"Sono loro stasera i migliori che abbiamo?" cantava Fabrizio De Andrè nella canzone "Giugno '73". La trattativa per ultimare la squadra di governo è terminata ieri sera. L'accelerazione è stata chiesta dal presidente del Consiglio Draghi, che avrebbe intimato ai partiti di fare in fretta. Solo così le forze della maggioranza sono riuscite a superare l'impasse e a chiudere le liste. Risultato: 39 sottosegretari, 19 donne e 20 uomini, tutti espressi dai partiti, tranne l'ex capo della Polizia Franco Gabrielli che ha avuto la delega ai Servizi, sostituendo l'ambasciatore Pietro Benassi, in carica solo per pochi giorni (L'ex presidente del Consiglio Conte aveva invece mantenuto per per sé la delega per quasi tutta la durata del suo mandato).

Ma le sorprese, soprattutto quelle negative, sono state tante. E l'impalcatura generale presenta più di qualche crepa. Eppure il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per uscire dalla crisi di governo, aveva rivolto un appello alle forze politiche in Parlamento affinché conferissero una fiducia a un esecutivo "di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica", per poter affrontare "con tempestività" l'emergenza sanitaria ed economica causata dal Covid. Qualcosa poi nel criterio di scelta deve essersi inceppato.

È questo il governo "di alto profilo" chiesto da Mattarella?

Cominciamo dalla scelta dei sottosegretari della Lega. Due sono i nomi fra gli altri che saltano all'occhio: quello di Stefania Pucciarelli, nuova sottosegretaria alla Difesa, e quello di Rossano Sasso, chiamato all'Istruzione. Della prima ricordiamo le polemiche che seguirono l'incarico assegnatole durante il governo Conte 1, quando divenne presidente della Commissione diritti umani. Pochi giorni prima sulla pagina Facebook campeggiava l'immagine di una ruspa che buttava giù un campo nomadi a Castelnuovo Magra (La Spezia), e la senatrice aveva aggiunto queste parole: "Un altro passo avanti per ristabilire la legalità". La sua ideosincrasia per i rom si accompagna ad una manifesta avversione verso altri gruppi etnici. A giugno 2017 aveva apposto un ‘like' al commento di un utente su Facebook: "La prima casa agli italiani, agli altri un forno gli darei". Per spegnere le critiche era stata costretta a giustificarsi così: "Il mio mi piace ad esso è frutto di una mia distrazione. Non ho letto interamente il contenuto del commento. E ho messo ‘mi piace’ con leggerezza. Di questo mi scuso, e prendo doverosamente le distanze da simili affermazioni. I forni sono un triste ricordo del passato che nessuno, tantomeno io, intende restaurare".

Poi nell'ottobre 2019 un nuovo scivolone: dopo aver fatto un viaggio in treno da La Spezia a Torino si era lamentata per la presenza di stranieri nella sua carrozza: "Unica italiana in un vagone di stranieri privi di biglietto. Grazie Pd. Grazie Renzi. E ora grazie a Giuseppi e ai 5S". Adesso dovrà rimanere con i nervi saldi, perché dovrà avere a che fare proprio con chi ironicamente ringraziava poco più di un anno fa. In quell'occasione i pentastellati la giudicarono "inadeguata" per quel ruolo di presidente di Commissione per i diritti umani in Senato, visto che le sue dichiarazioni suscitavano "grande imbarazzo". Non avevano potuto far nulla per rimuoverla però perché secondo il regolamento la presidente della Commissione non può essere sfiduciata. Non proprio un inizio rassicurante.

Ma veniamo al suo collega, il leghista Sasso. Il deputato barese aveva partecipato nel 2018 a un flash mob contro i migranti a Castellaneta Marina, in provincia di Taranto. La protesta era stata organizzata dopo l'arresto di un marocchino per violenza sessuale ai danni di una 17enne. Per il parlamentare lo straniero era un "bastardo irregolare sul nostro territorio". Cinque mesi dopo il tribunale di Taranto lo assolse con formula piena, ma il leghista dimenticò di scusarsi. Sasso è stato scelto come sottosegretario all'Istruzione. Per un'ironia della sorte il deputato, che nella vita è insegnante, ha fatto una gaffe non da poco sui social appena pochi giorni fa: convinto di citare Dante, inconsapevolmente aveva solo scritto sul suo profilo una frase di una versione della Divina Commedia a fumetti apparsa su Topolino, in un albo di settanta anni fa: "Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto" è un verso che appare ne "L'Inferno di Topolino" (testo di Guido Martina e disegni di Angelo Bioletto) in cui il famoso topo della Disney vestiva per l'occasione i panni del poeta toscano. La frase nel testo della Divina Commedia non esiste.

Anche per i Beni culturali la nomina non sembra azzeccata. Non c'era proprio nessuno di meglio di Lucia Borgonzoni per il dicastero della Cultura? Stiamo parlando della stessa esponente leghista che quando tre anni fa venne scelta per lo stesso ruolo annunciò candidamente: "Non leggo un libro da tre anni, l'ultimo è stato Il Castello di Kafka…", limitandosi a fare questa promessa: "magari adesso andrò di più al cinema e al teatro".

Il Pd perde colpi e poltrone

Ma la Lega è riuscita a piazzare all'Interno anche Nicola Molteni, che si era impegnato in prima persona nella stesura dei decreti Salvini. Per questo il Pd aveva cercato di stoppare la sua nomina, senza riuscirci. I dem avrebbero voluto contare almeno su un contrappeso, con la riconferma di Matteo Mauri, cioè colui che durante il governo Conte 2 aveva lavorato perché i decreti Sicurezza venissero superati. La battaglia del Viminale è stata persa dal Pd, che non potrà quindi contare su una sua ‘sentinella', con il rischio quindi che si facciano passi indietro sul tema immigrazione.

