Dal 7 gennaio, allo scadere del decreto Natale del 18 dicembre che ha stabilito per tutto il periodo delle feste la colorazione in rosso nei festivi e prefestivi, e la colorazione in arancione per i giorni feriali, tornerà il modello della suddivisione in zone. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di fine anno: "Continueremo col sistema per fasce. Se queste fasce ci daranno l'effetto di tenuta del sistema le manterremo. Se rischiano di compromettere il risultato positivo dovremmo operare dei ritocchi, ma il sistema resterà questo”.

L'orientamento del governo è stato confermato anche dalla sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa: "Il 7 gennaio si ricomincia con la normale colorazione, giallo, arancione e rosso, sulla base delle misurazioni illustrate ogni settimana e che tutti conoscono, a partire dalle Regioni". È probabile che dopo il 6 gennaio la gran parte del Paese sarà giallo. Se il colore prevalente delle Regioni sarà quello della fascia di rischio più basso significherà che dopo il 15 gennaio non ci sarà più lo stop agli spostamenti da una Regione all'altra, scattato dallo scorso 21 dicembre.

Ma cosa succederà dopo il 15 gennaio, quando non sarà più in vigore il dpcm dello scorso 3 dicembre? Il provvedimento aveva confermato per tutto il mese scorso il coprifuoco nazionale dalle 22 alle 5, e questa misura, come ha detto il ministro della Salute Speranza, resterà anche dopo il 15 gennaio. Oltre al divieto di circolazione notturna resterà anche l'obbligo di indossare le mascherine sia all'aperto sia al chiuso, e la regola del distanziamento sociale di almeno un metro. Sarà confermato anche il divieto di assembramenti, e i sindaci potranno sempre chiudere strade e piazze per evitare che si crei folla per lo shopping o per la movida.

Del resto l'Istituto superiore di sanità ha già fatto sapere che dopo questo periodo di feste si teme una rapida risalita dei contagi, per via degli spostamenti di persone che nonostante le tante restrizioni caratterizzano il periodo, complici anche le occasioni di socialità che durante le vacanze di Natale si intensificano. Secondo l'ultimo report Iss è previsto infatti un "aumento rilevante della trasmissione di Sars-CoV-2″.

Un nuovo monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità il prossimo 5 gennaio servirà al ministero a riorganizzare la nuova categorizzazione delle Regioni in base alle diverse fasce di rischio. Gli esperti hanno già messo sotto osservazione sei Regioni, e cioè Veneto, Calabria, Basilicata, Liguria, Puglia, Lombardia, in cui il virus circola maggiormente: si parla di un indice di trasmissione Rt superiore o pari a 1. Non è pensabile abbassare la guardia, per cui Veneto, Liguria e Calabria potrebbero restare in zona rossa, mentre Lombardia e Puglia potrebbero ritrovarsi in zona arancione dopo l'Epifania. Del resto ieri il tasso di contagi, cioè il calcolo dei nuovi casi rispetto al numero di tamponi effettuato, è salito 14,1%.

Per questo, con la campagna di vaccinazione partita da pochi giorni, è necessario non mandare sotto stress il sistema sanitario. Anche perché dal 7 gennaio ripartirà la scuola in presenza anche per le superiori: nella prima settimana però potrà tornare in classe il 50% degli studenti; poi, probabilmente dal 18 gennaio, tornerà in classe il 75% della popolazione studentesca. Il tutto dopo aver potenziato i mezzi pubblici – 300 milioni le risorse stanziate per pagare le corse aggiuntive – e aver organizzato ingressi scaglionati fino alle 10.

Cosa cambierà per bar e ristoranti

Bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie, devono chiudere alle 18, anche in zona gialla. Dopo quell'orario possono offrire solo un servizio a domicilio o l'asporto, con il divieto però di consumare cibi e bevande nei pressi del locale. Il governo è intenzionato a mantenere quest'orario di chiusura, per scoraggiare le uscite serali. Ma la Fipe, Federazione pubblici esercenti, chiede di rivedere questa norma per aiutare un settore già in affanno. Dopo il 15 gennaio rimarrebbe l'obbligo di sedersi al tavolo in massimo 4 persone, esclusi i conviventi.

Cosa cambierà per i negozi

I negozi al momento possono chiudere alle 21. Ma quando scadrà l'attuale dpcm tornerà probabilmente l'orario normale, e saranno aperti fino alle 19 o alle 20. Non ci saranno invece novità per i centri commerciali, che resteranno chiusi nei festivi e prefestivi anche dopo lo scadere del decreto Natale e del dpcm. In zona rossa per adesso restano chiusi i negozi di calzature per adulti, le gioiellerie, i negozi di abbigliamento. Chiusi i centri estetici e aperti i parrucchieri. Sempre aperti farmacie, supermercati, edicole, tabaccai. In zona arancione e gialla invece sono aperti tutti gli esercizi commerciali.

Cosa cambierà per il mondo dello sport

Possibili novità in arrivo per lo sport. Il ministro Spadafora ha annunciato infatti che a gennaio potrebbero riaprire palestre e piscine. "Penso sia possibile, seppur con alcune limitazioni, riaprire palestre, piscine e centri di danza entro la fine di gennaio", ha dichiarato nei giorni scorsi. Gli allenamenti potrebbero ripartire anche al chiuso quindi, ma non ci saranno lezioni di gruppo. Continueranno a essere vietati gli sport da contatto. Si potrà invece svolgere attività sportiva e motoria all'aperto, in forma individuale, e nel rispetto del distanziamento sociale.

Per quanto riguarda invece gli impianti di sci, dopo il parere contrario del Cts al piano presentato dalle Regioni alpine, arrivato lo scorso 23 dicembre, sono state gli stessi governatori a chiedere di rinviare al 18 gennaio l'eventuale apertura, prevista in un primo momento il 7 gennaio.

Cosa cambierà per i trasporti

Sui mezzi pubblici al momento è fissata la soglia massima del 50% della capienza. E questa probabilmente non cambierà.

Cosa cambierà per cinema, teatri e musei

È molto probabile che cinema e teatri per il momento non tornino a essere operativi. Ci sono invece più possibilità per musei e mostre, che presto, anche subito dopo il 15 gennaio, potrebbero accogliere nuovamente i visitatori, anche se con ingressi contingentati.