Mentre continuano le polemiche politiche sulla decisione dei militanti del Movimento 5 Stelle di salvare Matteo Salvini dal processo per il caso Diciotti, arriva anche la replica dell’associazione Rousseau in merito alle critiche alla piattaforma su cui si è tenuto il voto. A parlare ai taccuini dell’AdnKronos è Enrica Sabatini, socia dell’associazione Rousseau per cui negli anni scorsi ha curato la parte ricerca e sviluppo. “Ogni iscritto certificato ha potuto esprimere un solo voto e lo stesso è stato acquisito, quindi, una sola volta dal sistema”, spiega Sabatini negando che vi siano stati casi di voti multipli e dando rassicurazioni sulla trasparenza delle operazioni di voto: “Nel corso degli anni ci siamo affidati a società che hanno certificato i processi di voto all’interno della Piattaforma Rousseau. Oggi ci avvaliamo anche della verifica notarile dei risultati del voto. Stiamo lavorando per utilizzare in futuro il sistema blockchain che permetterà di avere una certificazione distribuita”. E, nel caso della mancata conferma del voto tramite SMS precisa: “Il codice SMS è un sistema di doppio controllo, non è stato richiesto a tutti per poter velocizzare le procedure di voto. Hanno potuto votare comunque solo gli iscritti con documento certificato accedendo alla piattaforma tramite mail e password verificati”.

Nella lettura dei responsabili dell’associazione, inoltre, si è trattato di un successo senza precedenti e i numeri della partecipazione rappresentano un piccolo record: “Durante tutta la giornata hanno votato oltre 52 mila iscritti, la votazione in singola giornata più partecipata della storia del Movimento 5 Stelle […] 52 mila persone iscritte a una forza politica hanno potuto esprimersi in un solo giorno tramite una consultazione interna. Siamo davanti a un record di partecipazione democratica. Per fare un paragone italiano, il Partito democratico ha impiegato circa 20 giorni per far votare i propri iscritti lo scorso gennaio (189101)”.

Quanto ai rallentamenti, infine, specifica che “ci sono state code virtuali”, anche a causa di un “sovraccaricamento di richieste causato da DDos che il sistema ha schermato”.