Dichiarazioni 2025, il paradosso del Fisco: oltre 11 milioni di italiani non pagano l’Irpef

L'economia italiana mette nero su bianco la sua crescita, superando una soglia psicologica e numerica impressionante: nel 2025 il reddito complessivo dichiarato dai contribuenti ha sfondato il muro dei 1.076 miliardi di euro. Un balzo in avanti del 4,7% che porta la media nazionale a 25.820 euro pro capite. Ma dietro la facciata dei grandi numeri si nasconde un'Italia a due velocità, dove i redditi fissi trainano la salita e le partite IVA accusano il colpo di una congiuntura meno brillante.
Il primato geografico: il muro dei 30mila euro
La mappa del benessere fiscale, secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, anticipati da Repubblica e Il Sole 24 Ore, conferma fratture ormai storiche. La Lombardia si conferma la locomotiva d'Italia, unica regione a varcare la soglia dei 30mila euro di reddito medio (30.200 per la precisione). Seguono a ruota le province autonome di Bolzano e Trento. All'estremo opposto troviamo la Calabria, ferma a 19.020 euro: una distanza di oltre 11mila euro che racconta di un Paese ancora profondamente diviso nella capacità di generare ricchezza.
Chi sale e chi scende: la rivincita dei dipendenti
Il 2025 sarà ricordato come l’anno dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Le loro dichiarazioni pesano per l'84,6% del totale e hanno registrato incrementi significativi (rispettivamente +4,1% e +5,3%).
Al contrario, il mondo dell'impresa individuale e del lavoro autonomo sembra aver tirato il fiato. Nonostante gli autonomi restino la categoria con il reddito medio più alto (67.510 euro, cifra che però include i contributi previdenziali), il loro guadagno reale è sceso del 4,1%. Ancora più marcata la frenata per gli imprenditori in contabilità ordinaria, che vedono i profitti contrarsi del 4,5%.
Il peso del fisco: pochi pagano per molti
Un dato che farà discutere riguarda la distribuzione del carico fiscale. L'Irpef netta totale ha raggiunto i 197 miliardi di euro, ma la platea di chi contribuisce è ristretta:
- Gli "esenti": Oltre 11,3 milioni di soggetti di fatto non versano l'Irpef, grazie a soglie di esonero, detrazioni o bonus che azzerano l'imposta.
- I grandi contribuenti: Una stretta élite di Paperoni (lo 0,2% del totale con redditi sopra i 300mila euro) copre da sola il 6,6% dell'imposta nazionale.
- Il ceto medio-alto: Chi guadagna più di 35mila euro l'anno rappresenta solo il 23,4% dei contribuenti, ma paga il 65,1% di tutta l'Irpef.
Commercio batte Edilizia: il cambio di passo dell'IVA
Interessanti poi le dinamiche del volume d'affari, che sfiora i 4.700 miliardi di euro nonostante una lievissima flessione complessiva. Il dato più eclatante arriva dai settori economici: dopo anni di boom legati ai bonus edilizi, le Costruzioni crollano del 20,5%. Parallelamente, esplode il Commercio al dettaglio (+29,4%), segno di consumi interni che, nonostante l'inflazione degli anni passati, hanno ripreso a correre con vigore. Infine, vivere in una regione o in un'altra continua a fare la differenza anche per le tasse locali: tra addizionali regionali e comunali, un cittadino laziale può arrivare a pagare oltre il doppio di un sardo o di un altoatesino, con medie che oscillano tra i 440 e gli oltre 1.000 euro di tasse territoriali aggiuntive.