Il Consiglio dei ministri approva un disegno di legge sull'assestamento di bilancio e un decreto anti-procedura per rimettere a posto i conti pubblici e scongiurare così il cartellino rosso da Bruxelles. Dal Cdm, a cui erano assenti sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio, arriva quindi il via libera su una riduzione del debito al 2,04%, come richiesto dalla Commissione europea. Si tratta di un assestamento al bilancio da 6,1 miliardi di euro e un congelamento di risorse per 1,5 miliardi, che permette un aggiustamento che permette di tornare al rapporto fra Pil e deficit stabilito lo scorso dicembre, anche in quell'occasione dopo settimane di tensioni e discussioni con le istituzioni Ue. Queste cifre erano state modificate lo scorso aprile a causa di una frenata nella crescita economica. "L'indebitamento netto dell'Italia si ridurrà di 7,6 miliardi rispetto alle previsioni del Def di aprile per effetto dei provvedimenti adottati dal governo", scrive in una nota il ministero dell'Economia.

"Il pacchetto approvato dal Cdm si compone del disegno di legge di assestamento del bilancio 2019 che certifica una correzione di 6,1 miliardi di euro, comprensiva delle misure fuori dal perimetro del bilancio dello Stato, e del decreto-legge per il congelamento di 1,5 miliardi di spese derivanti dal minor utilizzo delle risorse stanziate per Reddito di Cittadinanza e Quota 100 per effetto di domande inferiori alle attese. Il “congelamento” viene posto a garanzia del predetto risparmio", continua il Mef. Di conseguenza, l'aggiustamento strutturale di bilancio supererà gli 0,3 punti percentuali del Pil: lo scorso dicembre si stimava un peggioramento di 0,2 punti. Si è quindi di fronte a un "sensibile miglioramento rispetto alle previsioni della legge di Bilancio 2018", commenta invece palazzo Chigi.

Più entrate e meno uscite, ma potrebbe non essere abbastanza

Quest'anno, si sono registrate maggiori entrate tributarie e contributive per 3,5 miliardi di euro, e maggiori entrate non fiscali per ulteriori 2,7 miliardi, specifica il Mef. "Nel 2019 il quadro è ulteriormente migliorato grazie anche al minor utilizzo delle risorse stanziate per Reddito di Cittadinanza e Quota 100 per un totale di 1,5 miliardi, ora accantonati a garanzia del risparmio cumulato", continua la nota, confermando la linea che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, sostengono da mesi: ci sono maggiori entrate e minori spese, un dato che testimonia il reale aggiustamento dei conti pubblici italiani. Per questo, "il governo ritiene ampiamente compliant con le regole del Patto di stabilità e crescita il quadro di finanza pubblica": con questi provvedimenti approvati, "si creano le condizioni per rendere ingiustificato l'avvio di una procedura d'infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia".

La stessa affermazione veniva sostenuta ieri anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per cui non ci sono ragioni al momento per procedere contro il nostro Paese. Il capo dello Stato ha detto che la condizione di base dell'economia italiana è di grande solidità: aggiungendo a questo fatto le "rassicuranti indicazioni" con cui il governo intende dimostrare alla Commissione che i propri conti sono in ordine, non ci dovrebbe essere motivo per aprire una procedura. Tuttavia, questi elementi potrebbero rivelarsi insufficienti. Il problema, infatti, è che non viene fatto alcun accenno alla strategia che si intende intraprendere per il 2020, mentre Bruxelles aveva espressamente chiesto un impegno che andasse al di là dell'anno in corso. Il Mef ha comunicato che le priorità per la stabilità finanziari del Paese verranno confermate anche nella prossima legge di Bilancio, ma Bruxelles potrebbe richiedere garanzie più concrete.

La riunione della Commissione, nel frattempo, è slittata al 3 luglio. Se domani si dovesse decidere, come sembra probabile, di non intervenire contro l'Italia, il tutto potrebbe essere rimandato al prossimo autunno, quando si dovrà appunto presentare la prossima legge di Bilancio. A quanto raccomandato dalle ultime direttive da Bruxelles, il nostro Paese dovrebbe ridurre il debito strutturale di almeno 0,6 punti percentuali. Per quanto riguarda la spesa pubblica, invece, questa dovrebbe diminuire almeno dello 0,1% del Pil.