Una norma “discriminatoria”, che rischia di penalizzare nei concorsi pubblici i più giovani e chi ha meno possibilità economiche. A essere contestato è l’articolo 10 dell’ultimo decreto Covid, che introduce prove semplificate per l’accesso ai concorsi pubblici. Il problema, sottolineato dal deputato del Movimento 5 Stelle, Manuel Tuzi, in un’interrogazione parlamentare presentato al ministro della Pa, Renato Brunetta, riguarda in particolare alcune novità introdotte dal decreto. Il rischio è che vengano saltate le prove preselettive, sostituite da una valutazione dei titoli e delle esperienze lavorative pregresse: condizioni che penalizzano i più giovani, magari neo-laureati, o chi non ha avuto la possibilità di iscriversi, per esempio, a un master.

Le norme sui concorsi pubblici del decreto Covid

Il decreto Covid introduce alcune norme per accelerare lo svolgimento delle prove (e di conseguenza le assunzioni) per l’ingresso nella pubblica amministrazione. Tra le modalità semplificate ci sono quelle previste dal comma c), che introduce la possibilità di ricorrere a una “fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle successive fasi”. Una norma che sembra aprire la strada alla cancellazione delle prove preselettive, rischiando per esempio di penalizzare – in un concorso in cui la laurea non è richiesta – chi ha solo un diploma, escludendolo indipendentemente dallo studio e dalla preparazione. Motivo per cui proprio Tuzi ha presentato questa interrogazione, come spiega lui stesso a Fanpage.it: “Stiamo chiedendo chiarimenti, vogliamo sapere qual è la corretta interpretazione della norma, comprendendo come e fino a quando valga”.

C’è poi un altro aspetto, quello riguardante il punteggio finale: “I titoli e l’eventuale esperienza professionale, inclusi i titoli di servizio, possono concorrere alla formazione del punteggio finale”, si legge nel decreto. Il criterio dell’esperienza professionale rischia di penalizzare chi è più giovane e quindi parte da un punteggio minore: per poter competere, dunque, potrebbe servire un punteggio più alto, avendo da scontare una sorta di handicap dovuto alla minore età e, conseguentemente, alla minore esperienza lavorativa. La norma inserita nel decreto è stata creata “per l’emergenza pandemica, ma in realtà riguarda tutti i concorsi” potenzialmente, come spiega Tuzi. Con queste modalità potrebbe essere “stravolta la prova preselettiva che comunque dà una possibilità uguale a tutti, mettendo tutti sullo stesso piano”. Cosa che con questa modalità potrebbe non avvenire più.

Tuzi: norma su concorsi può penalizzare giovani

La norma rischia di penalizzare i giovani, come spiega ancora Tuzi: “Questa nuova modalità fa una valutazione per titoli, prima di un eventuale scritto e orale. Cosa che prima non avveniva, prima chiunque poteva partecipare. Un’altra problematica è che viene inserita nella norma la possibilità di agire retroattivamente, anche per quei concorsi già in essere che non si sono svolti per la pandemia e si terranno nei prossimi mesi. Il grosso problema è che viene chiesto di riaprire le graduatorie, quindi causando un rallentamento e aggiungendo questa modalità per cui gente che è iscritta e ha studiato oggi si trova a rischiare di essere esclusa”. Si tratta, quindi, di una norma “discriminatoria per un paio di motivi: il primo è che va a colpire i giovani, neolaureati, che hanno meno possibilità di avere esperienze lavorative. Secondo perché economicamente non tutti possono permettersi un percorso di laurea oggi, di specializzazione o di master, per motivi economici. Prima la preselettiva metteva tutti sullo stesso livello”.

L'interrogazione di Tuzi: discriminazioni inaccettabili

Il Movimento 5 Stelle sta quindi chiedendo chiarimenti attraverso questa interrogazione, tanto che Tuzi riporta alcune segnalazioni ricevute secondo cui questo nuovo meccanismo potrebbe essere applicato già sui 2.800 posti messi a concorso al Sud, recependo l’abolizione della prova preselettiva. Nulla di confermato, per il momento, ma solo un’interpretazione da chiarire. “Ho ricevuto centinaia di commenti e richieste di aiuto, soprattutto da parte dei ragazzi che stanno studiando da mesi e magari possono trovarsi esclusi a prescindere perché sono cambiate le regole in corso”, sottolinea il deputato pentastellato. Il decreto Covid, in questi giorni, potrebbe passare all’esame del Senato. Si sta quindi già lavorando per un’eventuale riformulazione della norma sui concorsi: “Stiamo lavorando agli emendamenti per evitare discriminazioni inaccettabili, soprattutto in questo momento di pandemia”, sottolinea Tuzi. Fase in cui lo Stato non può essere “assente” verso i propri giovani sempre più in difficoltà e tra i più penalizzati nel mondo del lavoro: “Se lo Stato è assente e non ascolta e valorizza i propri giovani, allora è l’esempio eclatante di quello che non si deve fare”.