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Flotilla conferma sbarco italiani a Creta: “Nostre barche distrutte e lasciate affondare da Israele”

Circa 175 attivisti della Global Sumud Flotilla, tra cui i 23 italiani, sono sbarcati stamattina sull’isola di Creta dopo essere stati intercettati in zona Sar greca dalle forze israeliane. Sette attivisti, invece, erano stati lasciati alla deriva e sono stati soccorsi da Open Arms.
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Primo soccorso alle imbarcazioni dopo il sequestro della flottiglia. Foto di Max Cavallari/Greenpeace.
Primo soccorso alle imbarcazioni dopo il sequestro della flottiglia. Foto di Max Cavallari/Greenpeace.

Sono sbarcati sull’isola di Creta stamane, i circa 175 attivisti della Global Sumud Flotilla rapiti da Israele nella notte tra mercoledì e giovedì. Tra loro anche 23 italiani che sono arrivati sull’isola greca scortati dalla guardia costiera ellenica. La stessa guardia costiera ripetutamente accusata di praticare respingimenti illegali in mare, quando si tratta di migranti. Come dichiarato dal ministro degli Esteri israeliano e confermato dallo sbarco avvenuto pochi minuti fa, la Grecia ha accettato di ricevere gli attivisti intercettati al largo di Creta. Adesso dovrebbero essere trasferiti su un bus delle autorità greche e trasportati verso una destinazione ancora ignota.

Due di loro, però, non sarebbero sbarcati: si tratta del brasiliano Thiago Avila e il palestinese Seif Abu Keshek rispettivamente accusati da Israele “di attività illegali” e “di appartenere ad un’organizzazione terroristica”.

Intanto in mare restano i relitti delle imbarcazioni assalite dalle forze speciali israeliane, un cimitero di barche a vela che la tempesta in arrivo spazzerà, con ogni probabilità, via.

Ieri Open Arms, supportata dalla Arctic Sunrise di Greenpeace, ha cominciato sin dalle prime ore dell’alba a pattugliare cercando di recuperare e soccorrere le imbarcazioni lasciate alla deriva dall’esercito israeliano. "Ieri abbiamo compiuto una missione di ricerca e soccorso per cercare tutte le imbarcazioni che erano state lasciate in mezzo al mare. Siamo andati a vedere se ci fosse qualcuno a bordo di quei vascelli”, racconta a Fanpage.it Mathis, a bordo della Open Arms.

“Abbiamo girato intorno al punto in cui è avvenuta l'intercettazione e abbiamo iniziato a trovare le imbarcazioni una ad una lungo il cammino. Durante questo percorso, abbiamo trovato la Tam Tam, l'unica per quanto ne sappiamo, che è stata intercettata e poi lasciata con l’equipaggio al suo interno. In questa intercettazione, il loro motore è stato distrutto dalle forze israeliane e lanciato in mare”, continua, “per fortuna li abbiamo trovati e ora li stiamo rimorchiando verso la Grecia, ma abbiamo svolto l'intera missione di ricerca e soccorso con loro al seguito. La nostra idea era di recuperare quante più imbarcazioni possibile, ma la maggior parte di esse era gravemente danneggiata”.

Le 22 barche abbordate nella notte tra mercoledì e giovedì, sono state completamente distrutte dalle forze speciali israeliane, i motori buttati in mare, le vele rovinate, alcune imbarcazioni mezze affondate e abbandonate in un tratto di mare che, di relitti e cadaveri, ne ha visti a migliaia.

“Abbiamo trovato la Saf-Saf, che è la nave madre, anch'essa completamente distrutta. Il motore era davvero molto danneggiato, più di quello delle altre imbarcazioni. Li non c'era nessuno a bordo”, continua Mathis, “abbiamo trovato anche un'altra imbarcazione su cui sono salito personalmente che stava affondando. Avevano fatto un buco o qualcosa del genere, entrava acqua, quindi è solo questione di tempo prima che affondi completamente”.

Così gli operatori di Open Arms sono passati da un vascello all'altro cercando documenti, passaporti e beni abbandonati dalle persone rapite da Israele. Cercando se ci fossero ancora persone abbandonate in mezzo al mare e in pericolo di vita. Immagini che, a chiunque abbia fatto almeno una volta soccorso nel mediterraneo, ricordano le scene macabre di ciò che rimane dopo un abbordaggio della cosiddetta guardia costiera libica:  giubbotti abbandonati, documenti galleggianti, e imbarcazioni che presto affonderanno.

“Dopo questa lunga giornata a cercare barche e persone, siamo tornati verso Creta con la Tam Tam rimorchiata e con a bordo i suoi sette membri dell’equipaggio che erano stati abbandonati alla deriva", conclude Open Arms.

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