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20 Giugno 2022
12:37

Dal (gran) Consiglio nazionale M5s il nulla: l’affondo del senatore Gregorio de Falco

Il senatore Gregorio De Falco commenta gli scontri all’interno del M5s, che ieri hanno portato il leader Giuseppe Conte a convocare d’urgenza una riunione del consiglio nazionale del Movimento. L’espulsione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio è stata solo evocata.
A cura di Redazione
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Di Gregorio de Falco – senatore gruppo Misto

Ieri Conte ha convocato il (gran) Consiglio Nazionale del Movimento 5 Stelle, per discutere la linea politica del Movimento in vista delle Comunicazioni del Presidente del Consiglio Draghi alla vigilia del Consiglio europeo del 23-24 giugno, ma in realtà, all'ordine del giorno c'era la eventuale proposta di espulsione di Luigi Di Maio.

Il Movimento non è abituato alla democrazia interna e nessuna discussione giunge mai ad un esito: tutto si congela, per tenere insieme l'incompatibile. Nessuna espulsione, ovvero nessuna conseguenza giuridica, ma una sorta di ostracismo politico di fatto nei confronti dell'ex leader, che pure di espulsioni facili se ne intende, avendo invocato persino un assetto di tipo militare per il Movimento- "a testuggine" diceva -, e ne aveva fatto il suo modus operandi quando era il capo politico.

La democrazia non serviva allora, mentre l'attuale faida interna è utile ad entrambe le fazioni, perché ciascuna ne ricava una parvenza di identità ed una visibilità, altrimenti ingiustificata ed insperabile. In particolare, Conte per non avere mai scelto una linea politica su nulla è debolissimo, soprattutto nei Gruppi parlamentari e quindi rischierebbe concretamente di essere sconfessato se portasse avanti il procedimento di espulsione.

Dunque, per ora gli basta rendere pubblico che Di Maio non rappresenta la linea politica del Movimento. Singolare, però, è il fatto che la questione riguarda la politica estera nella quale Di Maio segue la linea del Governo. Dunque, se il Movimento delegittima il (proprio) Ministro degli Esteri, al di là delle scomposizioni interne, si pone in contrasto con la linea politica del Governo cui pure non viene ritirato il sostegno parlamentare.

Come è noto, Conte non ama scegliere mentre sa che finché non si opera una scelta ogni cosa è filosoficamente possibile; ed ecco che anche in questa circostanza evita di scegliere e gioca su due tavoli: vuole rimanere nel Governo, ma al tempo stesso, lucrare (l'ampio) consenso di opposizione sperando così di poter puntellare la propria traballante leadership.

Nessun interesse generale, nessuna visione politica, nemmeno strategica, ma la solita modestissima tattica personalistica ed irresponsabile, alla ricerca di un consenso così volatile da disorientare elettori, attivisti, parlamentari ed alleati di governo. Le vicende interne del Movimento, infatti, non interesserebbero se i loro riflessi non ponessero in discussione non solo il Governo, ma lo stesso posizionamento del Paese, rispetto all'assetto geopolitico globale. In tutta questa vicenda, ciò che è obiettivamente preoccupante è la totale mancanza di senso dello Stato.

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