Terzo giorno di scuola per 8 milioni di studenti italiani, e come previsto sono tante le difficoltà emerse negli istituti scolastici italiani: si va dalla mancanza di professori – 150mila ancora da nominare secondo i dati dei sindacati – con conseguente riduzione dell'orario di lezioni, alla mancanza di arredi, che in molto casi arriveranno solo a fine ottobre. Non sono state distribuite ancora le mascherine per tutti: il governo aveva promesso la fornitura di 11 milioni di mascherine al giorno, gratis. Mancano in molti casi anche gli spazi, e non è possibile sempre mantenere la distanza di almeno un metro tre le rime buccali prevista dalle linee guida del ministero. Per questo in alcune scuole i docenti hanno invitato gli alunni a indossare il dispositivo di protezione anche al banco, regola non prevista dal ministero dell'Istruzione, secondo le indicazioni del Cts.

E i disagi sono stati tangibili per gli studenti, che in molti casi sono stati costretti ad adattarsi, svolgendo provvisoriamente attività in condizioni diverse da quelle che si aspettavano, come accaduto per esempio il primo giorno di scuola in un istituto elementare di Genova, dove i ragazzi ha utilizzato le sedie come banchi e si sono inginocchiati per terra. La foto, scattata in una delle classi della scuola Maria Mazzini, ha suscitato scalpore e indignazione, tra politici e genitori.

Troppe incertezze, anche per il protocollo che scatterebbe in classe qualora uno studente fosse un sospetto positivo: la Asl competente valuterà caso per caso se sarà necessario o meno mandare in quarantena anche i compagni e i docenti; ma la ministra Azzolina ieri sera ha chiarito che la classe andrà in quarantena solo nel caso in cui venisse accertata una positività al virus, e non se il ragazzo è in attesa del tampone. Desta preoccupazione anche la misurazione della temperatura, che deve avvenire a casa, e non a scuola, come ha invece chiesto anche il presidente nazionale della Società italiana sistema 118, Mario Balzanelli, spiegando che "La misurazione della temperatura e la saturazione del sangue, cioè dei parametri vitali, sono compiti istituzionali, non possono essere in carico alle famiglie". Senza termoscanner all'ingresso delle strutture il controllo della febbre è così lasciato alla responsabilità individuale. E così molte famiglie non si fidano, e cercano un modo alternativo per garantire l'istruzione ai propri figli, ma nello stesso tempo per proteggerli dai rischi.

Cosa è l'homeschooling e come funziona

Una soluzione secondo molte famiglie sarebbe ‘l'homeschooling' o ‘istruzione parentale'. In rete, nelle chat dei genitori, in tanti cercando informazioni, e sono attratti da questa forma di scuola ‘domestica', magari in piccoli gruppi. Sul sito del ministero dell'Istruzione è definita "Un’alternativa alla frequenza delle aule scolastiche": in pratica la famiglia può scegliere di occuparsi direttamente dell'educazione dei figli, o può delegare questo compito ad altre persone da loro scelte. Si legge ancora sul sito: "I genitori qualora decidano di avvalersi dell’istruzione parentale devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola più vicina un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica o economica per provvedere all’insegnamento parentale. Il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza" (Decreto legislativo 25 aprile 2005, n. 76, art 1, comma 4). Per valutare che il livello di istruzione previsto per il minore sia stato raggiunto il ragazzo dovrà poi sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo, in qualità di candidato esterno, presso una scuola statale o paritaria.

Più recentemente, con il decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 62 (art.23), è stato stabilito che in caso di istruzione parentale, i genitori dello studente, cioè coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta poi a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. Il compito di controllo spetta non soltanto il dirigente della scuola, ma anche al sindaco.

Prima dell'emergenza sanitaria di questa forma alternativa d'istruzione si parlava pochissimo. Nell'anno scolastico 2014/2015 meno di mille studenti della scuola primaria e secondaria hanno ricevuto questo tipo di educazione. I dati non ufficiali relativi al 2016/2017 parlano di circa 1300 ragazzi che hanno studiato in casa. Negli Stati Uniti "i ragazzi educati a casa sono 2 milioni, in Inghilterra 70mila, in Canada 60mila, in Francia 3mila, in Spagna 2mila. In Italia non si hanno statistiche definitive, ma le famiglie che rifiutano la scuola sono all'incirca un migliaio.

