Covid 19
27 Gennaio 2022
10:59

Gimbe alle Regioni: “Cancellare sistema a colori, ma no alla revisione dei ricoveri Covid”

Secondo l’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe rallenta la curva dei contagi, meno ricoveri nelle terapie intensive. La Fondazione è d’accordo (in parte) con le Regioni: “Cancellare il sistema a colori, ma no alla revisione del meccanismo per il conteggio dei ricoveri Covid”
A cura di Giacomo Andreoli
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Buone notizie dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe sulla diffusione del Covid in Italia. Secondo l'istituto diretto da Nino Cartabellotta nel periodo 19-25 gennaio si è registrata una lieve flessione della pandemia nel Paese, con i casi a quota 1.197.970 contro 1.243.789 della scorsa rilevazione. Cala la curva dei decessi, in aumento comunque dell'11,2%, ma dopo aver registrato un balzo del 49,7% la settimana precedente. In tutto i morti sono 2.519, di cui però 141 riferiti a periodi precedenti. Si registrano poi meno contagi (-3,7%) e meno ricoveri in terapia intensiva (a quota 1.691, in discesa dell'1,4%).

La Fondazione si allinea quindi alla richiesta principale dei governatori delle Regioni: eliminare il sistema della classificazione a colori introdotto nel novembre del 2020, per mantenere, seppur rivista, soltanto la zona rossa ad alto rischio. Secondo l'Istituto «non sussistono attualmente differenze tra zona bianca e zona gialla e per la zona arancione le (poche) regole restrittive si applicano esclusivamente alle persone non vaccinate». Inoltre, secondo i tecnici della Fondazione, «le Regioni possono aumentare il numero di posti letto Covid per evitare zone dai “colori più intensi”, ma determinando conseguenze rilevanti in termini di mancata assistenza a pazienti con altre patologie». Poi la proposta: «è opportuno che siano direttamente loro a istituire zone rosse, anche locali, in relazione alla circolazione del virus, al sovraccarico ospedaliero e ai ritardi delle cure degli altri pazienti».

No, invece, all'altra proposta delle Regioni: la revisione della classificazione dei ricoveri Covid, non conteggiando i pazienti ricoverati per altre patologie, ma trovati positivi a un tampone e asintomatici, tra quelli che sono in ospedale per conseguenze legate al virus. Secondo la Fondazione, infatti, «il virus produce una malattia multisistemica, che colpisce diversi organi e apparati: quindi definire lo status di “asintomaticità” è molto complesso, specialmente nei pazienti anziani con patologie multiple, inoltre, la positività può peggiorare la prognosi di pazienti ricoverati per altre motivazioni». Contro la proposta l'Istituto fornisce poi argomentazioni organizzative (servirebbero spazio e procedure dedicate per questi pazienti, con continua sanificazione aggiuntiva degli ambienti), medico-legali (chi si assumerebbe la responsabilità di assegnare il paziente ricoverato a una delle due categorie non sapendo come può evolvere la malattia?) e pratiche («eliminando il sistema dei colori, di fatto, si tratterebbe solo di una rendicontazione separata, utile a fini epidemiologici e alla futura riorganizzazione dei servizi ospedalieri, ma la riclassificazione dei pazienti ospedalizzati, in ogni caso, non potrebbe derogare dagli standard internazionali dell'Oms e dell’European Centre for Disease Prevention and Control»).

Covid, quarta ondata in calo, meno casi e ricoveri in terapia intensiva

Questo il quadro completo della settimana:

  • Decessi: 2.519 (+11,2%), di cui 141 riferiti a periodi precedenti
  • Terapia intensiva: -24 (-1,4%)
  • Ricoverati con sintomi: +589 (+3%)
  • Isolamento domiciliare: +126.541 (+5%)
  • Nuovi casi: 1.197.970 (-3,7%)
  • Casi attualmente positivi: +127.106 (+5%) 

«Dopo 13 settimane consecutive di aumento – spiega Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe – sul fronte dei nuovi casi si registra una lieve flessione, con una media mobile a 7 giorni che scende da 178.332 casi del 19 gennaio a 171.139 il 18 gennaio (-4%). Un’iniziale discesa della curva nazionale condizionata da situazioni regionali molto eterogenee, da trend differenti per le varie fasce di età oltre che da una riduzione del numero di tamponi, sia antigenici che molecolari: in particolare per questi ultimi il tasso di positività è in lieve risalita».

