Flop Assegno Unico, non fa salire la natalità. Lo smart working invece sì, lo dice anche l’Inps

L'Assegno unico e universale, che viene erogato a sostegno di tutte le famiglie con figli a carico che ne fanno richiesta, dà un aiuto importante ma non migliora granché la natalità. È quello che è emerso nel nuovo rapporto dell'Inps, che lancia un messaggio importante anche ai partiti politici che sulla natalità vogliono intervenire (cioè, almeno sulla carta, praticamente tutti). Il messaggio non è che l'AUU va cancellato, naturalmente, ma che per come è strutturato oggi ha ancora un'efficacia parecchio limitata. Insomma, quasi nessuno decide di fare un secondo figlio perché sa che potrà contare sull'Assegno.
Ci sono, invece, altre misure che hanno un effetto benefico sulla natalità. L'Inps cita il caso della Sardegna, dove dal 2022 un bonus molto più generoso dall'AUU viene erogato alle famiglie che rispettano requisiti specifici: in questo modo, le nascite sono cresciute del 21%. A pagare il prezzo, però, è l'occupazione femminile. La probabilità di lavorare, infatti, scende quando aumenta quella di avere figli. Su questo fronte aiuta il bonus Nido, ma una delle possibili soluzioni si trova anche nello smart working. L'Inps misura che il lavoro da remoto riduce di moltissimo la perdita di reddito dopo la nascita di un figlio. E per di più è associato "a una più alta probabilità di avere un ulteriore figlio" o "di diventare madri per la prima volta".
Gli effetti limitati dell'Assegno unico e universale per le madri
L'Assegno unico e universale è una misura che esiste dal luglio 2020, quando ha sostituito e semplificato il panorama dei vari bonus che prima erano rivolti alle famiglie con figli. L'AUU costa poco meno di 20 miliardi di euro all'anno, e si può dire che è davvero universale: raggiunge il 95% dei potenziali beneficiari, con picchi di quasi il 99% nel Mezzogiorno.
È uno strumento utile per moltissime famiglie, che incassano fino a 200 euro circa per ciascun figlio minorenne (al netto di eventuali maggiorazioni) a seconda del proprio Isee. L'Inps sottolinea, però, che tutti gli aiuti di questo tipo possono essere un'arma a doppio taglio: da una parte "il sostegno economico migliora la possibilità di accesso ai servizi per l’infanzia", ma dall'altra l'aumento di reddito può "portare alcuni individui a ridurre l’offerta di lavoro". Ovvero uno dei genitori – solitamente la donna – può essere spinto a non lavorare.
È quello che si vede nell'analisi dell'Inps, ma molto in piccolo. Per essere una misura così diffusa, infatti, l'AUU ha un effetto molto limitato. La garanzia dell'aiuto economico pubblico migliora la natalità? Pochissimo, e solo per alcune fasce di reddito. La probabilità di fare un secondo figlio aumenta dello 0,5% nelle famiglie a reddito medio. Probabilmente perché – ragiona l'Inps – per quelle a reddito alto l'assegno non fa molta differenza, mentre per quelle a reddito basso non è sufficiente a superare le difficoltà economiche e avere un altro bambino.
Nel complesso, quindi, l'Assegno unico fa salire la probabilità di un figlio di appena lo 0,2%. Questo effetto riguarda soprattutto le madri più giovani, quelle con contratti fissi e quelle che abitano al Nord, dove ci sono in media stipendi più alti e più servizi.
C'è anche un effetto negativo, per quanto anche in questo caso limitato. Come detto, i sostegni economici possono danneggiare l'occupazione femminile. La probabilità di lavorare, infatti, scende di circa il 2%. Un effetto che si riscontra soprattutto tra le madri che sono nelle fasi iniziali della carriera e che avevano già prima una vita lavorativa frammentata. In compenso, c'è un leggero aumento del lavoro part-time tra le beneficiarie.
