– di Gregorio De Falco, senatore

La maggioranza di governo, nell'attraversare il mare in tempesta agitato dalla pandemia e dalle crisi economiche e sociali conseguenti, è scossa dall'interno della coalizione da una tempesta che mette in discussione, non solo l'idoneità delle diverse manovre che si sono sin qui affastellate, in un alternarsi di restrizioni sociali e di misure (latamente) indennitarie – in conseguenza di una gestione "caotica, inefficace" e confusa in particolare nella prima fase della pandemia -, ma anche la stessa adeguatezza di Conte, che nella, sua breve storia politica, è stato Presidente del Consiglio con la destra e con la "sinistra" (per tale intendendo PD e LeU), e si è segnalato piuttosto per l'abilità tattica, che lo ha portato a cercare di evitare decisioni scomode che per una capacità di visione prospettica.

È totalmente mancata in tutti questi mesi di emergenza, la capacità e la volontà di agire in concreto per costruire quelle “infrastrutture logistiche" necessarie ad evitare che i sacrifici della popolazione per attenersi alle regole del distanziamento andassero ancora una volta vanificati, in particolare per la incapacità di realizzare un efficiente sistema di test, tracciamento e trattamento.

Il Presidente del Consiglio, sempre più solo nella sua gestione del potere ha via via accentrato tutta l’azione nelle proprie mani (ed in quelle del Commissario Arcuri), con i risultati non proprio lusinghieri che vediamo sin troppo bene.

Sarebbe, invece, stata necessaria una sburocratizzazione delle procedure autorizzative per consentire ad ogni medico sovrintendere alle attività di testing, anche come volontario, in strutture mobili e leggere, ripristinando il più rapidamente un tracciamento ed un trattamento efficaci, necessari per uscire davvero dall’emergenza; è chiaro che si deve fare ricorso a tutte le risorse, anche alle forze del volontariato, per far sì che il tampone rapido divenga una vera e propria abitudine sociale, potremmo dire un vero cardine, un presupposto del reciproco rispetto.

La gestione caotica, inefficace e confusa è dovuta al fatto che il Governo si è occupato quasi esclusivamente degli effetti della pandemia, ma ora, invece, si deve tentare di rallentare la velocità di diffusione del virus, per non doverlo più inseguire e poter finalmente fare prevenzione

È illuminante l'esperienza che si sta compiendo a Milano in piazzale Baiamonti, da parte delle associazioni Medicina solidale, "Brigate di Soccorso rosso”, Arci Milano e Adl Cobas, con l'iniziativa denominata “Tampone sospeso”. Medici, infermieri e operatori sanitari volontari stanno effettuando i tamponi rapidi gratuiti alla popolazione, senza prenotazione e senza burocrazia. La risposta viene fornita in 20 minuti. Il costo complessivo del tampone e dei dispositivi di protezione individuale è pari a meno di 20 euro mentre i laboratori privati chiedono cifre variabili da 50 a 90 euro; ciascuno può, lasciare un contributo affinché altri possano beneficiare del cosiddetto "tampone sospeso". Si tratta di un’iniziativa importante che se diffusa consentirebbe allo Stato di creare i presupposti perché il diritto alla salute sia effettivo e concreto, pur non lenendo gli interessi economici dei privati. A tal proposito, però, il Governo dovrebbe predisporre, a più presto – qui anche con un Decreto Legge – un calmiere a livello nazionale per il costo dei tamponi, affinché si conservi all'imprenditore un margine lucrativo ma non questa vergognosa speculazione sulla salute.

La diffusione di questa iniziativa, viene inoltre, incontra inutili e dannosi ostacoli burocratici. In particolare, la richiesta di far pagare l'occupazione del suolo a chi offre un servizio d'interesse pubblico, senza gravare sulla Pubblica Amministrazione. Ulteriore ostacolo è costituito dal fatto che a non tutti i medici è riconosciuta la facoltà di poter effettuare queste attività, le quali non hanno, in via di fatto, nulla di scientifico, al più potendosi rinvenire in esse aspetti manuali e tecnici, raffrontabili a quelli di un banale test di gravidanza. Anche su questi aspetti è necessario ed urgente l'intervento del Governo, ma il Presidente del Consiglio qui tace.

Analogamente, ci si dovrebbe strutturare per le vaccinazioni, per rendere più veloce la vaccinazione di tutti i cittadini, almeno allorquando saranno disponibili i nuovi vaccini che non presentino le problematiche logistiche particolari, come il vaccino Pfeizer, che deve essere conservato a -70.

Trova, quindi, conferma il giudizio di inadeguatezza nei confronti dell'attuale Presidente del Consiglio. Sarebbe auspicabile affidare la complicata gestione della cosa pubblica in questa fase a personalità come Draghi o Cottarelli.

Ma, in un passaggio così drammatico per il nostro Paese, non si possono fare questioni sulle persone, purché sia chiaro che l’obiettivo prioritario non deve essere quello di far fronte agli effetti delle crisi sociali ed economiche, ma alle cause. Bisogna tirare fuori dalla crisi pandemica il Paese, e chiunque sia Presidente del Consiglio deve assumere questa impostazione, mettendo in secondo piano tutti gli altri aspetti.

Non ci convincono le ipotizzare soluzioni che passano attraverso Commissari, Task Force o "responsabili", e neppure si può consentire che qualcuno s'inventi "King Maker", perché neppure il Parlamento può esautorare il Presidente della Repubblica dalla sua peculiare prerogativa di nominare il Presidente del Consiglio. A ciascuno il suo, a ciascuno la propria responsabilità.