Covid, più contagi nel centro Italia

Sempre nella settimana 19-25 gennaio in 12 Regioni si registra un aumento dei nuovi casi (dallo 0,7% dell’Umbria al 38,1% delle Marche), in 9 una riduzione (dal -1,4% dell’Abruzzo al -35,8% della Calabria), con i dati delle Regioni Puglia e Veneto che risentono di consistenti ricalcoli avvenuti nelle ultime due settimane. In 51 Province l’incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti: Bolzano (3.466), Forlì-Cesena (3.441), Vicenza (3.350), Ravenna (3.287), Rimini (3.281), Verona (3.266), Treviso (3.122), Rovigo (2.930), Padova (2.923), Pordenone (2.918), Trento (2.866), Bologna (2.781), Barletta-Andria-Trani (2.745), Belluno (2.735), Ascoli Piceno (2.707), Reggio nell'Emilia (2.702), Modena (2.698), Pesaro e Urbino (2.698), Genova (2.672), Fermo (2.655), Livorno (2.598), Venezia (2.577), Biella (2.499), Firenze (2.487), Imperia (2.458), Ferrara (2.458), Macerata (2.450), Udine (2.436), Brindisi (2.401), Bari (2.396), Ancona (2.387), Trieste (2.363), Parma (2.360), Pistoia (2.358), Mantova (2.339), Torino (2.322), Gorizia (2.303), Brescia (2.302), Pisa (2.287), Taranto (2.283), Savona (2.273), Foggia (2.225), Aosta (2.222), Piacenza (2.216), La Spezia (2.173), Prato (2.129), Teramo (2.063), Lecce (2.030), Grosseto (2.023), Arezzo (2.012) e Cuneo (2.002).

Ancora alta la pressione sugli ospedali

Si registra poi un calo del numero dei tamponi totali (-4,5%), passati da 7.672.378 della settimana 12-18 gennaio a 7.327.579 di quella 19-25 gennaio, con una diminuzione sia dei rapidi (-67.898; -1,2%) che dei molecolari (-276.901; -13,9%). La media mobile a 7 giorni del tasso di positività dei tamponi molecolari torna a salire (dal 21,3% al 22,9%), mentre rimane stabile (dal 14,4% al 14,3%) quello degli antigenici rapidi.

«Questi numeri – spiega Cartabellotta – confermano che la circolazione del virus rimane elevata e che, considerata la risalita del tasso di positività dei tamponi molecolari, il calo della curva dei contagi deve essere interpretato con cautela».

La pressione sugli ospedali poi, «resta alta». Lo conferma Renata Gili, responsabile ricerca sui servizi sanitari della Fondazione, secondo cui «i posti letto occupati da pazienti Covid in area medica aumentano, seppure più lentamente (+3% rispetto alla settimana precedente), mentre si registra una lieve flessione in terapia intensiva (-1,4% rispetto alla settimana precedente)». Al 25 gennaio, il tasso di occupazione nazionale da parte di pazienti positivi è del 30,6% in area medica e del 17,6% in area critica. Tutte le Regioni superano la soglia del 15% in area medica, con la Valle d’Aosta che raggiunge il 53,1%; ad eccezione di Basilicata, Molise e Umbria, tutte superano la soglia del 10% in area critica. «Prosegue la flessione degli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, Direttore operativo di Gimbe – la cui media mobile a 7 giorni scende a 132 ingressi/die rispetto ai 141 della settimana precedente».

Gimbe: crescono i vaccinati, ma cala il ritmo delle immunizzazioni

Questione vaccini. Al 26 gennaio risultano consegnate 124.850.124 dosi, di cui 4.026.014 dosi di vaccino Pfizer pediatrico. «Negli ultimi 7 giorni – commenta Mosti – sono state consegnate 2,44 milioni di dosi non pediatriche e 786 mila di vaccino Pfizer pediatrico; rispetto alle scorte, oltre alle 3.260.828 dosi Pfizer e alle 2.623.932 dosi di Pfizer pediatrico, è impossibile conoscere il numero delle dosi residue di Moderna perché la rendicontazione ufficiale non tiene conto che per i richiami effettuati con questo vaccino viene utilizzata solo mezza dose».

Risulta immunizzato con almeno una dose l’84,2% della popolazione (n. 49.887.628), in aumento di 298.990 unità rispetto alla settimana precedente e l’80,1% (n. 47.455.470) ha completato il ciclo vaccinale (+297.596 rispetto alla settimana precedente). In calo negli ultimi sette giorni il numero di somministrazioni (n. 3.756.387), con una media mobile di 536.627 somministrazioni ogni 24 ore. Diminuiscono quindi del 15,5% le terze dosi (n. 3.088.261) e del 30,9% i nuovi vaccinati (n. 355.309).

Ancora bassa la copertura vaccinale per i bambini (5-11 anni)

Le coperture con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d’età (dal 98,6% della fascia over 80 al 29,4% della fascia 5-11), così come sul fronte dei richiami, che negli over 80 hanno raggiunto l’83,3%, nella fascia 70-79 l’80,3% e in quella 60-69 anni il 74,6%.

