarebbero la deputata M5S Claudia Mannino e l'attivista Samanta Busalacchi, papabile candidata sindaco per il 2017. Le due donne, però, negano le accuse e sostengono si tratti di diffamazione, promettendo di agire per vie legali. Nessuna di loro, tantomeno Riccardo Nuti, accetta il confronto con l'accusatore Pintagro.

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Grazie a un accesso agli atti effettuato da un consigliere comunale di Palermo, Le Iene entrano in possesso dei moduli depositati in cancelleria. In sostanza, i documenti consegnati per validare la lista elettorale presentata dai Cinque Stelle nel 2012 conterrebbero 2000 firme false ricopiate dalle attiviste siciliane. Pintagro sostiene di accusarle perché materialmente vide con i suoi occhi le due donne compilare i nuovi moduli, da sostituire a quelli danneggiati dall'errore formale. La Iena Filippo Roma non cerca solamente di parlare con le due attiviste pentastellate, ma contatta inoltre alcuni firmatari per chiedere loro se le firme fossero davvero regolari: tutti gli ex sottoscrittori della lista confermano che le firme depositate dal Movimento 5 Stelle sono false, non riconoscendole. Filippo Roma, inoltre, richiede una perizia calligrafica a due periti in forma al Tribunale di Milano: il responso è identico. I moduli validati da Giovanni Scarpello, cancelliere del Tribunale di Palermo, contengono numerose firme false, molte delle quali opera della stessa persona. "Su cinquanta firme sono false certamente una trentina, mentre una quindicina sono probabilmente false e su cinque bisognerebbe approfondire l’indagine", spiegano rilevando inoltre numerosissimi altri errori contenuti nella documentazione, come  firme registrate sulle caselle errate o addirittura non corrispondenti ai nominativi registrati nel modulo.

Il mistero inoltre si infittisce: Carmelo Miceli, segretario provinciale del PD a Palermo, ha inoltre dichiarato: "Quando a settembre, su sollecitazione della trasmissione ‘le Iene’, siamo venuti in possesso delle copie dei verbali di presentazione delle firme del Movimento 5 Stelle alle amministrative, abbiamo verificato che mancavano i numeri progressivi dei fogli dall’uno al 4. La dichiarazione fondamentale di presentazione della candidatura di Riccardo Nuti e della lista del M5S alle amministrative del 2012 è evaporata, scomparsa, non esiste. Parlo del primo foglio, il frontespizio, che contiene la dichiarazione di candidatura di Nuti e della lista 5Stelle a Palermo. Insomma è come se Nuti si fosse presentato alle elezioni ma non si sa chi lo ha sostenuto e con quali firme”, racconta Miceli. "Nel retro di questi verbali ci sono le firme dei primi sottoscrittori. Chi possono essere questi firmatari? Ci potevano forse essere tra di essi persone che oggi sono state elette in Parlamento? Perché sono scomparse solo le prime 20 firme? Forse perché potevano essere comparate con la grafia delle successive firme? Forse il M5S può dare una mano a fare chiarezza".

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In seguito alla messa in onda del servizio, la Procura di Palermo ha riaperto l'inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Dino Petralia, chiedendo però riserbo sulle indagini: "Sarebbe opportuno che la Procura di Palermo venisse lasciata fuori dalle polemiche politiche legate alla questione delle firme raccolte per le elezioni del 2012", ha dichiarato Lo Voi. Sul Blog di Beppe Grillo, invece, è apparso un post di ringraziamento dedicato alla Iena Filippo Roma e alle persone che si sono esposte per denunciare la vicenda:

Oggi la procura di Palermo ha riaperto l'inchiesta sulle firme false delle elezioni comunali del 2012 dopo i servizi delle Iene. Confidiamo nell'attività della magistratura e offriremo tutto il nostro supporto affinché venga fatta chiarezza: il MoVimento 5 Stelle in questa vicenda è parte lesa perché qualcuno ha probabilmente compiuto un reato utilizzando il nostro simbolo. La prima cosa che è stata fatta non appena ricevuto notizia dei fatti e prima del servizio delle Iene è stata quella di mandare tutti i documenti ai carabinieri. Stando alla ricostruzione andata in onda siamo davanti a un dramma dell'ignoranza. Come ricostruito dalle Iene alle elezioni comunali del 2012 a Palermo sono state raccolte le firme di sostegno su alcuni moduli che riportavano un errore: il luogo di nascita di uno dei candidati. Così, anziché raccogliere nuovamente le firme, sono state ricopiate tutte le firme in un un nuovo modulo, il che configurerebbe un reato grave anche se compiuto in modo stupido e per nessuna ragione. Infatti il numero di firme necessarie sarebbe stato raggiunto comunque e non c'è stato alcun beneficio perché nessuno dei candidati è stato eletto in comune. Vogliamo vederci chiaro. Se qualcuno degli attivisti del MoVimento 5 Stelle a Palermo sa qualcosa di più ce lo comunichi compilando questo form e rivolgendosi alla procura. I portavoce del MoVimento 5 Stelle accusati nel servizio hanno sporto denuncia per diffamazione e calunnia e si sono dichiarati assolutamente estranei e non coinvolti nei fatti. Ringraziamo Le Iene e le persone che hanno denunciato il fatto. Se sarà accertato che i colpevoli sono iscritti al MoVimento 5 Stelle saranno presi adeguati provvedimenti disciplinari.

A giudicare dalle rivelazioni pubblicate stamane dal quotidiano La Stampa, però, Beppe Grillo in persona, oltre al membro del direttorio e vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, sapeva da tempo dell'esistenza di un casus belli a Palermo perché informato da un attivista durante una cena organizzata a Genova: "Grillo sapeva. Era stato informato durante una cena a Genova con i cento migliori attivisti. Glielo disse Luigi Scarpello, proprietario del locale in cui falsificarono le firme", ha spiegato Pintagro, l'attivista 5 Stelle che ha scoperchiato per primo la vicenda. E cosa fece? "Allargò le braccia. Lo capisco pure: gli rompevano le palle da tutta Italia". Al momento, ancora nessuno dei big del Movimento 5 Stelle ha contattato Pintagro per chiedere spiegazioni e trovare una soluzione al caso, mentre gli esponenti locali coinvolti hanno minacciato querele nei confronti dell'ex attivista.