Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lunedì prossimo si recherà alla Camera per tenere delle comunicazioni di "carattere fiduciario". Lo conferma in una nota la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. In altre parole, lunedì prossimo, la Camera voterà la fiducia: tra le comunicazioni del presidente del Consiglio, il dibattito e la votazione, ci potranno volere fino a sette ore. Da quanto si apprende, nella stessa serata di lunedì (probabilmente si arriverà a notte o slitterà a martedì) Conte farà lo stesso in Senato.

Dopo che Matteo Renzi ha aperto la crisi di governo, la situazione per Conte appare critica specialmente in Senato. Alla Camera la situazione è meno preoccupante per l'esecutivo, che potrebbe trovare i numeri anche senza Italia Viva, ma Palazzo Madama è un altro caso. Qui al momento l'opposizione può contare su 138 voti, a cui potrebbero appunto aggiungersi i 18 dei senatori renziani: si arriverebbe così a 156. Mentre la maggioranza tra i 92 senatori del Movimento Cinque Stelle e i 35 del Partito democratico potrebbe assicurarsene 127. Dovrebbe poi cercare i voti dei cosiddetti responsabili, cioè senatori che non fanno parte dell'area giallorossa, ma che sarebbero comunque disposti ad appoggiare Conte.

Tra loro potrebbero esserci senatori del Gruppo Misto, ma anche esponenti dell'Udc o fuoriusciti da Forza Italia e dalla stessa Italia Viva, non disposti ad aprire formalmente la crisi. I margini sono comunque molto stretti e sicuramente non assicurerebbero molta stabilità al governo. Che però non dovrebbe avere problemi nelle prossime importanti tappe scandite dall'emergenza coronavirus, cioè il voto sullo scostamento di bilancio necessario per finanziare i prossimi decreti Ristori.

Se invece l'operazione non riuscisse e si andasse al voto, secondo uno scenario elaborato da YouTrend, il centrodestra vincerebbe quasi sicuramente le prossime elezioni, condizionate anche dal taglio dei parlamentari. Si tratta di un'ipotesi rifiutata più volte da diversi parlamentari, così come dallo stesso Matteo Renzi, ma si tratta comunque di una via che rimane sullo sfondo.