Non era difficile immaginare che la battaglia sul disegno di legge Cirinnà in materia di unioni civili si spostasse dal piano politico a quello della tattica parlamentare. La partita, a meno di intese in extremis, si gioca dunque soprattutto dal punto di vista procedurale: da una parte il fronte contrario al ddl Cirinnà che ha presentato oltre 5mila emendamenti, dall’altra il PD e il suo supercanguro, in mezzo il Presidente del Senato Pietro Grasso, cui spetterà la parola decisiva.

Proviamo a capirci qualcosa in più. Dopo la bocciatura delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e di quelle sospensive, sono cominciate le trattative fra i due schieramenti. I “pro Cirinnà” chiedevano all’opposizione di ritirare gran parte degli emendamenti e di cessare con la pratica ostruzionistica; l’opposizione si dichiarava disponibile a patto che fosse ritirato il “supercanguro” del senatore del Partito Democratico Marcucci.

Di che si tratta? Cominciamo col dire che il “supercanguro” c’entra poco col “canguro”. Quest’ultimo, con la sua “regola” divenuta celebre durante la discussione del ddl Costituzionale Renzi – Boschi, è il nome con il quale si definisce il diritto, da parte del Presidente dell’Assemblea, di “di “accorpare” una serie di emendamenti simili, indire il voto su un emendamento “base” ed eventualmente dichiarare decaduti gli altri”. È, come vi abbiamo spiegato in questa scheda, “la votazione delle parti comuni degli emendamenti con conseguente effetto preclusivo sugli emendamenti successivi in caso di reiezione”, facoltà che rientrerebbe tra le prerogative del Presidente del Senato, alla luce del combinato disposto degli articoli 100 comma 8 (“Il Presidente può stabilire, con decisione inappellabile, la inammissibilità di emendamenti privi di ogni reale portata modificativa e può altresì disporre che gli emendamenti intesi ad apportare correzioni di mera forma siano discussi e votati in sede di coordinamento”) e 102 comma 4 (“Il Presidente ha facoltà di modificare l’ordine delle votazioni quando lo reputi opportuno ai fini dell’economia o della chiarezza delle votazioni stesse”) del regolamento del Senato”.

Il “supercanguro” è invece un emendamento premissivo, che, se approvato, taglierebbe l’intera discussione sugli emendamenti nel merito della legge. C’è però più di una obiezione all’utilizzo di tale strumento, autorizzato da Grasso nella discussione dell’Italicum (quando passò il supercanguro presentato da Stefano Esposito, sempre del PD): tecnicamente gli articoli premissivi dovrebbero limitarsi a esporre principi generali, indirizzi e dichiarazioni di intento, mentre in questo caso si tratta di un emendamento che sussume l’intera legge.

Se la Presidenza dovesse in ogni caso autorizzare il “supercanguro”, l’opposizione potrebbe ricorrere alla sua “ultima chance”: chiederne lo “spacchettamento”, ovvero il voto sui singoli articoli. Il “supercanguro spacchettato” dovrebbe essere votato articolo per articolo e l’opposizione spera di poter mandare sotto la maggioranza sull’articolo 3 disciplina i diritti e doveri delle coppie che contraggono unioni civili e l’articolo 5, sulla stepchild adoption. Una ipotesi di questo tipo vede la netta contrarietà della stessa Monica Cirinnà, che insiste sul "carattere unitario" del provvedimento: è chiaro che un eventuale spacchettamento aprirebbe la strada alla possibilità di un azzoppamento della legge, proprio in aspetti giudicati essenziali, come la stepchild adoption.