Nella settimana 19-25 gennaio si registra un crollo dei nuovi vaccinati: 355.309 rispetto ai 514.324 della settimana precedente. Di questi il 43,9% è rappresentato dalla fascia 5-11, in netta flessione rispetto alla settimana precedente (n. 155.997; -35,6%); nonostante la recente introduzione dell’obbligo vaccinale, i nuovi vaccinati over 50 scendono a 96.957 (-25,6% rispetto alla settimana precedente).

In particolare per questa fascia anagrafica la media mobile a 7 giorni dei nuovi vaccinati, dopo aver raggiunto il picco di 19.879 del 15 gennaio, è scesa a quota 13.851 il 25 gennaio; nella fascia 5-11 anni, dopo il picco di 38.624 registrato il 9 gennaio, si è stabilizzata per poi iniziare una discesa fino a quota 22.285 il 25 gennaio, inevitabilmente legata anche al rinvio delle prenotazioni vaccinali degli studenti in isolamento; in lieve, ma progressivo calo sia la fascia 12-19 che quella 20-49

Al 18 gennaio sono ancora 7,8 milioni le persone senza nemmeno una dose: 2,58 milioni della fascia 5-11 anni e 724 mila della fascia 12-19 che influenzano la sicurezza delle scuole, oltre a 2 milioni di over 50 ad elevato rischio di malattia grave, il vero tallone d’Achille che alimenta i ricoveri in area medica e in terapia intensiva.

Nella fascia 5-11 anni sono state somministrate 1.289.947 dosi: 1.076.537 hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino (di cui 332.517 hanno completato il ciclo vaccinale), con un tasso di copertura nazionale che si attesta al 29,3% con nette differenze regionali (dal 16,4% delle Marche al 47,2% della Puglia).

Gimbe, la quarta dose al momento solo per i più fragili

Quanto alle terze dosi attualmente ne sono state somministrate 31.138.488, con una media mobile a 7 giorni di 441.180 somministrazioni al giorno. In base alla platea ufficiale (n. 39.539.599), aggiornata al 21 gennaio, il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è del 78,8% con nette differenze regionali: dal 70,8% della Sardegna all’86,7% della Valle D’Aosta.

Sulla quarta dose, invece, che potrebbe essere meno efficace del previsto contro Omicron, Gimbe frena.  «Se da un lato l'Ema ha chiarito che, al momento, non ci sono evidenze scientifiche a supporto della somministrazione di una dose aggiuntiva nella popolazione generale- spiegano dalla Fondazione- dall’altro ha suggerito che potrebbe essere presa in considerazione per le persone immunocompromesse che hanno ricevuto la terza dose come “dose aggiuntiva” a 28 giorni dal completamento del ciclo primario». «Nonostante per molti soggetti appartenenti a questa categoria – sottolinea Cartabellotta – siano già passati 4 mesi dalla dose aggiuntiva, né l’Aifa, né il ministero della Salute si sono tuttavia ancora pronunciati in merito».

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano la riduzione dell’efficacia vaccinale a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare l’efficacia sulla diagnosi scende progressivamente dal 66,1% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 34,7% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 66,7% dopo il richiamo. L’efficacia sulla malattia severa scende invece progressivamente dal 94,9% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni all’88,6% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 97,5% dopo il richiamo.

Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 28-75,2%), ma soprattutto di malattia grave (del 75,2-90,7% per ricoveri ordinari; del 91,1-96,2% per le terapie intensive) e decesso (dell’84,2-93,5%).

Gimbe: stop anche al tracciamento dei positivi

Quanto alle altre proposte delle Regioni, Gimbe boccia la revisione delle misure inerenti alla sorveglianza sanitaria, suddividendo fra i casi positivi asintomatici e quelli con sintomatologia correlata, perché l’ipotesi di differenziare le regole di sorveglianza sanitaria tra casi sintomatici e asintomatici è ritenuta non basata su evidenze scientifiche. No anche alla proposta di aggiornamento delle misure di isolamento dei lavoratori dei servizi essenziali, riducendolo a 3 giorni dall’inizio dei sintomi e ulteriori 3 giorni obbligo mascherina Ffp2, favorendo l’auto-sorveglianza.

Discorso diverso per la questione tracciamento. Per l'Istituto è giusta l'idea dei governatori di sospenderlo e concentrare energie e risorse per un più efficace contrasto al virus. Il tracciamento, infatti, «non è sostenibile né fattibile, né contribuisce in maniera efficace a rallentare la crescita dei casi».

Le scuole

Infine la questione scuole. Non è ritenuta condivisibile la proposta di superamento dell’attuale sistema di sorveglianza negli istituti, procedendo alla sospensione della didattica in presenza solo per i ragazzi sintomatici. «L’elemento discriminante ai fini della quarantena – spiegano dalla Fondazione- in caso di tampone negativo dovrebbe essere rappresentato dallo status vaccinale e non dalla presenza o assenza di sintomi Covid. Inoltre, in caso di positività al tampone, lo studente deve essere isolato, indipendentemente dallo status vaccinale».

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