Il caso del bonus bebè in Sardegna
Il messaggio, comunque, non è che i sostegni economici alle famiglie non servono. Ma che, forse, vanno ripensati. L'Inps porta l'esempio della Sardegna, una Regione con i tassi di fecondità tra i più bassi al mondo e un forte calo della popolazione, soprattutto nei piccoli Comuni. Dal 2022 l'amministrazione ha lanciato un aiuto molto più sostanzioso per le famiglie: il Bonus bebè Sardegna. Un sostegno di 600 euro al mese per il primo figlio, 400 euro al mese per gli altri figli, erogato per i primi cinque anni di vita e da sommare all'AUU. Ma con un limite importante: lo può ottenere solo chi vive in un Comune sotto i 3mila abitanti.
Si tratta di una sorta di versione ristretta dell'Assegno unico e universale, con una durata inferiore ma importi molto più alti. Il risultato? "Un aumento delle nascite di circa il 21%" nei Comuni interessati rispetto a quelli senza bonus. Per chi aveva già un bambino, il bonus "aumenta la probabilità di avere un figlio aggiuntivo di circa il 34%".
L'impatto sulla natalità, insomma, si vede. Tuttavia allo stesso tempo c'è quello sull'occupazione: le madri che hanno ottenuto l'aiuto tra il 2022 e il 2024 hanno mostrato "una probabilità significativamente inferiore di essere occupate come dipendenti", circa il 25% in meno.
Insomma, il potenziale per misure come queste c'è. Possono davvero spingere le famiglie ad avere più figli, ma vanno bilanciate per non "generare effetti indesiderati sul piano occupazionale e sociale". L'Inps suggerisce "misure che favoriscano la conciliazione tra lavoro e famiglia". E ci sono due esempi su tutti: il bonus Nido e lo smart working.
Il bonus Nido permette alle madri di lavorare
Il bonus Asilo nido è un'altra delle misure su cui il governo ha puntato negli ultimi anni, espandendola e puntando a renderla più accessibile. Dal 2017 in poi il bonus è cambiato, con importi sempre più alti. Nel 2025 il numero di beneficiari (530mila) è leggermente aumentato rispetto all'anno prima: un buon segnale, considerando che il numero delle nascite invece è in calo.
Oggi solo circa una famiglia su tre (35%) tra quelle che ne hanno diritto richiede il bonus. Restano esclusi soprattutto i nuclei con reddito più basso, per una serie di motivi: "barriere informative, complessità amministrativa e minore familiarità con i procedimenti di domanda", ma anche il fatto che statisticamente dove ci sono meno opportunità di lavoro uno dei genitori, spesso la donna, resta a casa e quindi non c'è la necessità di un asilo nido.
In ogni caso, sulle famiglie che lo usano il bonus Nido ha un impatto positivo. L'Inps non misura se abbia aiutato a far aumentare le nascite, ma certamente contribuisce a far crescere l'occupazione femminile. C'è un aumento di probabilità di lavorare, per le madri, di circa il 17%.
Lo smart working tutela le madri lavoratrici e aumenta la natalità
Infine, c'è lo smart working. Non esattamente una misura come le altre, perché non si tratta di un bonus. Ma il lavoro da remoto, che si è diffuso moltissimo in Italia a partire dalla pandemia da Covid-19 (oggi lo pratica il 9% dei dipendenti), può essere limitato o agevolato anche con gli interventi politici. E, come registra l'Inps, i suoi effetti positivi per le donne sono ben visibili.
Dal 2021 in avanti, le donne occupate in un settore in cui è più diffuso il lavoro da remoto hanno avuto salari più alti, nell'anno successivo alla nascita di un figlio. Il reddito delle nuove mamme, rispetto a quelle che non possono beneficiare di lavoro da remoto, è cresciuto di circa 1.100-1.300 euro annui.
In pratica, un contratto di lavoro remoto limita moltissimo la ‘penalità' che una lavoratrice vive per il fatto di essere diventata madre. La perdita di reddito viene limitata dell'87%. Non solo: anche il fatto che il padre abbia accesso allo smart working migliora la situazione per la madre.
L'effetto positivo sul lavoro, dunque, c'è. E lo stesso vale per la natalità: "La maggiore disponibilità di lavoro flessibile è associata a una più alta probabilità di avere un ulteriore figlio tra le donne già madri, ma anche a una maggiore probabilità di diventare madri per la prima volta".