Fondi pensione, arriva la mini patrimoniale contro i grandi risparmiatori: la nuova tassa del decreto Pnrr

C'è una novità che riguarda i fondi pensione. Alcuni l'hanno già soprannominata una "mini patrimoniale" che colpisce la previdenza complementare. Una piccola modifica contenuta all'interno del decreto Pnrr, recentemente convertito in legge, cambia la modalità di calcolo del contributo di vigilanza dovuto alla Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione che si occupa di controllare il sistema della previdenza complementare in Italia. Il prelievo non sarà più calcolato sulla base dei flussi dei contributi incassati ogni anno ma sull'intero patrimonio accumulato dai fondi pensione. Una modifica che rischia di colpire i fondi più grandi, penalizzando così i risparmiatori che hanno messo da parte capitali più consistenti. Vediamo di che si tratta.
Le nuove regole sul calcolo del contributo Covip per i fondi pensione
La norma in questione è contenuta all'interno del decreto Pnrr, convertito in legge lo scorso aprile. In particolare l'articolo 29, contenente "Disposizioni in materia di Commissione di vigilanza sui fondi pensione nonché di vigilanza sui fondi sanitari e sociosanitari integrativi e complementari del Servizio sanitario nazionale". Il comma 2 modifica la legge n. 335 dell'8 agosto 1995, nota anche come legge Dini, modificando la base imponibile del contributo annuale versato alla Commissione.
"Le parole: «dei fondi pensione di una quota non superiore allo 0,5 per mille dei flussi annuali dei contributi incassati» sono sostituite dalle seguenti: «delle forme di previdenza complementare di una quota non superiore allo 0,1 per mille del totale delle risorse destinate alle prestazioni»", si legge. Anche l'aliquota è stata cambiata, in linea con la delibera ufficiale della Commissione dello scorso 18 marzo 2026: scende dallo 0,5 per mille allo 0,1 per mille. Una riduzione che tuttavia incide poco rispetto all'impatto economico dovuto alla modifica della base imponibile.
Quest'ultima infatti è molto più ampia perché include tutti i patrimoni accumulati nel tempo e gestiti dalle forme complementari. Il sistema di calcolo precedente invece, si limitava solamente ai flussi dei contributi versati annualmente. Una differenza sostanziale. Se si va a guardare i dati del Mef e della Commissione il vecchio calcolo si applicava a circa 17,4 miliardi di euro di nuovi versamenti annuali, mentre quello nuovo interessa un patrimonio di circa 261,2 miliardi di euro.
Chi rischia di essere colpito e perché si parla di patrimoniale
Il prelievo andrà a toccare i risparmi dei contribuenti che hanno aderito alla previdenza complementare, in particolare quelli più consistenti. Come abbiamo detto infatti, rispetto al sistema precedente, basato su versamenti annui, la tassa colpisce le ricchezze accumulate. Chi ha un fondo da tempo e ha messo da parte una grossa quantità di capitale pagherà di più.
"Il governo Meloni continua a fare cassa sulle spalle dei lavoratori italiani. Con un blitz inserito nel decreto Pnrr aumenta il prelievo sui fondi pensione, colpendo il risparmio previdenziale di milioni di cittadini che cercano di costruirsi una pensione integrativa per il proprio futuro!", ha commentato il senatore Mario Turco, vicepresidente e responsabile della Politica Economica e Fiscale del Movimento 5 Stelle. "È una scelta profondamente sbagliata e contraddittoria. Da anni ai lavoratori viene detto che la pensione pubblica non sarà sufficiente e che occorre investire nella previdenza complementare. Ma invece di incentivare i fondi pensione, il Governo introduce nuovi costi e nuovi oneri che finiranno inevitabilmente per ridurre i rendimenti e quindi gli assegni pensionistici futuri. Anche piccoli aumenti dei costi di gestione, infatti, producono effetti pesanti nel lungo periodo a causa della capitalizzazione composta: meno rendimento oggi significa meno pensione domani".
"L'Italia – ha proseguito Turco – è già tra i Paesi europei con salari più bassi, scarsa diffusione della previdenza complementare e una tassazione elevata sui rendimenti dei fondi pensione. In questo quadro, introdurre nuovi balzelli significa disincentivare ulteriormente il risparmio previdenziale e penalizzare soprattutto lavoratori dipendenti e giovani. Ancora una volta il governo Meloni dimostra di non avere alcuna strategia sul futuro pensionistico del Paese: nessuna vera riforma, nessun sostegno ai redditi, nessuna tutela per le future generazioni. Solo nuove tasse mascherate e interventi improvvisati per fare cassa", ha concluso.