Ciao, mi chiamo Saverio e sono un rompico**ioni, se così si può definire chi non crede a nessuno dei protagonisti oggi in politica.

CONTE ha fatto un bel discorso, peccato solo per quel leggero ritardo di 14 mesi. E peccato pure che in questi 14 mesi Conte non fosse un tizio capitato lì per caso, ma fosse il capo di Matteo Salvini. Non sembrava, concordo con voi, ma tecnicamente era proprio così, e pur da capo si è genuflesso felice a tutte le porcate volute dal suo nominato, le ha avallate, votate, fatte votare e trasformate così in legge.
Poi Salvini ha scaricato Conte e allora per Conte, Salvini è diventato cattivo.
Intanto, noi che l'avevamo capito 14 mesi fa, e che non abbiamo votato nessuna delle porcate volute da Salvini, oggi dobbiamo sottostare a quelle leggi votate invece da Conte. Capite che ho qualche difficoltà a dire “viva Conte”.

ZINGARETTI è un brav'uomo, mio nonno direbbe "e fallo essere pure cattivo". In un momento in cui cade un governo, il leader dell'opposizione dovrebbe essere ovunque e uscire vincitore per il conclamato fallimento degli avversari. Invece Zingaretti non c'è, dice poche cose, quelle che dice non si sentono, non sa usare i social, la comunicazione, ed è riuscito a farsi mangiare da Renzi, di cui Zingaretti – so che non si direbbe, anche qui – ma in questo momento è tecnicamente il capo.

RENZI vorrebbe fare un partito suo, ma sa che prenderebbe meno del 5%, e allora aspetta, sperando che le persone si scordino il Jobs Act e la Cattiva Scuola. Intanto, tranquilli, non piange. E' senatore, con uno stipendio da senatore e una visibilità da leader del principale partito di opposizione, in attesa di lasciare quello stesso partito e fondarne uno suo.
Nel frattempo è sempre quello che ha ammazzato l'Unità, le Feste dell'Unità e l'articolo 18. "Ma è uno di sinistra", dicono quelli di destra. E lui, poverino, non sa più cosa provare a fare per convincerli che non è così e farsi accettare. Pure la cena da Berlusconi, fece, ma niente. Mannaggia la miseria e D'Alema, che quando Renzi non sa cosa dire lo tira sempre fuori.

DI MAIO, sant'Iddio, Di Maio. Ha trascinato il proprio movimento in un governo finito dopo 14 mesi, dopo aver giurato che sarebbe durato 5 anni, con scelte che hanno dimezzato i consensi del M5S in poco più di un anno, credo sia un record assoluto. Neanche fossero uscite le sue foto mentre fornicava con Mario Adinolfi in viva voce con un’olgettina a caso, avrebbe perso così tanto.
In fondo, l'unico che potrebbe parlare bene di Di Maio è Salvini, che gli ha mangiato il 20% del consenso alle elezioni e un po' simpatico probabilmente gli deve stare anche se la pantomima prevede un altro atteggiamento.
Di Maio, a cui auguro l'immortalità umana, è politicamente morto e sulla sua lapide ha scritto "Due mandati diviso due uguale quattro mandati".

SALVINI ha inquinato il Paese. Gode quando gli immigrati non sbarcano, gode quando Mimmo Lucano non può riabbracciare il padre che sta morendo, godeva già quando mettevano una bambola gonfiabile sul palco e la chiamavano Boldrini, gode quando si mangia un panino, quando il suo partito che si è mangiato 49 milioni di euro, godeva quando stava con la Isoardi e gode ora con la figlia di Verdini. Gode sempre, Salvini, che si voti a ottobre o nella prossima Primavera, che tanto la manovra finanziaria lacrime e sangue non sarà lui a doverla fare. Gode, Salvini, l'Italia no.

LA SINISTRA. Qui li metto insieme, che sono rimasti così pochi che comunque anche tutti insieme contano meno di un altro qualsiasi preso singolarmente.
Dispiace, eh, ma non rappresentano più nessuno. Non ci sono, spariti, puf. Il leader della sinistra in Parlamento è Pietro Grasso, ma vi sfido a trovare qualcuno che mi dica "io mi sento rappresentato da Pietro Grasso". Se uno dicesse “io sono un grassiano” abolirebbero la legge Basaglia per lui.
Io non dico che questi della sinistra che non ci sono dovrebbero rappresentare gli operai, la classe produttiva, i precari, le partite iva, gli ambientalisti, i disgraziati e i sognatori, potrebbero rappresentare anche uno o due di questi, ma la verità è che non rappresentano più nessuno. Alcuni di loro sono finiti, altri non sono neanche iniziati.

BERLUSCONI è sempre lì, il conflitto d'interessi fatto uomo rimane uguale a se stesso, ma ogni anno con un centimetro di cerone in più.
Non ha mai fatto gli interessi di qualcuno che non fosse lui, e in questo è rimasto coerente.
Più che raccontare barzellette ne è diventato il protagonista. Non se ne cruccia, però. Anche se non dà le carte rimane il proprietario di quasi tutti i bar in cui si può giocare a carte. Cerca ogni volta di somigliare a se stesso e ci riesce quasi sempre, ma questo non è un complimento.