È scaduto ieri il termine per presentare gli emendamenti al decreto Rilancio in commissione Bilancio alla Camera. Sia da parte dei partiti di maggioranza che da quelli di opposizione sono state avanzate quasi 8 mila proposte di modifica al testo contenete le misure economiche messe in campo dal governo durante l'emergenza coronavirus. E in molte la maggioranza appare divisa. Una prima operazione di scrematura toccherà ai tre relatori in Commissione, Fabio Melilli (Pd), Luigi Marattin (Iv) e Massimo Misiti (M5s), che nei prossimi due giorni incontreranno i capigruppo di maggioranza delle altre commissioni in modo da provare a diminuire gli emendamenti da sottoporre alle votazioni. Queste inizieranno dal prossimo 15 giugno e dal 22 l'Assemblea inizierà la discussione generale sul provvedimento.

Le questioni su cui convergono gli emendamenti sono diverse. Dall'opposizione (ma sono d'accordo anche i renziani) si chiede di intervenire maggiormente a sostegno dei professionisti, mentre Partito democratico e Italia Viva spingono per l'aumento dei fondi alle scuole paritarie. Il Movimento Cinque Stelle insiste poi per allargare il superbonus, trovando l'appoggio di tutta la maggioranza ad esclusione di Liberi e Uguali. Proprio l'ecobonus al 110% è una delle prime questioni che vede la maggioranza spaccarsi. Pd, Iv e M5s sono infatti favorevoli all'ipotesi di estendere l'incentivo anche alle seconde case, tranne che alle abitazioni di lusso. L'emendamento presentato dalle tre forze di maggioranza, inoltre, prevede che l'agevolazione rimanga in vigore anche per tutto il 2022 e che possa essere utilizzato al massimo per due abitazioni (a meno che non si tratti di lavori nelle zone comuni dei condomini). Leu, piuttosto, cerca di estendere il beneficio a quei privati che presentano progetti per la ristrutturazione delle scuole.

Pd, Iv e Leu sono invece compatti nel presentare un emendamento per un ecobonus alle auto, mentre i Cinque Stelle si dissociano. La proposta prevede 4 mila euro di incentivo per il 2020 per chi decide di comprare un'auto Euro 6 e allo stesso tempo di rottamare una vettura vecchia, con più di dieci anni. Il bonus dovrebbe funzionare in questo modo: da una parte viene stanziato un contributo statale fino a 2mila euro e poi è previsto un contributo dello stesso importo da parte della stessa concessionaria. In caso di acquisto senza rottamazione questo verrebbe dimezzato.

Un emendamento del Pd, invece, prevede il taglio delle tasse per quelle aziende che decidono di tornare in Italia. In particolare, sono interessate le imprese che scelgono di trasferire la produzione, che prima si svolgeva in Stati al di fuori dell'Unione europea, in Italia. In questo senso si parla di un'esenzione pari al 50% per quanto riguarda Ires e Irpef. L'Irap verrebbe tagliata totalmente. Questa imposta è anche al centro di un emendamento presentato da Leu, che consiste nel taglio dell'Irap per tutte quelle imprese che hanno subito una perdita di fatturato durante l'emergenza coronavirus.

Calenda contro il decreto Rilancio

"Il dl Rilancio dovrebbe innanzitutto far sì che la cassa integrazione arrivi finalmente a quel milione e mezzo di italiani che l'aspettano, che i professionisti e gli autonomi ricevano quanto una persona che è in cassa integrazione, che quel milione di professionisti di cui si sono completamente scordati finalmente abbiano i soldi, e che si costruisca un meccanismo per poter cominciare a investire. Invece questo Decreto Rilancio con i suoi 266 articoli e i 110 decreti attuativi ha ceduto il passo alla burocrazia, alla complessità e alla difficolta'", ha attaccato il leader di Azione Carlo Calenda, in un video pubblicato sui social.

"Si poteva per esempio dire che invece di quel complicatissimo meccanismo del fondo perduto, si ridavano alle imprese gli anticipi di novembre di Irap e Ires Ires, 20 miliardi di euro, più i 4 circa che il Governo leva da anticipi e saldi di giugno. Inoltre al posto di Sace, meccanismo che non ha mai funzionato per questo tipo di finanziamenti, si potevano dare garanzie direttamente alle banche e fare una manleva ai dirigenti di banca che oggi quando concedono un prestito rischiano di persona. Poi – ha aggiunto – invece di dare i soldi ad Alitalia, bastava promuovere un meccanismo molto semplice per le imprese in base al quale se il prestito non si riesce a restituire si può chiedere allo Stato di pagare la banca e di convertire il debito dell'impresa in capitale silenzioso, cioè capitale che non gestisce l'azienda ma che non viene comunque perso: in sintesi, una garanzia in più per le perdite dello Stato".