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6 Luglio 2016
11:18

È malato, si cura con la cannabis e viene arrestato: la storia di Fabrizio

Fabrizio Pellegrini, musicista, è stato arrestato: coltivava cannabis e curava la sua fibromialgia con la marijuana. È stato condannato a 3 anni che si aggiungono alle altre condanne che già ha subìto per lo stesso “reato”: quello di provvedere al proprio diritto alla salute in un Paese che non glielo garantisce.
A cura di Gaia Bozza
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Al centro, in piedi: Fabrizio Pellegrini durante una manifestazione per la cannabis terapeutica
Al centro, in piedi: Fabrizio Pellegrini durante una manifestazione per la cannabis terapeutica

Il 25 Luglio prossimo arriva in aula alla Camera la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis dell'intergruppo parlamentare nato proprio per la legalizzazione della marijuana. Intanto, però, da 27 giorni a Chieti si trova dietro le sbarre Fabrizio Pellegrini, 48 anni, che soffre di artrite reumatoide e fibromialgia e per questo si cura con la cannabis. Il 48enne chietino, musicista, vive un quotidiano economicamente precario ed è stato condannato a tre anni di reclusione dopo che le forze dell'ordine gli hanno trovato in casa cinque piantine di marijuana e 500 grammi di marijuana. In particolare la fibromialgia, della quale soffre Fabrizio, è una malattia che può essere molto debilitante, della quale non si conoscono le cause:  tra i suoi sintomi ci sono dolori lancinanti e spasmi ai muscoli, che la canapa medica riesce a placare. Ci sono studi al riguardo ed è già una realtà in Italia e in parte del mondo.

Già altre volte Fabrizio era stato arrestato in questi anni, poiché ha sempre continuato a coltivare marijuana sul terrazzino di casa. Recidivo, insomma, per curarsi. "Una sola volta ha provato ad acquistare legalmente la canapa terapeutica ma poiché la sua regione, l'Abruzzo, non ha legiferato e non rimborsa le cure, la fattura che gli è stata presentata dall'Asl era di ben 800 euro per un mese di terapia". Un'enormità, uno sproposito, quasi un invito a rivolgersi al mercato nero. A raccontare questo episodio è Andrea Trisciuoglio, che per diversi  giorni è stato in "sciopero delle terapie". Anche lui, presidente del cannabis social club "LapianTiamo", che associa gli ammalati che vogliano curarsi con la cannabis, è ammalato: ha la sclerosi multipla da molti anni e riesce a camminare grazie a questa terapia, che in Puglia viene permessa senza particolari problemi perché una legge regionale all'avanguardia lo permette. Con Rita Bernardini, dei Radicali, Andrea è andato nel carcere di Chieti per incontrare Fabrizio: "L'abbiamo trovato molto provato, fiaccato: lì dentro curano tutto con il Toradol, che per lui non va bene perché non è una terapia adatta alla fibromialgia". Giuseppe Civati, deputato di "Possibile", ha presentato con altri una interrogazione parlamentare, nella quale si solleva la vicenda di Pellegrini ma anche quella più generale degli ammalati che hanno bisogno della cannabis: "Pellegrini è stato già più volte condannato- si legge –  nonostante le prescrizioni mediche per l’uso terapeutico di una sostanza derivante dalla cannabis, poiché anche una pianta detenuta in casa a scopi terapeutici è considerato un comportamento illegale. Ciò accade nonostante sia affetto da patologie che necessita di cure con cannabis, e lui come molti altri cittadini malati possono incorrere, poiché la situazione non è omogenea su tutto il territorio nazionale, in detenzioni ed essere equiparati agli spacciatori, perché le normative vigenti sono di possibile controversa interpretazione e causano fatti gravi quale quelli sopra descritti". 

Fabrizio è stato arrestato perché, anche se non c'è più la Fini – Giovanardi, la legge Jervolino – Vassalli punisce la coltivazione, anche per uso personale e la detenzione. Non solo chi usa marijuana per piacere, ma anche chi la coltiva e poi la usa per curarsi: "E' una istigazione a delinquere, a rivolgersi al mercato nero – sbotta la Bernardini al telefono – la legalizzazione non la chiediamo solo noi, ma anche la Direzione Nazionale Antimafia". C'è poco da fare, intanto, perché Pellegrini, che di professione fa il pianista, è stato condannato a 3 anni che si aggiungono alle altre condanne che già ha subìto per lo stesso "reato": quello di provvedere al proprio diritto alla salute in un Paese che non glielo garantisce.

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