Facebook ha cancellato alcuni post della Lega, in seguito alle denunce di incitamento all'odio. Procediamo con ordine. A metà luglio, Stephen Ogongo, un giornalista originario del Kenya e fondatore del movimento antirazzista "Cara Italia", ha lanciato un appello in cui chiedeva che venissero chiuse le pagine del partito di Matteo Salvini. Pretendendo che venissero applicate "le politiche contro il razzismo e l'incitamento all'odio", Ogongo ha sottolineato come "queste pagine sono diventate luoghi di ritrovo virtuale per le persone che portano avanti apertamente discorsi sessisti, razzisti e di odio nei confronti degli immigrati, dei rifugiati, dei rom, delle ong e dei volontari che salvano le persone in mare".

Dopo aver segnalato anche la pagina "Lega – Salvini Premier", oggi il giornalista racconta che Facebook ha raccolto il suo appello. Mostrando un messaggio del servizio di assistenza del social network, in cui si legge che si sono riscontrate delle violazioni rispetto agli standard della community, Ogongo annuncia che contenuti specifici (non quindi l'intera pagina) sono stati rimossi. Cara Italia, condividendo la notizia, chiede ai suoi oltre 11mila followers di continuare a "segnalare in massa le pagine di Salvini e della Lega e tutti i loro post che alimentano l'odio".

"Lo dicevamo da molto tempo: le pagine della Lega e di Matteo Salvini sono mezzi di propagazione dell’odio, e finalmente Facebook ha ammesso di aver trovato sulla pagina della Lega alcuni contenuti che violano i loro standard della community", ha commentato Ogongo all'agenzia Dire. "Si tratta di un segnale piccolo, ma di una bella soddisfazione, perché solo pochi giorni fa abbiamo lanciato una campagna indirizzata a Mark Zuckerberg il fondatore di Facebook, in cui lo sfidiamo a chiudere tutte le pagine social di Salvini e della Lega", ha aggiunto il giornalista, sottolineando che tutti i post di Salvini sono "studiati per incitare le persone ad attaccare i soggetti dei post stesso".

Secondo Ogongo la pagina non è stata ancora chiusa in quanto i profili "che alimentano  discorsi d’odio generano molto traffico per l’Azienda. Non è un caso che dietro a pagine di questo tipo, lavorino nutriti staff, e che contino anche utenti molto attivi". Il sospetto che avanza il giornalista è quindi quello che Facebook non sia rigido nell'applicare gli standard in quanto non vuole ledere ai suoi stessi profitti. "Ma questo è sbagliato perché non si può guadagnare attraverso questo genere di cose. Non può fare tutto ciò che vuole. Chi riveste incarichi di governo si deve comportare in modo responsabile, non può alimentare odio", denuncia Ogongo. "Non ci fermeranno. La nostra campagna è appena iniziata e andremo avanti fino in fondo. Ne va della sicurezza e della democrazia dell’Italia. Se credono di spaventarci, si sbagliano."

L'attivista quindi conclude: "Facebook deve avere il coraggio di chiudere tutte le pagine degli utenti che alimentano l’odio, e se non lo fa rischia di essere accusato di essere complice del neofascismo emergente".