Ma questa non è l'unica sconfitta che il Pd dovrà digerire. Zingaretti ha cercato di placare le lamentele arrivate dalle donne dem per il mancato rispetto del principio della parità di genere nella scelta dei ministri, cercando di assicurare, almeno per il ruolo di vice, la presenza di donne al governo. Il Pd piazza 5 donne su 6 posti, ma la batosta è evidente se si guardano i numeri: si era parlato infatti di 7 poltrone per i dem, che oltre all'Interno perdono anche Editoria che da Andrea Martella passa all'azzurro Giuseppe Moles. Dopo "o Conte o voto" il Pd si è trovato a sostenere il governo Draghi, e pur avendo affermato "mai al governo con la Lega" ora Zingaretti si ritrova a discutere con Matteo Salvini del programma di governo. La nomina sottosegretari è solo l'ultima delle disfatte collezionate dal partito.

Alla Giustizia l'avvocato di Berlusconi

Non è da poco nemmeno la scelta dei sottosegretari alla Giustizia. Oltre ad Anna Macina (M5s), per questo ruolo è stato indicato Francesco Paolo Sisto, deputato azzurro che insieme a Niccolò Ghedini difende Silvio Berlusconi nel processo escort. È stato anche grazie a lui che il Cavaliere non si è presentato il 22 gennaio scorso a Bari per l’udienza del processo, rinviata per le cattive condizioni di salute dell'ex premier. Pochi giorni dopo però Berlusconi ha intrapreso un viaggio per Roma per incontrare durante le consultazioni Mario Draghi. Ma Sisto è anche la stessa persona che in occasione delle dimissioni di Armando Siri, per via dell'indagine per corruzione a suo carico, si sfogò in Aula: "Il Paese è nelle mani della magistratura. Le Procure decidono la composizioni del governo, questo è un attacco alle istituzioni. Ce ne rendiamo conto? Sveglia, sveglia".

Iv: dal passo indietro al passo di lato

Nel quadro generale stona certamente il ritorno di Teresa Bellanova (come viceministra sotto Giovannini) e di Ivan Scalfarotto (al Viminale) non tanto per le due figure in sé, quanto perché il loro ritorno sancisce la chiusura del cerchio: con Elena Bonetti alla guida della Famiglia i rappresentanti di Italia viva al governo sono tornati tutti al loro posto. Solo – nel caso di Bellanova e Scalfarotto – hanno dovuto cedere un po' di potere, facendo un passo di lato.

Ma sembrano ormai lontani i tempi in cui Renzi, e i renziani con lui, rivendicavano urbi et orbi la rinuncia alle poltrone per il bene del Paese. Il sacrificio è durato solo qualche settimana. Ora nel nuovo esecutivo ci sono esattamente gli stessi esponenti di Italia viva, i protagonisti della crisi di governo di cui Renzi è stato regista. Il leader di Iv sembrava irremovibile: "A me del cambio di governo interessa zero. Il problema non è come si cambia il Governo, ma come si affronta questa pandemia. Non ci frega nulla delle poltrone, ma non si buttino via i soldi che non torneranno mai più". E ancora nella sua e-news scriveva: "Se avessimo voluto le poltrone avremmo trovato facilmente un accordo. Noi le poltrone le lasciamo, non le chiediamo. La politica è servizio: sono così orgoglioso della nostra diversità rispetto agli altri". Dopo essersi dimenticato del Mes ora Renzi sembra essersi dimenticato anche dell'irrilevanza dei posti di comando.

Il Sud ancora penalizzato

Una delle questioni emersa dopo che il premier Draghi aveva reso noto l'elenco dei ministri era stata la scarsissima presenza di politici provenienti dal Sud. Non un problema da poco, visto che il principale scopo dell'azione di questo governo sarà quella di gestire le ingenti risorse del Recovery fund, un modo per far ripartire il Paese, ma in particolare le aree più disagiate. Quelle del Mezzogiorno appunto. E però non è sembrato opportuno che a occuparsi dei 209 miliardi fossero proprio rappresentanti di quelle aree.

Anche questa volta i sottosegretari che provengono dal Sud sono la minoranza, 16 su 39: per la Presidenza del Consiglio c'è la calabrese Dalila Nesci, M5S (Sud e coesione territoriale); la senatrice di Barletta Assuntela Messina, Pd (Innovazione tecnologica e transizione digitale); il campano Vincenzo Amendola, Pd (Affari europei), Giuseppe Moles, FI(Informazione ed editoria), di Potenza; agli Esteri riconfermato il siciliano Manlio Di Stefano; agli Interni Carlo Sibilia, M5S, di Avellino; alla Giustizia due baresi, Anna Macina, M5S, e Francesco Paolo Sisto, Forza Italia; il nisseno Giorgio Mulè, Forza Italia, alla Difesa; la sarda Alessandra Todde, M5S è stata nominata viceministra allo Sviluppo economico; la pugliese leghista Vannia Gava è alla Transizione ecologica; la Puglia è rappresentata anche da Teresa Bellanova (Infrastrutture); sempre sotto il ministro Giovannini c'è Giancarlo Cancelleri, M5S, di Caltanissetta; di Brindisi è la sottosegretaria al Lavoro Rossella Accoto, M5s; siciliana è Barbara Floridia, M5s, all'Istruzione; e sempre con il ministro Bianchi lavorerà il barese Rossano Sasso, Lega.