Ceuta, Oscar Camps (Open Arms): “Fallimento europeo, frontiere sono strumento di pressione politica tra Stati”

Lo spostamento di massa a piedi e a nuoto attraverso il confine tra Marocco e Ceuta, exclave spagnola, da parte di migliaia di migranti, ha portato alla morte di almeno 57 persone, i cui corpi sono stati recuperati in mare. Una tragedia umanitaria. I numeri sono impressionanti: si calcola che circa 50mila persone sono entrate a Ceuta in questi giorni, una cifra pari al 70% della popolazione dell'exclave spagnola. Secondo il ministero dell'Interno spagnolo, oltre 48.300 dei circa 50mila migranti entrati nel territorio spagnolo avrebbero già fatto rientro in Marocco, con rimpatri spontanei. Ma l'emergenza continua.
Il governo Meloni ha attribuito le responsabilità della crisi alla gestione del premier Sanchez, aprendo una crisi diplomatica con Madrid. Come misura di sicurezza, l'esecutivo ha stabilito, per la durata di un mese, la chiusura delle frontiere marittime e aeree con la Spagna. Il Viminale ha spiegato che la polizia di frontiera effettuerà verifiche "mirate e selettive" nei confronti di cittadini di Paesi terzi per verificare il possesso dei documenti idonei a circolare, secondo le norme dell'accordo Schengen. Mentre nessuna restrizione è prevista per chi dall'Italia si reca in Spagna.
Ma come si spiega quello che sta succedendo a Ceuta? Secondo Oscar Camps, fondatore di Open Arms, le responsabilità di questa gravissima crisi migratoria vanno ricercate unicamente a Bruxelles e nelle sue fallimentari politiche migratorie.

Il governo spagnolo ha spiegato che quello che sta succedendo è l’effetto di una sentenza del Tribunale Supremo che vieta il rimpatrio di quanti raggiungono la costa a nuoto, e che sarebbe stata sfruttata dalle mafie locali. È così?
Attribuire la crisi a una sentenza giudiziaria significa semplificare il problema: una decisione che garantisce diritti non può essere presentata come la causa della tragedia. La causa di fondo resta la stessa che denunciamo da anni: l'assenza di vie legali e sicure, e una politica migratoria che spinge migliaia di persone a rischiare la vita in mare perché non esiste altra alternativa.
C’entra in qualche modo il governo marocchino? L’ambasciatrice del Marocco in Spagna ha assicurato che la crisi migratoria non voluta dal Regno del Marocco. È credibile che gli attraversamenti si siano verificati senza l’avallo delle autorità marocchine?
È difficile sostenere che un movimento di tale portata avvenga senza alcuna tolleranza da parte delle autorità marocchine nella zona di frontiera, come già accaduto nel 2021. Ma è esattamente questo che denunciamo da anni: la gestione delle frontiere è diventata uno strumento di pressione politica tra Stati, e le persone migranti sono quelle che pagano il prezzo di questo braccio di ferro.
Ceuta è un fallimento tutto europeo?
Sì. Il problema non nasce a Ceuta né in Marocco: nasce a Bruxelles, nella decisione di esternalizzare la gestione migratoria invece di costruire una politica comune basata su vie legali e responsabilità condivisa. Ciò che vediamo a Ceuta è la conseguenza di quella decisione, non un'anomalia isolata.
Il Governo italiano ha deciso di sospendere temporaneamente il regime di libera circolazione previsto da Schengen nei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna, reintroducendo i controlli di frontiera nei confronti di cittadini di Paesi terzi. Ma c’entra qualcosa quell’accordo con l’attraversamento di migliaia di migranti della frontiera tra Marocco e Spagna?
Tecnicamente no. Ceuta e Melilla non hanno mai fatto pienamente parte dello spazio Schengen: la Spagna ha mantenuto un'eccezione per queste città quando ha aderito all'accordo, proprio per gestire il loro rapporto di frontiera con il Marocco. Minacciare di sospendere Schengen per ciò che accade in una frontiera che non appartiene nemmeno a quello spazio è, più che una risposta giuridica, un gesto politico rivolto all'elettorato interno. Va inoltre ricordato che, tra il 2021 e il 2026, secondo Frontex, sono entrate irregolarmente attraverso l'Italia 478mila persone, mentre in Spagna sono state 234mila.
Tajani ha anche detto che questa situazione è colpa del governo spagnolo e della recente procedura straordinaria di regolarizzazione dei migranti. Possiamo spiegare che Sanchez ha fatto semplicemente una regolarizzazione dando il permesso di soggiorno a 500mila migranti che già vivono e lavorano in Spagna, come del resto ha fatto l’Italia in passato durante i governi Berlusconi?
Il governo spagnolo ha approvato una regolarizzazione straordinaria che consente di ottenere il permesso di soggiorno e di lavoro alle persone che vivono e lavorano già in Spagna da prima della fine del 2025: è la settima regolarizzazione di questo tipo dal 1986, non una misura eccezionale nella storia migratoria spagnola. Presentare la regolarizzazione come causa della crisi a Ceuta ignora che si tratta di due fenomeni distinti: una cosa è dare i documenti a chi è già integrato nel mercato del lavoro, un'altra, ben diversa, è la gestione dei nuovi arrivi alla frontiera.