Energia, l’UE lancia l’allarme prezzi: in inverno rincari su bollette, diesel e benzina anche in Italia

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A cura di Luca Pons
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Il commissario europeo Dan Jorgensen ha detto che per i mesi invernali l’Ue si aspetta “prezzi molto elevati” per l’energia, in particolare dalle fonti fossili: gas, benzina e diesel costeranno ancora di più in Italia e nel resto dei Paesi europei. Per questo, la Commissione potrebbe rinviare una norma ambiziosa contro la crisi climatica.

L'Italia nelle prossime settimane vedrà una pausa temporanea al rincaro di benzina e diesel, con l'iniziativa delle compagnie petrolifere che hanno deciso di limitare i prezzi alla pompa. Ma il problema non sarà risolto in questo modo. Per l'inverno, infatti, ci aspettano "prezzi molto elevati" non solo per i carburanti, ma anche per il gas in bolletta. Lo ha detto Dan Jorgensen, commissario europeo per l'Energia, a margine dell'incontro informale dei ministri Ue dell'Energia a Dublino.

"Ci stiamo avvicinando a un inverno che si preannuncia difficile", ha spiegato Jorgensen. Non c'è il rischio di esaurire le scorte accumulate: "Non prevediamo problemi di sicurezza dell'approvvigionamento", ma "prevediamo prezzi molto elevati". Perciò, anche se "non dovesse esserci un vero e proprio problema di sicurezza dell'approvvigionamento, per chi non può permettersi il combustibile la situazione non sarà diversa".

Man mano che le temperature record dell'estate si allontanano e si avvicina l'inverno, l'aria condizionata viene sostituita dai termosifoni e le caldaie. Anche questi, però, consumano parecchia energia. E si fanno sentire in bolletta. L'Unione europea "sta quindi valutando tutte le idee su come rendere le norme più flessibili, per renderle più efficienti".

Per il momento, come detto, almeno sul fronte dei carburanti in Italia è arrivata una breve fase di respiro. L'iniziativa di Eni, seguita da Ip e Q8, terrà fermi i prezzi ai distributori per il momento. Su questa iniziativa, la Commissione europea ha fatto sapere di non avere commenti specifici, ma ha sottolineato che in Europa ci sono autorità competenti che "monitorano costantemente i mercati, compreso il mercato del petrolio e della vendita di benzina e di gasolio", per "verificare se vi siano potenziali comportamenti anticoncorrenziali". Insomma, nessun problema al momento, ma non si possono escludere ricorsi in futuro (soprattutto da parte della concorrenza, lasciata indietro dai tagli dei prezzi delle tre grandi compagnie).

L'UE prepara lo slittamento per la norma sul metano

La Commissione europea fa la sua parte: al momento sembra molto probabile che proporrà di rinviare una norma sul metano che, secondo diversi Paesi, avrebbe rischiato di allontanare i possibili venditori – proprio in un periodo in cui i prezzi saranno alti. Si tratta di un regolamento che obbligherebbe, dal 1° gennaio 2027, tutti coloro che importano petrolio, gas o carbone nell'Unione europea a monitorare e riportare nel dettaglio le emissioni di metano causate dall'estrazione.

In sostanza, è un modo per spingere a comprare energia da chi produce poco metano, che è il gas serra più dannoso per l'ambiente dopo l'anidride carbonica. Secondo diversi governi europei, però, quel regolamento rischierebbe di scoraggiare i venditori, timorosi di ricevere sanzioni nel caso in cui le norme non vengano seguite nel modo corretto. Questo potrebbe portare a meno importazioni in Ue, alzando ulteriormente il prezzo. Il tutto, come detto, in un periodo in cui si aspetta che i costi saranno già elevati.

Perciò, Jorgensen ha detto, l'idea è di "posticiparne l'entrata in vigore di un anno", per "allentare la tensione sui mercati, muovendosi nella direzione suggerita". Questo non sarebbe "un passo indietro rispetto alle nostre ambizioni", ha insistito, ricordando che è una normativa "non facile da attuare, ma restiamo fedeli ai nostri obiettivi e alle nostre ambizioni".

Il timore che Trump vieti le esportazioni di diesel: se lo fa, i prezzi si impennano

Un altro fronte di tensioni internazionali sul piano dell'energia (e ce ne sono parecchi) riguarda gli Stati Uniti. Come gli italiani hanno potuto sperimentare in prima persona ai distributori, nelle ultime settimane è soprattutto il prezzo del diesel ad aver visto un'impennata. Tanto che il direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale dell'energia, Fatih Birol, ha detto che l'ente potrebbe valutare di distribuire una parte delle riserve strategiche di gasolio che ha a disposizione, per compensare i rincari.

In questo scenario, Donald Trump – con l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato del 3 novembre – ha minacciato una mossa che danneggerebbe diversi Paesi: bloccare tutte le esportazioni di diesel statunitense. L'idea, piuttosto semplicistica, sarebbe di tenere il carburante negli States in modo da abbassare i costi, anche facendo saltare eventuali contratti di fornitura firmati con aziende nel resto del mondo. Il vantaggio negli Usa sarebbe limitato, secondo molti esperti, perché solo la zona del Paese in prossimità del Golfo del Messico (come il Texas) usa diesel prodotto negli Stati Uniti, mentre gran parte della costa occidentale compra il gasolio dall'estero. Le ricadute, invece, sarebbero su scala mondiale: i prezzi aumenterebbero ancora più in fretta.

Per il momento non è chiaro se la minaccia di Trump si concretizzerà o no. Il suo segretario per l'Energia, Chris Wright, ha detto di essere contrario. Il commissario europeo Jorgensen ha commentato: "Ho inviato un segnale molto chiaro alla mia controparte americana e all'opinione pubblica, sottolineando che non è nell'interesse di nessuno, né degli Stati Uniti, né dell'Ue, non garantire un flusso di energia il più libero possibile in un momento così difficile".

Cosa può succedere in Italia

Come visto, le variabili sono molte. Il prezzo dell'energia potrebbe aumentare ancora, e per l'Italia sarebbe una notizia particolarmente pesante. Prima che Eni, Ip e Q8 decidessero di tenere volontariamente bassi i prezzi del carburante, il diesel aveva raggiunto i costi più alti di sempre. Le bollette del gas hanno visto rincari continui dall'inizio dell'anno, e la previsione è che non si fermeranno.

Il governo Meloni si avvicina alla stesura della manovra per il 2027, e dovrà fare i conti anche con l'inflazione e i rincari. Ma la maggior parte dei soldi disponibili sono già ‘prenotati' per la riforma dell'Irpef e la stabilizzazione del taglio del bollo auto, che per adesso è solo temporaneo. Perciò, è difficile immaginare che ci sarà spazio per una misura decisiva e strutturale contro il caro energia a breve. Resta da vedere come si muoverà l'esecutivo. Certamente, ora l'idea di una tassa sugli extraprofitti delle multinazionali energetiche sembra allontanarsi: le imprese sarebbero disposte a pagare l'imposta straordinaria, o deciderebbero a quel punto di ritirare gli sconti ‘volontari' alla pompa?

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