Elizabeth Arquinigo Pardo, la ragazza peruviana di 28 anni, che da oltre 18 anni vive vicino Milano, ha scritto nei mesi scorsi due volte al ministro degli Interni Matteo Salvini, per spiegargli quanto abbia inciso negativamente sulla sua vita il Decreto Sicurezza. Ad agosto 2017 ha presentato domanda per richiedere la cittadinanza italiana – avendo tutti i requisiti, e cioè 10 anni di residenza consecutivi, documenti in regola, un reddito autonomo negli ultimi tre anni – ha scoperto che a causa del decreto Salvini gli anni per ottenerla si sono per lei raddoppiati. Dopo tanta fatica per studiare, laurearsi in Lingue per la Cooperazione Internazionale e rendersi indipendente economicamente dalla famiglia (Elizabeth lavora come interprete per un'agenzia europea) ha appreso che il suo sogno di diventare italiana a tutti gli effetti non era più a portata di mano. E questo le ha causato non pochi problemi, per lei che desidera andare all'estero per frequentare un master o per studiare le lingue, perché se lasciasse l'Italia per un periodo più lungo di sei mesi perderebbe il diritto alla cittadinanza italiana.

Dopo la prima missiva, che Elizabeth ha pubblicato sul sito di Possibile, il ministro le ha risposto con un post su Facebook: "Chi arriva in Italia per lavorare, rispetta le leggi e si comporta bene è il benvenuto ed è un amico. I tempi per la concessione della cittadinanza si sono dilatati per l’alto numero di domande (circa 300mila), che fatichiamo a smaltire anche per i numerosi casi di documenti contraffatti. Pensa che nel 2018 circa il 60% delle istanze è stato rigettato e ci sono 4.500 ricorsi pendenti. Una situazione che mi sono ritrovato sulla scrivania e che, dopo meno di cinque mesi al Viminale, sto cercando di sistemare. I quattro anni di tempo sono il limite massimo che ci siamo dati, con l’auspicio di essere più rapidi". A conclusione del messaggio Matteo Salvini le ha augurato una "buona vita", invitandola a tenerlo aggiornato.

Così Elisabeth, che nel frattempo ha pubblicato il libro ‘Lettera agli italiani come me', torna a rivolgersi a Salvini:

Signor Ministro, è un piacere essere una sua "amica per bene". Tuttavia, mi duole informarla che alcuni suoi provvedimenti, possono farmi dubitare del fatto di appartenere a questa sua fortunata schiera. Per esempio, una delle cose, che mi fa dubitare della nostra amicizia è il provvedimento riguardante la cittadinanza. Provvedimento, che ostacola percorsi di integrazione già avviati. Provvedimento, che non consente a persone regolarmente soggiornanti di proiettarsi in un futuro prossimo, nel paese in cui hanno scelto di vivere e di riversare valori, tradizioni, cultura oltre a un non indifferente contributo economico.

Tutta la sua propaganda è una propaganda di contraddizioni, in cui i suoi messaggi di apertura e tolleranza nei nostri confronti, non corrispondono agli effetti che i suoi provvedimenti hanno sulla nostra vita quotidiana. Queste sue dichiarazioni buoniste si scontrano con i fatti. E i fatti, parlano di discriminazione e accanimento. Discriminazione, che non risparmiano nemmeno quei bambini, italiani come lei, nati e cresciuti in Italia, da genitori regolarmente soggiornanti sul territorio. Sto parlando delle discriminazioni avvenute nella scuola in provincia di Lodi, nelle scuole dell’infanzia di Monfalcone, così come quelli accaduti nelle scuole di San Giuliano e in altre province guidate dalla Lega. Per non parlare, poi, dell’introduzione della tassa sulle rimesse. Provvedimento, che alcuni potrebbero reputare ipocrita, dato che con quei soldi noi i nostri parenti li aiutiamo a “casa nostra”. Ma sia per questo che per il reddito di cittadinanza (di cui i suoi “amici regolari” non sono apparentemente degni) devo anche ringraziare il Movimento 5 Stelle. Sono costretta poi a ricordarle che la legge Bossi-Fini, è ancora vigente. Legge che ha contribuito a mettere in condizioni di irregolarità persone prima regolari. Forse le sarà sfuggito, ma questi provvedimenti colpiscono proprio i suoi amici. Ossia quell’8% della popolazione che produce il 10% del PIL.

Ci tengo poi a precisare che buona parte degli immigrati che lei definisce “per bene” ha potuto regolarizzare la propria posizione grazie alle diverse sanatorie e a generosi decreti flussi approvati, soprattutto, da governi di destra. Da immigrata regolare le confermo che non avere documenti per poi essere sfruttati nei campi del sud Italia a 20 euro al giorno, o nei cantieri del nord Italia, non è una condizione che scegliamo o che desideriamo.

Diversa è poi la questione che riguarda i flussi migratori e la loro gestione. La sua politica dei “porti chiusi” altro non fa che alimentare il loro “business”: la rotta si allarga, il viaggio diventa più lungo e ci sono più trafficanti coinvolti. Mi permetto di farle notare che questo provvedimento alimenta proprio quel traffico che dovrebbe, invece, essere fermato.

Certa del fatto che queste contraddizioni non siano intenzionali e che quindi verranno presto affrontate e dissolte in nome della nostra amicizia, le auguro buona vita e le porgo cordiali saluti.