Cosa ne pensano i genitori

Nelle chat sui social qualcuno sta già prendendo informazioni, ma non tutti sembrano d'accordo. Un utente scrive: "La scuola insegna a stare in una comunità, anche con quelli che non ti sei ‘scelta', a convivere con le differenze, sociali, culturali, ecc.., ad affrontare le difficoltà ( eh sì.. come in questo periodo ) nessun ‘piccolo gruppo' potrà sostituire queste funzioni": E ancora: "Se non ci sono motivi di salute gravissimi e comprovati credo che l'homeschooling sia una scelta limitante e nociva per lo sviluppo del bambino. La scuola è comunità e socialità, educazione alle differenze ed alla convivenza non solo didattica".

Gli fa eco un altro genitore: "I ragazzi non si possono toccare ma possono parlare comunque si vedono. Insomma io penso che sia importante andare a scuola, poi che possano organizzarla male e via dicendo non è in discussione, ma purtroppo in generale la scuola mi sembra sia organizzata a prescindere dal Covid sempre peggio…". Chi è a favore di questa forma di educazione casalinga scrive: "Rientrare in quel modo penso che per i bambini sia, non dico un trauma, ma una delusione. Se mi devo aspettare il richiamo della maestra perché ha abbracciato l'amichetto dopo 6 mesi che non lo vede non mi piace, la classe completamente spoglia di tutti i materiali, libri e giochi. Ricreazione lontani di corsa si mangia la merenda e si devono rimettere la mascherina".

La psicoterapeuta Elisa Pasquali: "Lo sconsiglierei"

Abbiamo chiesto a Elisa Pasquali, psicoterapeuta, un parere sull'educazione parentale: "Penso non si debba demonizzare a priori questo metodo formativo. Anche se in Italia non è molto conosciuto, in realtà è utilizzato già da parecchi anni soprattutto dalle famiglie più benestanti, che per i propri figli decidono di attivare una formazione ad hoc, più esperienziale. Il fatto che adesso se ne stia parlando così tanto probabilmente è anche una risposta ansiosa da parte dei genitori alla pandemia, che istintivamente vorrebbero proteggerli dalle relazioni sociali", ha spiegato l'esperta.

"Se il ruolo della scuola è quello di formare ‘giovani menti', preparandole così al mondo del lavoro, insegnando loro a pensare e agire e a vivere le relazioni sociali nel miglior modo possibile, l'educazione parentale, anche quella organizzata da più famiglie per piccoli gruppi di bambini, non sempre riesce a raggiungere questi obiettivi. Quel che è certo è che toglie tutta la componente sociale e relazionale che invece è fondamentale per lo sviluppo dei ragazzi. Se l'homeschooling vuole essere una risposta a una situazione emergenziale come quella che stiamo vivendo per il Covid, rischia al contrario di diventare una modalità pericolosa soprattutto per i bambini molto piccoli, per i quali le relazioni con i pari, il confronto con le insegnanti, sono una vera e propria palestra. Quello che un bambino impara nella relazioni con gli altri un in ambiente scolastico e non familiare non lo può imparare a casa con i propri genitori. Non si impara per esempio a gestire le dinamiche più conflittuali che possono nascere in un gruppo più variegato come quello della classe. Quindi, al di là del mero aspetto dello studio (ciò che si impara a casa può anche sostituire quello che i bambini imparerebbero in classe sui libri) c'è un livello, più profondo, che non può essere ignorato".

"Chiaramente ci possono essere – ha sottolineato la dottoressa Pasquali a Fanpage.it – delle situazioni in cui l'educazione parentale è assolutamente necessaria, ed è l'unica formazione scolastica che i bambini possono ricevere – penso ai casi dei bimbi immunodepressi, per i quali può essere preferibile in questo periodo essere meno esposti al contatto con i coetanei – ma è pericoloso, per le ricadute sulle relazioni sociali, trasformare l'homeschooling in una modalità comune. In generale insomma non lo consiglierei ai genitori".