Riforma auto aziendali, stretta sui veicoli con più di 5 anni: come cambia la tassazione del fringe benefit

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto correttivo che modifica il regime fiscale delle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti. Il provvedimento interviene sulla riforma entrata in vigore nel 2025 con l'obiettivo di chiarire l'applicazione delle norme, stabilire l'esatto trattamento dei contratti stipulati in precedenza e semplificare la gestione amministrativa complessiva. Parallelamente, il testo introduce anche una nuova rimodulazione delle aliquote legata all'anzianità del mezzo, prevedendo un incremento della tassazione per i veicoli immatricolati da oltre cinque anni per favorire il ricambio delle flotte aziendali. La misura ha l'obiettivo dichiarato di tutelare chi si è trovato penalizzato dai tempi lunghi di consegna dei concessionari. Fino a ieri, due dipendenti che avevano ordinato l'auto nello stesso momento nel 2024 rischiavano una tassazione completamente diversa in busta paga solo perché uno l'aveva ricevuta prima e l'altro dopo l'entrata in vigore della riforma. Con il nuovo decreto, tutte le vetture ordinate nel 2024 e consegnate entro dicembre 2025 restano escluse dal nuovo regime, azzerando questa disparità e mantenendo le vecchie regole.
Come si calcolano le trattenute in busta paga
Il sistema in vigore tassa sostanzialmente l'uso della vettura per scopi personali (fringe benefit) come un compenso in natura trattenuto direttamente dallo stipendio del dipendente. L'importo viene calcolato sulle tabelle chilometriche ACI, applicando una percentuale che varia in base al tipo di motore:
- 10% del valore ACI per le auto elettriche pure;
- 20% per le ibride plug-in;
- 50% per benzina, diesel e tutte le altre alimentazioni tradizionali (incluse le ibride standard).
Cosa cambia per gli optional: Viene cancellata l'ipotesi di tassare ogni singolo accessorio (come cerchi in lega o interni specifici) con calcoli separati. Il governo ha stabilito che gli optional seguono la tassazione forfettaria dell'auto, semplificando i conteggi per le aziende.
Quando scatta la stangata e come cambiano i costi
Il fulcro del provvedimento è il disincentivo legato all'età dell'auto. Superati i 5 anni dalla prima immatricolazione, la tassa sull'auto aziendale subisce un aumento netto del 50%. Questa stretta non fa sconti sull'alimentazione: colpisce i motori termici, ma anche le ibride e le elettriche. Per chi guida un'auto a benzina o diesel con più di cinque anni sul groppone, l'effetto combinato della riforma e della nuova sovrattassa farà lievitare la trattenuta in busta paga di 2,5 volte rispetto al passato. Di fatto, mantenere in servizio un'auto vecchia diventa un autogol economico sia per l'azienda che per il lavoratore, costringendo al ricambio dei veicoli alla scadenza standard dei contratti di noleggio (solitamente 3-4 anni).